Giuva 160115142944
Cronaca
16 Maggio Mag 2018 1622 16 maggio 2018

Caso Uva, chieste condanne per agenti e carabinieri

Per il pg di Milano, lo stress che fu «tra le cause, insieme a una patologia cardiaca» della morte dell'operaio «fu provocato dalle condotte illecite degli imputati». 

  • ...

Tredici anni ai due carabinieri e 10 anni e 6 mesi per sei agenti. Sono queste le richieste del sostituto pg di Milano Massimo Gaballo nei confronti degli imputati nel processo davanti alla Corte d'Assise d'appello di Milano con al centro la morte di Giuseppe Uva, avvenuta nel giugno 2008 a Varese. In primo grado i militari e i poliziotti, accusati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona aggravato, erano stati assolti.

«STRESS PROVOCATO DA CONDOTTE ILLECITE». Nel suo intervento il pg ha sottolineato che lo stress «tra le cause, insieme a una patologia cardiaca» della morte dell'operaio «fu provocato dalle condotte illecite degli imputati». Il 43enne, fermato dai militari Stefano Dal Bosco e Paolo Righetto mentre cercava di spostare delle transenne dal centro di Varese, fu portato in caserma e infine trasportato con trattamento sanitario obbligatorio all'ospedale di Circolo di Varese, dove morì la mattina successiva. Secondo Gaballo, la «costrizione fisica» a cui fu sottoposto Uva quella notte, insieme alle «lievissime lesioni riscontrate sul suo corpo», gli avrebbe provocato quella «tempesta emotiva» in seguito alla quale si sarebbe scatenato «l'evento aritmico» e da lì la morte.

«SENTENZA DI ASSOLUZIONE POCO MOTIVATA». Il sostituto pg Gaballo ha poi sostenuto che la sentenza di assoluzione del Tribunale di Varese è «poco motivata» e inoltre «i fatti sono stati riportati dal punto di vista degli imputati che, come sappiamo, non sono tenuti a dire la verità e possono mentire». La Corte in prima battuta ha respinto la richiesta che aveva avanzato la Procura generale di riaprire l'istruttoria dibattimentale in quanto, secondo Gaballo, i testi in primo grado erano stati giudicati «apoditticamente inattendibili». Su questo punto, il sostituto pg ha sostenuto che il teste Alberto Bigioggero (in carcere dal 2017 per aver ucciso il padre), che si trovava insieme a Uva la notte in cui furono fermati dai carabinieri e «che provò a telefonare prima ai soccorsi e poi al suo avvocato», ha sempre «fornito una versione identica» dei fatti e le sue «dichiarazioni sono pienamente attendibili». Fu Bigioggero a riportare la frase, che sarebbe stata pronunciata dal carabiniere Dal Bosco al momento del fermo: «Uva, proprio te cercavo!». Questa circostanza, secondo l'accusa, è «assolutamente accertata» e sarebbe la prova che i due militari quella sera «decisero di dare una lezione a Uva», per una presunta relazione sentimentale «di cui l'operaio si vantava».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso