Cucchi
Cronaca
1 Giugno Giu 2018 1554 01 giugno 2018

Cucchi bis, spuntano altri verbali falsificati

Durante l'udienza in Corte d'Assise emergono nuovi elementi e versioni concordate. E un carabiniere presente smentisce le sue dichiarazioni di tre anni fa. Ecco le novità sulla morte del giovane geometra romano.

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Verbali falsificati, anomalie, e versioni «concordate». Sono questi i nuovi elementi a carico dei carabinieri della stazione Appia emersi nel processo bis sulla morte del trentenne romano Stefano Cucchi, morto all’ospedale Pertini sei giorni dopo essere stato arrestato il 16 ottobre 2009 per detenzione di droga. Nel processo bis sono imputati cinque carabinieri: Francesco Tedesco è accusato di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità; Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità; Roberto Mandolini è accusato di falso e calunnia; mentre Vincenzo Nicolardi risponde solo di calunnia.

MANCANO LE FIRME DI CUCCHI. «Gli atti di arresto e di perquisizione sono stati redatti dal maresciallo Mandolini. Quando tornai in caserma erano stati già compilati», ha riferito l'appuntato Gabriele Aristodemo, all'epoca dei fatti in servizio alla Stazione dei carabinieri Roma Appia. Anche il verbale di perquisizione presenta anomalie. Nella copia acquisita nel 2009 non c'è la firma di Cucchi, nell'altra, acquisita nel 2015, c'è la dicitura «si rifiuta di firmare». E sul verbale d'arresto manca la firma del ragazzo.

STEFANO ERA IN BUONA SALUTE? Un altro teste, l'allievo maresciallo Gaetano Bazzicalupo, racconta: «Non ricordo di aver firmato l'atto di riconsegna di Cucchi nelle celle. Il contenuto, per la parte che mi riguarda, è falso». Su quel verbale, che invece porta la sua firma, vengono certificate le buone condizioni di salute di Stefano.

Aristodemo, ha anche ripercorso le fasi dell'arresto di Cucchi e le sue condizioni fisiche. «In caserma era normale, solo rosso sotto gli occhi. Non si lamentava di nulla. Si agitò un poco perché non voleva le manette». E aggiunge: «nessuno mi ha mai detto che quella notte oppose resistenza». Il giorno dell'udienza, invece, «notai che aveva un passo lento, parlava di meno. Quando il giudice decise la custodia in carcere, lui per reazione diede un calcio a una sedia».

GLI ALTRI CUCCHI. Da Giuseppe Uva a Federico Aldrovandi a Riccardo Magherini. Sono diversi i casi di morti violente di persone arrestate o tenute in custodia dalle forze dell’ordine che hanno dato il via a lunghi processi, con le famiglie che chiedono giustizia e hanno dato vita a battaglie giudiziarie. L’ultima sentenza è quella che assolve due carabinieri e sei agenti per la morte di Giuseppe Uva, operaio 43enne deceduto dopo essere stato fermato, ubriaco, dai militari.

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