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GIUSTIZIA
13 Giugno Giu 2018 1828 13 giugno 2018

Inchiesta sui fondi della Lega, giornalisti trattenuti in caserma

A Bolzano tre cronisti di Repubblica, Stampa e Il Fatto Quotidiano interrogati dopo gli articoli sulle indagini relative ai presunti flussi finanziari del Carroccio. La testimonianza a L43: «Una prova muscolare».

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Tre giornalisti genovesi, appartenenti a La Repubblica, La Stampa e Il Fatto Quotidiano, inviati a Bolzano per seguire l'indagine della procura di Genova sui flussi finanziari della Lega, sono stati identificati dalla Guardia di Finanza, convocati e trattenuti in caserma per tre ore per rispondere, su richiesta della procura genovese, di alcuni articoli sull'inchiesta pubblicati nella giornata del 13 giugno.

FNSI E ODG: «COMPORTAMENTO INTIMIDATORIO». Fnsi, l'Associazione ligure dei giornalisti, l'Ordine ligure dei giornalisti e il Gruppo cronisti Liguri hanno condannato, in una nota, «il comportamento intimidatorio messo in atto da magistratura e polizia giudiziaria nei confronti dei colleghi impegnati a illuminare una delle vicende più oscure di questi ultimi anni, riportando aggiornamenti importanti e di sicuro interesse pubblico su un'indagine finanziaria che riguarda riciclaggio conseguente a truffa ai danni dello Stato nel percepimento di 48 milioni di fondi pubblici». «Sorprende la scelta 'muscolare' di magistratura e polizia giudiziaria», conclude la nota, «il loro tentativo di imbavagliare l'informazione e imbrigliare la libertà di stampa»,

LA TESTIMONIANZA: «UN'AZIONE MUSCOLARE». Matteo Indice, uno dei tre giornalisti interrogati a Bolzano, ha ricostruito l'accaduto a Lettera43.it, condividendo l'aggettivo «muscolare» utilizzato per descrivere la condotta della polizia, ma respingendo la definizione di «bavaglio all'informazione». «Ci trovavamo fuori dalla sede della cassa centarle, non eravamo nemmeno entrati, quando siamo stati invitati dagli agenti a seguirli in questura». Indice ha parlato di un interrogatorio «incalzante» e «strutturato» nel quale, in assenza dei legali, i cronisti potevano avvalersi soltanto del segreto professionale. Ma, ha sottolineato il giornalista, «nel caso ci fosse contestata la violazione del segreto istruttorio per gli articoli pubblicati la strada da percorrere sarebbe stata quella dell'avviso di garanza».

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