Stadio Roma: si valuta stop progetto
Inchiesta stadio Roma
Stadio Roma: As Roma non c'entra nulla
Cronaca
13 Giugno Giu 2018 0824 13 giugno 2018

Stadio della Roma, nove arresti per corruzione

In manette il costruttore Parnasi. Secondo il Gip avrebbe stretto un accordo corruttivo con Ferrara, capogruppo del M5s in Campidoglio. E avrebbe sostenuto Lombardi nella corsa alla Regione.

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La prima pietra del nuovo stadio della Roma non è stata ancora posata, ma nove persone sono già state arrestate. Sei sono finite in carcere e tre ai domiciliari. Secondo la procura della Capitale, avevano creato un'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di politici e funzionari pubblici. Oltre ai nove arrestati, ci sono altri 16 indagati (leggi anche: Stadio della Roma, la buona notizia è Maran).

L'IMPRESA DI COSTRUZIONI MIRAVA AL M5S. Le manette sono scattate per l’imprenditore Luca Parnasi, titolare della società Eurnova che sta realizzando il progetto dello stadio, e cinque suoi collaboratori. L'obiettivo del gruppo, scrive il Gip nell'ordinanza di custodia cautelare, era «ottenere i favori del mondo Cinque Stelle» e di altre forze politiche. Ai domiciliari ci sono Luca Lanzalone, attuale presidente di Acea (società multiservizi controllata dal Comune di Roma con il 51%) e consulente della Giunta di Virginia Raggi per il dossier dello stadio; il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi di Forza Italia; e l'ex assessore regionale all'Urbanistica Michele Civita, del Partito democratico (leggi anche: Stadio della Roma, la rete di rapporti di Parnasi).

I POLITICI SOTTO INCHIESTA. Indagati il capogruppo del Movimento 5 stelle in Campidoglio, Paolo Ferrara, che si è autosospeso; il capogruppo di Forza Italia in Campidoglio ed ex presidente del municipio X (quello di Ostia) Davide Bordoni; il presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma Mauro Vaglio, candidato per il M5s al Senato ma non eletto (leggi anche: M5s, la ex Grancio: «Io cacciata per le critiche allo Stadio della Roma»).

TRATTATIVE E CONSULENZE. Ferrara, nei primi mesi del 2017, aveva partecipato alla trattativa con il gruppo Parnasi per la modifica del primo progetto dello stadio. Mentre nello stesso periodo Lanzalone aveva portato avanti una mediazione tra il Comune di Roma e la società Eurnova, che aveva comprato dalla società Sais della famiglia Papalia i terreni a Tor di Valle dove dovrebbe sorgere la nuova struttura. Quella mediazione ha portato a modificare il progetto originario, riducendo le cubature degli immobili che accompagnano l'impianto e cancellando i due grattacieli previsti inizialmente.

L'INTERO PROGETTO RISCHIA LO STOP. L'inchiesta della procura di Roma potrebbe adesso portare allo stop dell'intero progetto. Il 12 giugno è scaduto il termine per presentare eventuali osservazioni ed è stata fissata la scadenza per le controdeduzioni, con un tempo limite di 30 giorni. Mentre per metà luglio è attesa la delibera che il Comune dovrebbe inviare alla Regione Lazio per l'ok definitivo (leggi anche: Stadio della Roma, la storia del progetto).

Fatture fittizie e assunzioni

Secondo l'accusa, il gruppo Parnasi "foraggiava" politici e pubblici ufficiali con soldi in contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni e consulenze. Un metodo corruttivo che gli inquirenti definiscono «asset di impresa». In particolare, secondo quanto accertato dai pm, Parnasi aveva promesso a Lanzalone consulenze legali pari a circa 100 mila euro e gli aveva garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio a Roma.

UNA RETE DI FAVORI. All'ex assessore regionale del Pd Michele Civita, in cambio dell'asservimento della sua funzione, il gruppo Parnasi aveva invece promesso l'assunzione del figlio. Mentre per l'attuale vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi, Parnasi avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro. L'attuale capogruppo del M5s in Campidolgio, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto da Parnasi la realizzazione gratuita di un progetto di restyling del lungomare di Ostia. Mentre Mauro Vaglio, candidato pentastellato non eletto al Senato, è accusato di aver emesso una fattura per attività professionale mai eseguita dell'importo di 15 mila euro, per consentire alla Euronova di evadere l'Iva.

PARNASI: «SPENDERÒ PER LE ELEZIONI». Nell'ordinanza di custodia cautelare di quasi 300 pagine firmata dal gip Maria Paola Tomasello si legge anche di una conversaizone tra l'imprenditore Parnasi e alcuni suoi collaboratori: «Io spenderò qualche soldo sulle elezioni... che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera... anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare». L'imprenditore aggiungeva che si trattava di un "investimento" «molto moderato rispetto a quanto facevo in passato, quando ho speso cifre che manco te racconto... però la sostanza che la mia forza è quella che alzo il telefono...».

L'ANAC CHIEDE GLI ATTI ALLA PROCURA. L'Autorità nazionale anticorruzione ha chiesto alla procura di Roma gli atti relativi all'inchiesta, per valutare eventuali profili di sua competenza. Il presidente Raffaele Cantone ha contattato il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Paolo Ielo, e la procedura per la trasmissione dei documenti è stata avviata.

Il presunto accordo corruttivo con il capogruppo del M5s

Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa a carico di Parnasi, il Gip scrive di come l'imprenditore abbia portato avanti «in maniera estremamente efficace» una strategia finalizzata a instaurare un «rapporto preferenziale» con il capogruppo del M5s in Campidolgio, Paolo Ferrara, «e più in generale con la parte politica che egli rappresenta».

IL VOTO FAVOREVOLE SUL PUBBLICO INTERESSE DELLO STADIO. Ferrara, che ha deciso di autosospendersi dall'incarico, avrebbe avuto nei confronti del costruttore «un atteggiamento di favore che si è manifestato attraverso un'ampia e completa disponibilità a fornire allo stesso informazioni» sull'iter del progetto riguardante lo stadio, «culminato nel voto favorevole da lui espresso, in data 14.06.2017, alla dichiarazione di pubblico interesse dello stesso».

A OSTIA IL BACINO ELETTORALE DI FERRARA. In cambio, Ferrara avrebbe ottenuto da Parnasi la realizzazione gratuita di un progetto di restauro del lungomare di Ostia, predisposto dall'imprenditore su richiesta del politico: «L'interesse personale e non pubblico del Ferrara nella vicenda appare evidente avuto riguardo alla circostanza che proprio il collegio di Ostia costituisce il suo bacino elettorale e che, pertanto, la presentazione di un progetto di codesta natura rappresenta con evidenza uno strumento di consenso elettorale».

IL «PREZZO DELLA CORRUZIONE». Il progetto di restyling del lungomare di Ostia sarebbe quindi «il prezzo della corruzione». Parnasi inoltre, sempre su richiesta di Ferrara, si sarebbe adoperato anche per sostenere la campagna elettorale di Roberta Lombardi - non coinvolta nell'inchiesta - per la presidenza della Regione Lazio.

LANZALONE «MESSO A ROMA DA GRILLO». In un'altra intercettazione agli atti dell'inchiesta, Parnasi parla di Luca Lanzalone, presidente di Acea e consulente della Giunta di Virginia Raggi per il dossier dello stadio, finito ai domiciliari. E afferma: «Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio, insieme al professor Fraccaro e Bonafede».

Il sostegno alla candidatura di Roberta Lombardi

Parnasi, come detto sopra, si sarebbe speso in una «attività di promozione» in favore della candidata alla presidenza della Regione Lazio Roberta Lombardi, al fine di ottenere «favori del mondo M5s». In questo modo, scrive ancora il Gip, avrebbe «rafforzato i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito, che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell'ambito dell'amministrazione capitolina. I due svolgono un ben preciso ruolo nell'approvazione nel progetto dello stadio». Alla cadidata Parnasi avrebbe fornito «un fattivo contributo».

L'OBIETTIVO DI ACCREDITARSI CON IL M5S. L'imprenditore puntava a creare i «presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco del M5s a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche, a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si sarebbe determinato all'esito del voto». In riferimento al ruolo di Ferrara il Gip spiega che questa richiesta fatta a Parnasi, «così come quella di elaborare un progetto di restyling del lungomare di Ostia», risponderebbe «all'esigenza di guadagnarsi consenso e credibilità, seppure non non nei confronti degli elettori, ma all'interno del M5s».

Spuntano 250 mila euro per l'associazione Più Voci

Nelle carte dell'inchiesta spuntano anche 250 mila euro che Parnasi, tramite una sua società, avrebbe dato all'associazione Più Voci, considerata vicina alla Lega. La procura dovrà valutare se esistono profili di natura penale.

UN «COMITATO DI PROFESSIONISTI». In un'intercettazione Parnasi racconta: «È una cosa fatta all'epoca quando io... creare un sistema di imprenditori, appaltatori... che hanno organizzato cene per conoscere... le ho fatte con Stefano Parisi, le ho fatte con Meloni». L'associazione Più Voci viene definita dal costruttore «un comitato di professionisti di Milano, gente non legata a Salvini. Non è una roba della Lega».

HA «VALORIZZATO TUTTO IL CENTRODESTRA A MILANO». Secondo l'imprenditore, infatti, l'associazione «ha valorizzato non solo la Lega ma ha valorizzato Stefano Parisi... tutto il centrodestra diciamo... a Milano, ed è stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato in maniera importante. Ho organizzato cene, ho portato imprenditori, ho fatto quello che, tu mi insegni, un ragazzo di 38 anni all'epoca doveva fare per crescere a Milano».

Raggi e Di Maio: «Chi ha sbagliato pagherà»

Gli arresti hanno scatenato una serie di reazioni. «Sono vittima di questa vicenda», ha detto l'imprenditore Gaetano Papalia, che insieme al fratello Umberto era proprietario dei terreni di Tor di Valle dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma. Mentre la sindaca Virginia Raggi predica fermezza e calma: «Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità e aspettiamo di leggere le carte. Se è tutto regolare, spero che il progetto dello stadio possa andare avanti», ha concluso.

DI MAIO: «LA GENTE SI ROVINA LA VITA». Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier Luigi Di Maio: «Ho contattato i probiviri del M5s e ho detto di accertare subito tutto quello che c'è sulle persone che potrebbero essere coinvolte in questa cosa. Per quanto mi riguarda, come abbiamo sempre dimostrato, chi sbaglia paga. E mi permetto di dire che se le accuse verso queste persone, non solo del M5s ma in generale, dovessero essere provate, vorrebbe dire che la gente si rovina la vita pur avendo delle posizioni di tutto rispetto».

BALDISSONI: «IL CLUB NON SA NULLA». Il club di James Pallotta, non coinvolto nell'inchiesta, è letteralmente caduto dalle nuvole: «Non sappiamo ancora niente, abbiamo appreso la notizia dai media», ha spiegato il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni. Baldissoni era a Milano nella sede della Lega Serie A per l'assemblea sui diritti tivù, ma non ha escluso di tornare a breve nella Capitale per approfondire e seguire da vicino la questione.

PALLOTTA: «ROMA TRASPARENTE». Ha parlato anche il presidente del club giallorosso, James Pallotta: «La Roma non ha fatto nulla di male, siamo stati trasparenti. Non vedo perché il progetto stadio si debba fermare, tutti lo vogliono e si deve andare avanti. Risolveremo tutto. Se ho sentito Parnasi? Non credo che in cella si possano usare i telefonini». Sull'ipotesi di un blocco dei lavori, il presidente ha risposto così: «Vorrà dire che verrete a trovarmi a Boston».

L'altra indagine sullo stadio della Roma

Sulla costruzione dello stadio della Roma, oltre all'indagine che ha portato agli arresti del 13 giugno, è in corso un altro procedimento giudiziario già approdato al dibattimento. Si tratta dell'indagine sui terreni di Tor di Valle, dove si contestano i reati di bancarotta per distrazione e omesso pagamento dell'Iva.

RINVIATI A GIUDIZIO GAETANO E UMBERTO PAPALIA. Quattro ex amministratori della Sais, società della famiglia Papalia, e della Ippodromo di Tor di Valle, società che gestiva il galoppatoio, sono stati rinviati a giudizio. Il processo si sta svolgendo davanti ai giudici della nona sezione penale. Secondo la procura, il contratto di affitto del terreno è stato oggetto di una serie di distrazioni da parte della società locataria, in danno dei creditori delle due società, poi fallite. Sotto processo sono finiti gli imprenditori Gaetano e Umberto Papalia, già presidente e componente del cda della Ippodromo Tor di Valle, costituita nel 2008 per la gestione del galoppatoio e fallita nel giugno 2013, nonché soci e detentori del capitale della Sais (fallita nel 2014); Umberto Ciccozzi, liquidatore della Ippodromo Tor di Valle; e Michele Saggese, ex amministratore unico della Sais.

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