Stadio Roma: si valuta stop progetto
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14 Giugno Giu 2018 1148 14 giugno 2018

Stadio della Roma, cosa succede dopo gli arresti

Va verificata la legittimità di tutti gli atti relativi all'opera. Procedura che di fatto congela l'iter del progetto. Raggi furiosa con la stampa: «Oggi partono le querele». Lanzalone si è dimesso da presidente di Acea.

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Il dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, dopo gli arresti nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della società giallorossa, ha inviato una lettera alla società costruttrice Eunova per chiedere chiarimenti (leggi anche: Stadio della Roma, nove arresti per corruzione).

PARNASI IN CARCERE, ARRIVA UN COMMISSARIO. Il titolare, l'imprenditore Luca Parnasi, è finito in carcere con l'accusa di corruzione. A prendere le redini dell'azienda sarà probabilmente un commissario curatore, ma occorrerà verificare che tutti gli atti relativi alla progettazione dell'opera siano legittimi. Una procedura che di fatto congela l'iter del progetto Prima degli arresti, si prevedeva l'arrivo della delibera in Consiglio comunale entro la fine di luglio.

IL 15 GIUGNO INIZIANO GLI INTERROGATORI. Gli interrogatori di garanzia per i nove arrestati inizieranno il 15 giugno. Quello di Parnasi si svolgerà a Milano, nel carcere di San Vittore. Gli altri a Roma, dove verranno sentite le altre persone raggiunte dalla misura cautelare tra cui il presidente di Acea Luca Lanzalone, l'ex assessore regionale del Pd Michele Civita e il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi di Forza Italia.

PARNASI AI SUOI LEGALI: «MAI COMMESSO REATI». «Non ho mai commesso reati. Abbiamo lavorato per anni, 24 ore al giorno, solo per realizzare un progetto», ha detto Parnasi ai suoi difensori, gli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini.

RAGGI SE LA PRENDE CON I GIORNALISTI. Nel frattempo la sindaca di Roma, Virginia Raggi, minaccia querele: «La rassegna stampa è vergognosa, i giudici dicono che io non c'entro niente e non c'è un giornale che abbia avuto il coraggio di riportare questa notizia. Il Comune, i romani e la società Roma calcio sono la parte lesa. Partono oggi le querele».

RAGGI: «NON HO BISOGNO DI BADANTI». «Io non ho badanti, ogni giorno mi attribuiscono badanti o tutor, le sembra che io abbia bisogno di un badante? Se sono riuscita a resistere due anni alle ondate di fango...cosa che con nessun altro sindaco di Roma», ha rincarato la sindaca a Porta a Porta. «Se ho sempre bisogno di qualcuno che mi aiuta? È un'immagine ricorrente perché sono una donna. Da quando sono candidata tutti gli uomini che mi ronzano attorno o sono miei amanti o miei tutor. Non so se questa immagine delle donne piace a certi giornalisti», ha attaccato.

Il vicepremier Luigi Di Maio, ai microfoni di Rtl 102.5, ha chiesto la testa di Luca Lanzalone, attuale presidente di Acea e manager molto vicino al M5s. «Noi non proteggiamo chi sbaglia, non ci facciamo infettare. Si deve dimettere da presidente di Acea, perché da noi chi sbaglia paga. Il vero tema è come reagisce la politica quando succedono queste cose. Ho visto nel passato forze politiche proteggere i corrotti. Finché noi reagiamo così significa che non ci siamo fatti infettare».

Il punto sulle indagini: faro sull'incarico di Lanzalone

LANZALONE SI È DIMESSO. Poche ore dopo Lanzalone, finito agli arresti domiciliari, si è dimesso da presidente di Acea. Il cda della società multiservizi, controllata dal Campidoglio con il 51% del capitale, assumerà nella riunione del 21 giugno «le opportune determinazioni al riguardo».

INCARICO MAI FORMALIZZATO. In base a quanto emerge dalle carte dell'inchiesta l'ormai ex presidente di Acea non avrebbe mai ricevuto un incarico formale dal Campidoglio, o almeno alla Procura e al gip la formalizzazione di questo incarico, a titolo gratuito, non è mai stata dimostrata. «Di tale delicato incarico Lazalone è stato investito dal sindaco Raggi fin dal gennaio del 2017», è detto nell'ordinanza, «proseguendo nel suo espletamento sino a tutt'oggi», ha spiegato il gip, sottolineando però che «non vi è ad oggi la prova dell'intervenuta formalizzazione dell'incarico (non è stata in proposito ancora fornita risposta dal Comune di Roma) attesa che è indubbio, sulla base di quanto accertato, delle numerose attività svolte dal Lanzalone, nel rapporto tra pubblica amministrazione ed i privati».

UN'ORDINANZA PER FORMALIZZARE LA NOMINA. Nell'ordinanza però si cita anche una una nota del sindaco Raggi datata 9 marzo 2017, con cui ha dato mandato al dipartimento competente di «formalizzare» con apposito contratto l'incarico di collaborazione «di fatto già conferito ed in essere». Nella nota della Raggi riportata nell'ordinanza si legge che Lanzalone «ha esercitato la sua attività per supportare e coadiuvare il sindaco di Roma nell'esercizio delle sue prerogative di direttiva e di indirizzo politico e amministrativo ... in alcuni rilevanti e strategici interventi urbanistici nonché di realizzazione di primarie opere pubbliche e di pubblica utilità». Un ruolo talmente importante da far dire all'ex assessore Paolo Berdini: «lasciai perchè era lui il vero assessore sul dossier dello stadio della Roma».

LA GIUNTA LEGITTIMO' LA FIGURA. Sul punto il giudice ha concluso che «le indagini hanno offerto elementi concreti per ritenere che le figure istituzionali interessate, a cominciare dal sindaco Raggi, non solo hanno tollerato tale funzione di fatto esercitata, ma al contrario le hanno dato piena legittimazione». Sulla questione il Pd nel febbraio 2017 presentò un'interrogazione «per capire a che titolo Lanzalone sedeva ai tavoli dell'amministrazione sullo stadio della Roma senza titolo e senza contratto: il sindaco ci rispose dopo un mese che aveva ottenuto da parte di Lanzalone una comunicazione in cui lui diceva che assisteva l'amministrazione nei tavoli e che la sua posizione sarebbe stata formalizzata con l'arrivo del nuovo assessore», ha ricordato ora il capogruppo del Pd in Campidoglio Giulio Pelonzi.

INDAGATO IL SOVRAINTENDENTE PROSPERETTI. Tra gli indagati è spuntato anche il nome del sovrintendente Francesco Prosperetti, che si occupò del vincolo sulle tribune dell'ippodromo di Tor di Valle. Secondo la Procura l'ex capo segreteria del Ministro ai Beni culturali, Claudio Santini, «avvicinò il Sovrintendente Francesco Prosperetti chiamato a pronunciarsi sul vincolo» che poi fu tolto. Come riscontro la Procura ha indicato «un incontro tra il Sovrintendente e il gruppo Parnasi il 19 maggio del 2017» e la successiva decisione di affidare al'architetto Paolo Desideri «la redazione di un progetto necessario per superare la questione del vincolo».

53 MILA EURO A SANTINI. Dalle intercettazione emerge che Desideri «oltre ad essere amico di Prosperetti è anche il datore di lavoro della figlia Beatrice». La procedura per il vincolo sulle tribune di Lafuente venne attivata il 15 febbraio 2017 e il 15 giugno dello stesso anno viene archiviata: nel frattempo Prosperetti era diventato direttore della nuova sovrintendenza speciale Archeologica-Belle arti-paesaggio di Roma. Secondo la Procura, Santini per la sua «mediazione per conto di Parnasi» ha percepito «quale compenso per questa illecita attività 53.440 euro».

IL MIBACT DISPONE UN'ISPEZIONE. In seguito ai provvedimenti giudiziari il Ministero di beni culturali e turismo ha disposto un'ispezione. Lo rende noto il ministero stesso guidato da Alberto Bonisoli, precisando che l'avvio del procedimento ispettivo è stato chiesto oggi dal capo di gabinetto Tiziana Coccoluto al segretariato generale del dicastero. «In considerazione di quanto emerso di recente», ha scritto il capo di gabinetto del Mibact al segretario generale del dicastero, «si chiede a codesto Segretariato di valutare l'opportunità di avviare una procedura ispettiva volta a verificare la linearità dell'azione di competenza degli organi deputati alla tutela degli specifici interessi pubblici governati da questa amministrazione». Il riferimento è all'archiviazione del vincolo sulle tribune di Lafuente dell'ippodromo di Tor di Valle, archiviazione che, secondo la procura, fu proposta dal sovrintendente Francesco Prosperetti su pressione dell'ex capo segreteria del Ministro ai Beni culturali, Claudio Santini.

CANTONE CHIEDE UNA LEGGE SULLE LOBBY. Mentre il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, anche alla luce dell'inchiesta sul nuovo stadio si è detto convinto che sia necessario «regolamentare il rapporto tra politica e mondo della lobby».

CONTE: «DOBBIAMO STARE ATTENTI ALLA CORRUZIONE». Il premier Giuseppe Conte, alla domanda se esista un "caso Roma", ha risposto così: «Esiste in Italia un caso corruzione sul quale dobbiamo sempre stare attenti. Dobbiamo lavorare noi regolatori, le autorità come l'Anac e l'autorità giudiziaria, ognuno nell'ambito delle sue competenze». Quanto al codice degli appalti varato nel 2016, «l'Anac ha riconosciuto che richiede interventi regolatori di messa a punto. Su questo fronte l'attenzione del governo è massima».

NO COMMENT DAL MINISTRO BONAFEDE. «Non commento le indagini in corso», ha detto invece il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a margine della presentazione della relazione annuale dell'Anac.

SALVINI "DIFENDE" PARNASI. Il mnistro dell'Interno Matteo Salvini ha detto invece che l'inchiesta sullo stadio della Roma non crea «nessun problema» al governo. «Quello che posso dire è che Parnasi, per come l'ho conosciuto, mi è sembrata una brava persona», ha aggiunto il ministro.

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