Pedofilia:in cella ex addetto Nunziatura
23 Giugno Giu 2018 1349 23 giugno 2018

Vaticano, chi è monsignor Capella condannato per pedopornografia

L'ex diplomatico è stato riconosciuto «colpevole» del reato di «divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione» di immagini con minori. Dagli inizi a Cantù fino al trasferimento a Washington, il profilo. 

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L'ex diplomatico vaticano, monsignor Carlo Alberto Capella, è stato condannato a 5 anni di reclusione e 5 mila euro di multa, per detenzione, cessione e trasmissione di materiale pedopornografico. Lo ha deciso il Tribunale Vaticano. Il Promotore di Giustizia aveva chiesto per l'ecclesiastico 5 anni e 9 mesi di reclusione e 10 mila euro di multa.

LE ATTENUANTI GENERICHE. Nel dispositivo della sentenza, letto dal Presiedente del Tribunale vaticano Giuseppe Dalla Torre, dopo circa un'ora di Camera di Consiglio, monsignor Carlo Albero Capella è stato riconosciuto «colpevole» del reato di «divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione» di materiale pedopornografico. Ai 5 anni e 5 mila euro di multa si arriva partendo dal fatto che è stata comminata una pena base di 4 anni di reclusione e 4 mila euro di multa, aumentata dalla «continuazione del reato e bilanciata dalle circostanze attenuanti generiche» concesse in virtù del «contegno processuale dell'imputato». È stata anche decisa la confisca del materiale sequestrato e Capella è stato condannato anche al rifacimento delle spese processuali.

Capella all'interrogatorio nella prima udienza del processo in Vaticano ha ammesso tutto: quelle consultazioni «improprie», quelle chat «volgari», «triviali» - aggettivi che lui stesso ha usato - ci sono state e «a distanza di tempo ne rilevo la ripugnanza». A sua discolpa ha parlato della "crisi" attraversata in quel momento a causa del suo trasferimento alla Nunziatura di Washington.

DALLE 40 ALLE 55 IMMAGINI INCRIMINATE. Le immagini incriminate sono tra le 40 e le 55 e comprendono fotografie, video e 'shotas', immagini pornografiche di fumetti giapponesi. In tutte ci sono minori. Gli scambi di queste immagini sono transitate nelle chat private del social Tumblr sul quale il diplomatico aveva aperto un account. «Monsignor Capella cercava immagini di ragazzi tra i 14 e i 17 anni», ha detto l'ingegnere Gianluca Gauzzi della Gendarmeria vaticana, che ha eseguito gli accertamenti informatici e venerdì 22 giugno era stato ascoltato come testimone. Ma tra il materiale sotto accusa c'è anche «un video con un bambino molto piccolo in atti espliciti». Immagini che non si trovano, ha spiegato l'ingegnere, «facendo semplici ricerche sui motori del web». L'altro testimone è stato il medico psichiatra Tommaso Parisi, che ora lo ha in cura e che parla di una persona «collaborativa».

GLI INIZI A CANTÙ. Ma Capella, è emerso, ha collaborato anche alle indagini, quando ha messo a disposizione i suoi dispositivi (cellulari, pennette Usb e hard disk) e tutte le password. Il monsignore ha parlato della sua vita sacerdotale cominciata 25 anni fa in una parrocchia a Cantù, Milano, dove faceva il viceparroco e si occupava di ragazzi e giovani nell'oratorio. Ma «questa morbosità», ha tenuto a precisare, «non ha mai caratterizzato la mia vita sacerdotale e le relazioni con i ragazzi». Poi la proposta dell'allora arcivescovo di Milano, il card. Carlo Maria Martini, di entrare nella diplomazia vaticana. Gli studi all'accademia che forma i Nunzi, un passaggio in India e a Hong Kong, poi diversi anni a Roma in Segreteria di Stato dove si è occupato di dossier importanti, dalla normativa antiriciclaggio all'istituzione dell'Aif. Anni felici in cui faceva «squadra» e nei quali aaveva stabilito «relazioni fuori e dentro il Vaticano». Poi la proposta di andare alla Nunziatura di Washington, una delle sedi diplomatiche più prestigiose. Lì, ha detto lui, è entrato in crisi.

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