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I soldi della Lega
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3 Luglio Lug 2018 1740 03 luglio 2018

La Cassazione ordina di sequestrare i conti della Lega per 49 milioni

La cifra è il provento della truffa allo Stato per cui è stato condannato in primo grado Bossi. Finora bloccati solo 1,5 milioni. Perché i giudici hanno accolto il ricorso della procura di Genova.

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La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura di Genova contro il segretario della Lega Matteo Salvini. E ha ordinato il sequestro di qualsiasi somma di denaro riferibile al Carroccio - su conti correnti bancari, libretti o depositi - fino a raggiungere l'importo di 49 milioni di euro, provento della truffa allo Stato per cui è stato condannato in primo grado l'ex leader del partito Umberto Bossi. L'inchiesta riguarda i rimborsi elettorali dal 2008 al 2010 e la cifra deve essere sequestrata «ovunque venga rinvenuta». Il Tribunale del Riesame, che aveva sospeso il blocco cautelativo dei conti, adesso dovrà seguire le indicazioni degli ermellini. Finora sono stati "congelati" soltanto 1,5 milioni (leggi anche: Perquisizioni Sparkasse, si cercano i soldi della Lega).

LE MOTIVAZIONI DELLA CASSAZIONE. La Cassazione, nelle motivazioni della sentenza (l'udienza si era svolta a porte chiuse lo scorso 12 aprile), ha spiegato che la Guardia di Finanza può procedere al sequestro senza attendere ulteriori decreti, anche per eventuali somme di denaro rinvenute in momenti successivi alla condanna di Bossi, che risale a settembre del 2017. Mentre secondo Giovanni Ponti, avvocato della Lega, le uniche somme sequestrabili sarebbero state quelle trovate al momento dell'esecuzione del provvedimento e i pm avrebbero dovuto aspettare l'inizio del processo d'Appello per andare oltre.

RESPINTA LA TESI DELLA DIFESA. La Cassazione, tuttavia, ha respinto questa tesi, sostenendo che a suo tempo i soldi potrebbero non essere stati trovati «per un'impossibilità transitoria o reversibile». I giudici, inoltre, hanno ricordato come la magistratura inquirente non debba dare conto nell'immediato di tutte le attività d'indagine in corso di svolgimento, altrimenti «la funzione cautelare del sequestro potrebbe essere facilmente elusa nel tempo occorrente per il loro compimento».

SEQUESTRO LEGITTIMO E NON CONTESTATO. Il tesoro che secondo l'accusa il Carroccio ha incamerato illecitamente sarebbe stato accumulato, come detto sopra, tra il 2008 e il 2010. E la Lega, secondo la Cassazione, dopo la condanna di Bossi non ha contestato la legittimità del decreto di sequestro. Soltanto in seguito il partito, passato sotto la direzione di Salvini, avrebbe cercato di arginarne gli effetti con riferimento alle somme future che potrebbero affluire sui conti.

LE CONDANNE INFLITTE IN PRIMO GRADO. Nell'ambito dell'inchiesta sui rimborsi elettorali della Lega, in primo grado Umberto Bossi è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione, l'ex tesoriere Francesco Belsito a quattro anni e dieci mesi, a un anno e nove mesi Stefano Aldovisi, a due anni e otto mesi ciascuno Diego Sanavio e Antonio Turci. Gli ultimi tre sono stati condannati in quanto revisori dei conti. La condanna più pesante? Quella a cinque anni di reclusione inflitta a Paolo Scala e Stefano Bonet, imprenditori sospettati di riciclaggio e di aver trasferito parte del "bottino" mancante verso Cipro e la Tanzania.

CENTEMERO: «NON CI FERMERANNO COSÌ». Il primo leghista a commentare le motivazioni della sentenza della Cassazione è stato il deputato Giulio Centemero: «Siamo stupiti di apprendere dai media, prima ancora che dalla Corte, le motivazioni della sentenza per cui dovrebbe proseguire il sequestro relativo a 48 milioni di euro di rimborsi elettorali. Forse l'efficacia dell'azione di governo della Lega dà fastidio a qualcuno, ma non ci fermeranno certo così». Fonti del Carroccio minacciano inoltre querele nei confronti di chiunque parli di «soldi rubati dalla Lega».

SALVINI PARLA DI «PROCESSO POLITICO». Mentre Matteo Salvini, ospite di In onda su La7, ha detto: «Questi 49 milioni di euro non ci sono, posso fare una colletta, ma è un processo politico che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto».

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