Michele Emiliano
Cronaca
4 Luglio Lug 2018 1413 04 luglio 2018

Caso Emiliano, legittimo il divieto di iscrizione ai partiti per i magistrati

La sentenza della Consulta: non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Csm. Le motivazioni saranno pubblicate nelle prossime settimane. Gli avvocati del governatore: «Non è possibile dedurre conseguenze».

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La Corte Costituzionale ha deciso sul cosiddetto caso Emiliano, magistrato in aspettativa da 12 anni in quanto eletto con il Partito democratico prima come sindaco di Bari, poi come presidente della Regione Puglia. La Consulta, si legge in una nota, «ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale riguardanti l’illecito disciplinare che vieta l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa dei magistrati a partiti politici». Tradotto: il divieto per i magistrati di iscriversi a partiti politici è legittimo. Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate nelle prossime settimane.

LA NORMA CONTESTATA DAL CSM. La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dalla sezione disciplinare del Csm, che aveva chiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla legge 269 del 2006. In particolare su quella parte della legge che configura come illecito disciplinare l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici anche per i magistrati fuori del ruolo organico che siano stati collocati in aspettativa per motivi elettorali.

LA TESI RESPINTA DALLA CONSULTA. La norma, secondo i ricorrenti, sarebbe stata da considerarsi «illegittima per contrasto con gli articoli 2, 3, 18, 49 e 98 della Costituzione determinando una irragionevole restrizione della libertà di associazione e di partecipazione al sistema democratico per i magistrati collocati fuori dal ruolo organico». La Corte Costituzionale, tuttavia, ha respinto questa tesi (leggi anche: A Grottaglie il primo spazioporto per voli suborbitali).

GLI AVVOCATI DI EMILIANO PRENDONO TEMPO. Gli avvocati di Emiliano - Aldo Loiodice, Vincenzo Tondi della Mura e Isabella Loiodice - prendono tempo. Secondo i legali, infatti, sulla base del comunicato diffuso dalla Corte Costituzionale «non è possibile dedurre contenuti e conseguenze processuali e sostanziali della sentenza». Non sarebbe chiaro, in particolare, se il verdetto sia «applicabile in senso lineare a tutti i magistrati collocati fuori ruolo per lo svolgimento di un mandato elettivo».

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