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Cronaca
4 Luglio Lug 2018 1507 04 luglio 2018

Eterologa, accolto ricorso di due donne: la legge torna alla Consulta

Il Tribunale di Pordenone ha accettato la richiesta di una coppia omosessuale sollevando la questione di legittimità costituzionale delle norme che attualmente vietano in Italia l'accesso alla Procreazione assistita ai gay.

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Il Tribunale di Pordenone ha accolto la richiesta di una coppia di donne omosessuali, di sollevare la questione di legittimità costituzionale delle norme che attualmente vietano in Italia l'accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita anche alle coppie omosessuali: a farlo sapere è stata l'avvocato Maria Antonia Pili, legale delle ricorrenti. Sul procedimento si pronuncerà ora la Corte Costituzionale.

RIFIUTATO IL TRATTAMENTO ALLA COPPIA. Alla coppia era stato rifiutato l'accesso alle tecniche di fecondazione artificiale dal Servizio per i Trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita presente nell'Azienda Sanitaria 5 di Pordenone. Di fronte al diniego della struttura pubblica, le due donne avevano chiesto al giudice, qualora non fosse stato possibile in via diretta, ovvero con un'interpretazione costituzionalmente orientata, superare il rifiuto dell'Azienda Sanitaria, di investire della questione la Corte Costituzionale, al fine di dichiarare formalmente l'incostituzionalità di tale divieto.

CONSULTA CHIAMATA A ESPRIMERSI. Il giudice pordenonese ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione posta dall'avvocata Pili stante il palese contrasto del divieto con gli articoli 2, 3, 31 comma 2 e 32 comma 1 della Costituzione nonché con l'articolo 117 comma 1 della Costituzione in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (Cedu). «Sarà ora la Corte Costituzionale», ha commentato l'avvocata Pili, «a pronunciarsi su tale discriminazione basata esclusivamente sull'orientamento sessuale delle persone, ormai intollerabile anche nel nostro paese dati i precedenti sia legislativi sia giurisprudenziali intervenuti in tale ambito».

INTERVENTI GIA' AVVENUTI IN PASSATO. «Grazie alla decisione del Tribunale di Pordenone la Consulta affronterà per la prima volta la questione della fecondazione assistita alle coppie omosessuali», ha spiegato il legale della coppia. «La Consulta è tuttavia già intervenuta due volte in passato su questa legge, sdoganando l'eterologa. Siamo fiduciosi sull'accoglimento della nostra istanza e sul riconoscimento dell'orientamento secondo il quale negare questa procedura alle coppie omosessuali è una discriminazione inaccettabile».

IL LEGALE: «PRONTI A RICORSO IN UE». «Siamo confidenti nel giudizio della Consulta», ha aggiunto Pili, «ma la nostra battaglia, in caso contrario, approderà senza il minimo dubbio alla Corte europea per i diritti umani». Pili è presidentessa regionale dell'Aiaf, associazione italiana avvocati famiglie e minori, dopo essere stata per anni nella giunta nazionale dell'organismo. «Qualche tempo fa», ha spiegato il legale della coppia, facendo paragoni con nazioni contermini all'interno della Ue, «la Corte costituzionale austriaca è intervenuta appositamente e di sua sponte su un caso uguale, disponendo che si concedesse l'opportunità a due donne che avevano presentato questo tipo di richiesta».

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