Salvini, Open Arms si scordi Italia
I soldi della Lega
SALVINI
INCHIESTA
Aggiornato il 02 settembre 2018 5 Luglio Lug 2018 1253 05 luglio 2018

A che punto sono le indagini sui soldi della Lega

In Appello chiesti 22 mesi di carcere per Bossi. La procura di Genova vuole acquisire nuovi elementi in Lussemburgo e ascoltare un testimone. La Cassazione: «Il Senatùr dica al pm dove cercare i milioni».

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«Nei conti della Lega c'era un caos totale, ma non si trattava di un caos primordiale e creativo, bensì di un caos voluto e funzionale a consentire ciò che è accaduto». Il sostituto procuratore generale di Genova, Enrico Zucca, ha chiesto un anno e 10 mesi di carcere e una multa di mille euro per l'ex segretario della Lega Umberto Bossi, nel processo d'Appello per la truffa sui rimborsi elettorali del Carroccio. Il Senatùr è stato condannato in primo grado a due anni e sei mesi, ma la richiesta della procura si è abbassata a causa dell'intervenuta prescrizione di una parte dei fatti contestati. La procura ha chiesto inoltre la condanna dei tre ex revisori dei conti: Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi. I primi a due anni e 800 euro di multa, il terzo a un anno e tre mesi e 500 euro di multa. Zucca si è riservato di concludere per l'ex tesoriere Francesco Belsito, in attesa che scadano i termini per presentare querela da parte della Lega, come richiesto dalla nuova formulazione del reato di appropriazione indebita. I termini scadono intorno ai primi di settembre: se il partito non si muoverà, l'appropriazione indebita decadrà e per l'ex tesoriere resterà in piedi solo il reato di truffa aggravata. In primo grado Belsito è stato condannato a quattro anni e 10 mesi (leggi anche: I bilanci della Lega e i 40 milioni bruciati). Nel complesso però i 49 milioni che la Cassazione ha ordinato di sequestrare non si trovano. Non solo, se le voci di una rifondazione della Lega in un nuovo partito fossero confermate, ci sarebbe il rischio di perderli quasi tutti, come ha spiegato il Pm di Genova, Francesco Cozzi . Ma andiamo con ordine. Ecco le cose da sapere sulla vicenda.

LA PISTA DEL RICICLAGGIO

L'inchiesta della procura di Genova sui soldi della Lega segue anche la pista del riciclaggio. Una parte dei rimborsi elettorali incamerati illecitamente dal partito tra il 2008 e il 2010, infatti, secondo l'accusa sarebbe finita in Lussemburgo. Nel luglio del 2017 Umberto Bossi, Francesco Belsito e altri imputati sono stati condannati in primo grado per truffa allo Stato. Il Carroccio avrebbe presentato rendiconti irregolari in parlamento, ottenendo fondi pubblici "gonfiati" rispetto alle spese effettivamente sostenute (leggi anche: Soldi della Lega, Salvini chiede un incontro a Mattarella).

PERQUISITA LA BANCA SPARKASSE DI BOLZANO

Il 13 giugno 2018 la Guardia di finanza ha perquisito la banca Sparkasse di Bolzano, ipotizzando che abbia fatto da tramite per due operazioni sospette: un investimento da 10 milioni di euro alla fine del 2016 nel fondo Pharus e il rientro di 3 milioni di euro a gennaio del 2018. Proprio dal Lussemburgo, su queste due operazioni, è arrivata una segnalazione alle autorità antiriciclaggio italiane. Gli investigatori pensano che dietro questi flussi di denaro possa nascondersi una parte dei milioni di euro che la Cassazione ha ordinato di sequestrare «ovunque si trovino». Di quella somma, nelle casse del Carroccio, sono stati trovati soltanto circa 3 milioni e la Lega ha sempre giustificato il fatto dicendo che il resto è stato speso per finanziare l'attività politica del partito (leggi anche: La Cassazione ordina di sequestrare i conti della Lega per 49 milioni).

INQUIRENTI PRONTI A SENTIRE UN TESTE IN LUSSEMBURGO

L'ultima novità su questo filone dell'inchiesta, tuttavia, è emersa il 5 luglio sul quotidiano La Stampa. I pm hanno infatti chiesto di acquisire nuovi elementi con uno strumento particolare: la rogatoria testimoniale all'estero. Ciò significa che, sul caso dei soldi "scomparsi", esisterebbe un teste in Lussemburgo che la procura di Genova ha già individuato e che si prepara ad ascoltare.

FONDI PER ACQUISTARE OBBLIGAZIONI DI BANCHE E MULTINAZIONALI?

Sullo sfondo ci sono anche le accuse, al momento non dimostrate, del settimanale l'Espresso. Secondo il periodico, dopo aver rimosso Bossi dalla segreteria, la Lega avrebbe usato i fondi al centro delle indagini per comprare obbligazioni di alcune delle più note banche e multinazionali al mondo come General Electric, Gas Natural, Mediobanca, Enel, Telecom, Intesa Sanpaolo e Arcelor Mittal. «Dove sono finiti tutti questi soldi? Su quale conto corrente sono stati incassati una volta scadute le obbligazioni? Gli strumenti del giornalismo d'inchiesta non ci hanno permesso di scoprirlo», hanno scritto i giornalisti Giovanni Tizian e Stefano Vergine. Matteo Salvini ha annunciato querela nei loro confronti.

LA CASSAZIONE VUOLE SAPERE DA BOSSI DOVE SONO I SOLDI

Nelle motivazioni della sentenza con cui la Cassazione ha disposto il sequestro dei conti del Carroccio, la Suprema Corte ha scritto che è «onere dell'imputato» Umberto Bossi «indicare al pm dove indirizzare le ricerche per rinvenire i fondi». Fondi «allo stato non rinvenuti ma», secondo il Senatùr, «esistenti». Il punto è che Bossi, nel ricorso agli ermellini, ha sostenuto che i milioni al centro dell'inchiesta ci sono, senza però rivelare dove siano. Affermazioni, sottolinea ancora la Cassazione, «allo stato del tutto prive della benché minima specificità». Bossi, nel tentativo (fallito) di salvare dal sequestro un quinto della sua pensione da europarlamentare, i terreni e la casa di Gemonio, ha sostenuto che il disco verde alla richiesta della procura di sequestrare alla Lega somme di denaro eventualmente disponibili in futuro farebbe venir meno l'esigenza di toccare i suoi averi. Tesi bollata come «manifestamente infondata» dalla Cassazione, poiché al momento è «meramente ipotetico» che gli inquirenti riescano a raggiungere la cifra di 49 milioni procedendo nei confronti del partito. Nell'operato della procura di Genova, dunque, non c'è nulla è da eccepire, perché «è legittimo e anzi doveroso aggredire anche, per equivalente, i beni personali dell'imputato sul presupposto della sua intervenuta condanna, pur allo stato non esecutiva».

CONTINUITÀ PATRIMONIALE TRA LEGA FEDERALE E ARTICOLAZIONI LOCALI

Intanto il Tribunale del Riesame, il 17 luglio, ha stabilito che esiste una continuità patrimoniale tra la Lega federale e la Lega Toscana. Dunque l'avvenuto sequestro di 16 mila euro da parte della Guardia di finanza di Genova, nell'ambito della ricerca dei 49 milioni totali, è da considerarsi legittimo.

GLI ISPETTORI DI BANKITALIA AL FIANCO DELLA PROCURA

Il 9 luglio, inoltre, i pubblici ministeri di Genova hanno nominato come propri consulenti gli ispettori dell'Uif, l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia. L'obiettivo è appurare se i soldi trasferiti dalla banca Sparkasse di Bolzano al fondo Pharus in Lussemburgo siano riconducibili al Carroccio o all'istituto di credito stesso.

IL RISCHIO DI PERDERE PARTE DEI FONDI SE LA LEGA CAMBIA NOME

«Se i giudici accogliessero la nostra linea procederemo con il sequestro fino a quando ci saranno soldi disponibili sui conti della Lega ma se viene creato un nuovo partito non potremmo aggredire i versamenti futuri», ha detto il pm di Genova, Francesco Cozzi, in una intervista al Corriere della Sera del 2 settembre. Cozzi ha spiegato come non è scontato che, anche di fronte a un ok del Riesame, i fondi saranno sequestrati subito: «No, tutt'altro anche perché la giurisprudenza sul punto non è uniforme. E prevale l'indirizzo che occorra attendere la decisione della nuova Corte Suprema nel caso di sequestri preventivi finalizzati alla confisca, cioè quello di cui parliamo. Bisogna anche tener conto», ha aggiunto, «che è in corso un processo d'appello (quello contro Bossi e il tesoriere Belsito rispetto al quale è nato il sequestro, ndr) che potrebbe portare a un'assoluzione, sentenza che farebbe cadere il sequestro». Alla domanda se quindi la Lega non chiuda la prossima settimana, in riferimento alle parole di Giancarlo Giorgetti, il pm ha risposto: «Direi di no». Gli eventuali sequestri potranno aggredire i conti periferici del partito? «Sì», ha detto ancora Cozzi, «se dovesse essere accolto il principio della Cassazione si andrà a sequestrare tutto quello che è riferibile alla Lega. In proposito c'è stata di recente una sentenza che ha considerato il patrimonio della Lega Toscana riconducibile a quello della Lega nazionale. C'erano le prove dei versamenti dai conti centrali a quelli regionali. Comunque, bisognerà valutare caso per caso». «Di fronte a un nuovo soggetto giuridico completamente autonomo - afferma invece -, non potremmo fare nulla rispetto ai versamenti futuri. Anche se il neonato partito è erede del precedente dal punto di vista ideologico e politico. Bisogna sempre valutare la continuità giuridica per procedere e in questo caso salterebbe».

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