Mps
inchiesta mps
6 Luglio Lug 2018 1554 06 luglio 2018

Banca Mps, come sono andati a finire i filoni dell'inchiesta

Archiviate le accuse di ostacolo agli organi di vigilanza per l'ex presidente Alessandro Profumo e l'ex amministratore delegato Fabrizio Viola.

  • ...

Accuse archiviate per Alessandro Profumo, attuale amministratore delegato di Leonardo, e Fabrizio Viola, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato di banca Mps, rinviati a giudizio per ostacolo agli organi di vigilanza in uno dei filoni dell'inchiesta sul crac dell'istituto senese. Così ha deciso il Tribunale di Milano, dichiarando prive di fondamento le contestazioni mosse nei loro confronti (leggi anche: David Rossi, quei misteri nell'ufficio del manager Mps 'suicida').

I PM DI MILANO AVEVANO CHIESTO L'ARCHIVIAZIONE

Si tratta della parte dell'inchiesta che riguarda la contabilizzazione delle operazioni finanziarie sui derivati Alexandria e Santorini, che coinvolge in primo luogo i vertici della gestione precedente del Monte dei Paschi: Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri. Ma anche Profumo e Viola sono finiti nel registro degli indagati, con l'ipotesi che conoscessero i bilanci della banca e i passivi legati ai derivati, non contabilizzati per nascondere un enorme buco nei conti. Al termine delle indagini i pm avevano chiesto l’archiviazione. Ma la procura generale di Milano non aveva condiviso questa linea e aveva fatto riaprire il caso. Anche il Gup aveva dato torto ai pm e i due indagati erano stati rinviati a giudizio. Il Tribunale, tuttavia, ha messo la parola fine alla vicenda, disponendo l'archiviazione.

I TRE FILONI DELL'INCHIESTA SUL CRAC MPS

L'azione della magistratura sul crac di Mps segue tre diverse direttrici: l'acquisto di Antonveneta nel 2007 per circa 10 miliardi di euro; le operazioni sui derivati Alexandria e Santorini sottoscritti nel 2008 per pagare il conto di Antonveneta agli spagnoli di Santander; le pratiche di alcuni dirigenti del gruppo senese dell'area Finanza, la cosiddetta «banda del 5%», accusati dalla stampa di fare la cresta su vari dossier. Per quanto riguarda il primo filone, il sospetto era che fossero state pagate delle tangenti. Mazzette che però, secondo gli stessi pm di Siena, non ci sono state. Nel secondo filone gli investigatori milanesi hanno ipotizzato i reati di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza. Infine, con riferimento al terzo filone, l'esistenza della «banda del 5%» è stata smentita dagli inquirenti.

MUSSARI, BALDASSARRI E VIGNI ASSOLTI IN APPELLO

La Corte d'Appello di Firenze, il 7 dicembre del 2017, ha assolto l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l’ex responsabile dell’area Finanza Gianluca Baldassarri e l’ex direttore generale Antonio Vigni dall’accusa di ostacolo alla vigilanza. Secondo i giudici non ci fu «specifica volontà di occultare i contratti sui derivati alla Banca d’Italia al fine di ostacolarne l’ispezione». La sentenza ha ribaltato il verdetto di primo grado, che aveva condannato gli ex vertici della banca con pene fino a 3 anni e mezzo di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.

I MISTERI SULLA MORTE DI DAVID ROSSI

Un'altra inchiesta collegata al crac di Mps è quella relativa alla morte di David Rossi, ex capo della Comunicazione della banca, precipitato il 6 marzo del 2013 da una finestra della sede centrale dell'istituto nella quale lavorava. Nello stesso anno il suo ufficio era stato perquisito e lui si era sentito improvvisamente minacciato. A riprova ci sono diverse mail inviate dallo stesso Rossi, in cui affermava di voler parlare con i magistrati. Poco prima di precipitare nel vuoto, aveva avvertito la moglie che sarebbe rientrato a casa nel giro di una mezz'ora, ma così non è stato. Le indagini sulla sua morte sono state archiviate due volte, ma rimangono ancora molti lati oscuri, dei quali si è occupata a più riprese la trasmissione televisiva Le Iene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso