Relazione Annuale Garante Privacy
10 Luglio Lug 2018 1519 10 luglio 2018

Privacy: la relazione del Garante davanti al parlamento

Antonello Soro ha presentato il rapporto annuale dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali. Tra i rischi gli attacchi informatici, la post-verità e gli algoritmi. Il documento.

  • ...

Il presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, si è presentato davanti al parlamento per presentare la Relazione annuale sul lavoro dell'organo di vigilanza. In particolare parlando delle inside degli oligopoli del web, del ruolo dei giornalisti e dei rischi derivanti dagli attacchi informatici.

IL PUNTO SUI COLOSSI DEL WEB: OLIGOPOLI IGNORATI DALLA POLITICA

Per molto tempo, ha detto Soro, «i governi, in ogni angolo del pianeta, hanno sottostimato gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione, nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole, promuovendo un processo inarrestabile di acquisizioni e concentrazioni, dando vita all'attuale sistema di oligopoli». «Questi hanno acquisito il potere di orientare i comportamenti di diversi miliardi di persone».

«La distribuzione e la natura di questo potere hanno generato una inedita domanda di garanzie e, insieme», ha sottolineato, «il timore di una progressiva riduzione degli spazi di libertà ed intimità individuale che hanno rappresentato il fondamento consolidato delle democrazie liberali del ventesimo secolo». Secondo Soro «è cresciuta la consapevolezza del fatto che non possono essere i protocolli informatici o le condizioni generali di contratto, unilateralmente stabilite dai big tech, il codice normativo del digitale, su cui fondare diritti e doveri, nel contesto in cui più di ogni altro si dispiega la nostra esistenza».

Il nuovo quadro giuridico europeo ha il merito «di porre al centro dell'agenda politica le implicazioni del digitale sulla libertà, l'autodeterminazione, l'identità: definita, questa, sempre più a partire dalle caratteristiche che altri - nel nome del primato degli algoritmi - ci attribuiscono, scrivendo per noi la nostra storia». Per il presidente dell'Autorità garante siamo soggetti «più di quanto ne siamo consapevoli, a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali e destinata, fatalmente, ad espandersi anche su altri piani, con effetti dirompenti sotto il profilo sociale».

L'APPELLO AI GIORNALISTI CONTRO LA POST VERITA'

Il presidente ha poi anche parlato della post-verità, rivolgendosi direttaemnte agli operatori della comunicazione. Nella società digitale «il ruolo del giornalista si carica ulteriormente di responsabilità nel fornire un'informazione corretta e rispettosa dei diritti altrui: un faro da seguire per orientarsi tra le post-verità», ha spiegato. La protezione dati deve rappresentare «uno dei criteri regolativi essenziali per l'attività giornalistica», ha poi aggiunto.

Per Soro l'informazione dovrebbe essere «tanto libera e indipendente, quanto rispettosa della dignità della persona». Quest'auspicio, in particolare, «ha ispirato una intensa interlocuzione con gli organi d'informazione, alla quale spesso è seguita l'adesione spontanea di testate o blog. È stato tuttavia necessario rivolgere all'Ordine dei giornalisti un monito al rispetto del principio di non discriminazione e del diritto all'anonimato del minore, a seguito di un eccesso di dettagli riscontrato in relazione ad alcuni fatti di cronaca».

Soro ha sottolineato anche come «nella società disintermediata ciascuno diviene al tempo stesso fruitore e produttore di informazione, con un indubbio potenziamento della libertà di espressione ma con il rischio, per converso, di una generale sottovalutazione dell'importanza dell'attendibilità delle notizie diffuse, della loro qualità, esattezza, correttezza. A farne le spese sono spesso i bersagli dell'hate speech o di campagne diffamatorie, scelti generalmente quali capri espiatori in ragione di proprie vulnerabilità».

IL RISCHIO DI ATTACCHI INFORMATICI: 140 AL GIORNO

Il Garante ha anche parlato della sicurezza digitale spiegando che in Italia, nel solo mese di maggio, gli attacchi informatici «hanno toccato la soglia di 140 al giorno. Dal 25 maggio sono aumentate di oltre il 500% le comunicazioni di data breach al Garante, che hanno interessato, assieme a quelli notificati a partire da marzo, oltre 330.000 persone». «D'altra parte, in un mondo dove tutto di noi sarà sempre più connesso, saremo sempre più vulnerabili», ha aggiunto Soro, «perché ogni oggetto con cui veniamo a contatto può diventare il canale di accesso per un attacco informatico, per una violazione della nostra persona. Per questo è indispensabile fare della protezione dei dati una priorità delle politiche pubbliche».

CYBERBULLISMO: MAGGIORI RISCHI DAI SITI EXTRA-UE

Fra le azioni dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, «di particolare rilievo è risultata anche l'attività volta ad accordare tutela ai minori vittime di cyberbullismo. Se nella maggior parte dei casi è stato rimosso il contenuto lesivo a seguito dell'intervento del Garante o per spontanea adesione dei gestori, le maggiori criticità si sono riscontrate rispetto a siti extraeuropei», ha spiegato ancora Soro al parlamento.

ALGORITMI, ATTIVITA' POLITICA E DATI: I RISCHI PER I CITTADINI

Gli algoritmi, ha spiegato ancora Soro, «non sono neutri sillogismi di calcolo, ma opinioni umane strutturate in forma matematica che, come tali, riflettono, in misura più o meno rilevante, le precomprensioni di chi li progetta, rischiando di volgere la discriminazione algoritmica in discriminazione sociale». «Rispetto a questi rischi, risultano importanti le garanzie sancite dal nuovo quadro giuridico in ordine ai processi decisionali automatizzati», ha aggiunto, «assicurandone la contestabilità e la trasparenza della logica, ed esigendo, almeno in ultima istanza, il filtro dell'uomo, per contrastare la delega incondizionata al cieco determinismo della tecnologia».

Il Garante ha voluto deidicare un passaggio anche al rapporto tra digitale e attività politica, spiegando che il processo di digitalizzazione «investe anche l'attività politica, creando indubbi vantaggi ma anche rischi, spesso sottovalutati. Significative, in questo senso, le vulnerabilità riscontrate in una piattaforma di partecipazione politica, già interessata da un data breach, rispetto alla quale il Garante ha prescritto le misure necessarie a rafforzare le garanzie di sicurezza dei dati trattati», un passaggio che potrebbe riferirsi alla piattaforma Rousseau. «Si è inoltre richiesto di procedere all'anonimizzazione dei dati relativi alla espressione del voto al termine delle relative operazioni, riconfigurando il sistema di e-voting secondo misure di privacy by default», ha spiegato ancora. «In ordine alla propaganda elettorale via sms ed e-mail, sono state invece riscontrate alcune illiceità nell'attività svolte da un partito, a livello nazionale e locale, nonché l'indebito utilizzo da parte di un ex assessore, a fini propagandistici, di indirizzi e-mail acquisiti nell'esercizio del mandato, per il diverso fine dell'assolvimento delle proprie funzioni».

Infine anche un passaggio sulle informazioni che tutti condividono con la rete: «Come cittadini dobbiamo tutti farci carico di accrescere il livello di consapevolezza, dei nuovi confini della libertà che esistono nella società digitale e dei rischi che corriamo. Dobbiamo conoscere l'architettura nella quale viviamo buona parte del nostro tempo quando siamo connessi. Conoscendo tutto questo meglio saremo più prudenti, anche nell'uso delle informazioni che consegneremo alla rete». «Pretenderemo da parte dei nostri interlocutori, che siano imprese o pubbliche amministrazioni, una protezione robusta dei dati che a loro affidiamo», ha aggiunto. «In tal senso un sistema generale di protezion può servire a vivere gli sviluppi delle tecnologie e dell'innovazione con maggiore sicurezza personale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso