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POLEMICHE
24 Luglio Lug 2018 1700 24 luglio 2018

Cosa prevede la proposta di legge sul crocifisso obbligatorio

Per la Lega dovrebbe essere in bella mostra nelle scuole, negli uffici pubblici, in porti, aeroporti e stazioni e perfino nelle sedi diplomatiche all'estero. Pena una multa fino a mille euro. Ma il web insorge.

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La Lega rilancia la sua vecchia battaglia sul crocifisso. Questa volta, si chiede che il simbolo della cristianità venga esposto in scuole, università, aule di giustizia, porti, aeroporti e stazioni, prevedendo multe fino a 1.000 euro per chi sgarra. È ciò che chiede una proposta di legge che è stata presentata il 26 marzo alla Camera, a pochi giorni dall'insediamento del nuovo parlamento. La prima firmataria è Barbara Saltamartini, seguita da Massimiliano Fedriga, Giuseppina Castiello, Paolo Grimoldi e Guido Guidesi.

LA PROPOSTA DI LEGGE DEPOSITATA A MONTECITORIO

La proposta, che porta il numero 387 ed è disponibile sul sito di Montecitorio, ricalca quella presentata sempre da Saltamartini già nella scorsa legislatura. Nella motivazione che accompagna il testo della proposta di legge è scritto: «Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società». E ancora: «Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese».

CROCIFISSO OBBLIGATORIO NELLE SCUOLE, NEGLI UFFICI E NEI PORTI

Cinque gli articoli, in cui si prevede l'esposizione del crocifisso «nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d'istruzione, negli uffici delle pubbliche amministrazioni, negli uffici degli enti locali territoriali, nelle aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari italiane e negli uffici pubblici italiani all'estero». «Chiunque rimuove in odio a esso l'emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende - recita l'art. 4 - è punito con l'ammenda da 500 a 1.000 euro».

LE REAZIONI SU TWITTER: IL WEB TRA CITAZIONI E VIGNETTE

L'hashtag #crocifisso è rimasto saldo in cima alla classifica dei trend di Twitter per buona parte della giornata del 24 luglio. Qualcuno cita lo storico Sergio Luzzatto: «Senza il crocifisso sul muro, dicono, l'Italia non sarebbe piú la stessa. Lo dicono tanti cattolici, ma anche tanti laici. Io penso che gli uni e gli altri abbiano ragione. Senza il crocifisso negli edifici statali l'Italia non sarebbe piú la stessa: sarebbe piú giusta, piú seria, migliore».

Qualcun altro enfatizza lo stridente contrappunto del voler appendere un crocifisso nei porti quando ci si rifiuta di far sbarcare «gli ultimi» dei nostri tempi.

C'è poi chi rispolvera una vignetta di Sergio Staino dei tempi di Bossi. Come a dire, cambiano gli uomini ma i temi sono sempre quelli.

Chi mette in guardia dal fatto che si tratta dell'ennesima mossa propagandistica per coprire i punti del contratto di governo che i partiti di maggioranza non hanno ancora realizzato.

Chi ricorda che a disporre la sua esposizione nelle aule scolastiche, nei tribunali e negli ospedali furono i decreti regi di epoca fascista del 1924 del 1928 (peraltro mai abrogati).

E infine chi, a questo punto, si ricrede anche sulla gaffe con cui Patty Pravo ha aperto quest'anno: «Buon 1918!».

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