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Migranti ed Europa
Asso Ventotto
31 Luglio Lug 2018 0834 31 luglio 2018

Asso 28, la prima nave italiana a riportare i migranti in Libia

Per la prima volta un rimorchiatore battente la bandiera tricolore ha sbarcato dei naufraghi a Tripoli. Salvini: «La nostra Guardia Costiera non c'entra». L'armatore conferma, ma è polemica.

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Per la prima volta nella storia delle migrazioni attraverso il Mediterraneo, una nave italiana ha riportato in Libia dei naufraghi soccorsi in mare. Un gommone con 108 persone a bordo è stato soccorso dalla nave Asso 28, battente bandiera italiana, che ha poi riportato tutti i migranti a Tripoli. Si tratterebbe di un vero e proprio respingimento collettivo, il primo in assoluto. Il diritto internazionale prevede che le persone salvate in mare debbano essere portate in un porto sicuro e quelli libici non possono essere considerati tali. Tra i primi a dare la notizia il deputato Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali, che si trova a bordo della Open Arms.

Il rimorchiatore Asso 28 opera a supporto delle piattaforme petrolifere di Eni nel Mediterraneo. L'imbarcazione, secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, «pare abbia seguito le indicazioni della centrale operativa della Guardia Costiera che via radio da Roma avrebbe ordinato al comandante di Asso 28 di coordinarsi con la Guardia Costiera di Tripoli. In sostanza l’ordine è stato quello di riportare quei migranti in Libia». A stretto giro è arrivata la smentita del ministro dell'Interno Matteo Salvini. «La Guardia Costiera Italiana non ha coordinato e partecipato a nessuna di queste operazioni», ha scritto il leader della Lega su Facebook. La Guardia Costiera italiana ha fatto sapere che le attività di soccorso «si sono svolte sotto il coordinamento della Guardia Costiera libica, che ha gestito l'intera operazione».

La Guardia Costiera Libica nelle ultime ore ha salvato e riportato a terra 611 immigrati. Le ONG protestano e gli...

Geplaatst door Matteo Salvini op Maandag 30 juli 2018

Per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli «l'unica cosa certa è che la Guardia Costiera italiana non è stata interessata al coordinamento e al salvataggio, perciò non ci ha fornito alcuna indicazione. Quindi il diritto internazionale non è stato violato». Ma per Fratoianni «l'ordine di riportare a Tripoli i migranti soccorsi a bordo di un gommone è arrivato dalla piattaforma per cui lavora il rimorchiatore, vale a dire dall'Eni. E le autorità italiane erano informate fin dall'inizio dell'intera operazione di soccorso».

«Stiamo raccogliendo tutte le informazioni necessarie sul caso del rimorchiatore italiano Asso 28 che avrebbe riportato in Libia 108 persone soccorse nel Mediterraneo. La Libia non è un porto sicuro e questo atto potrebbe comportare una violazione del diritto internazionale», ha scritto su Twitter l'account ufficiale dell'Unhcr.

La società armatrice della Asso 28, la Augusta Offshore di Napoli, nel pomeriggio del 31 luglio ha fornito la propria versione dei fatti. Secondo questa ricostruzione, alle 14.30 del 30 luglio il rimorchiatore si trovava nei pressi della piattaforma petrolifera di Sabratha, gestita in joint venture da Eni e dalla compagnia libica Noc. La piattaforma si trova a 57 miglia da Tripoli. Alle 15 Asso 28 avrebbe «ricevuto istruzioni dalla Guardia Costiera libica di procedere in direzione di un gommone avvistato a circa 1,5 miglia a Sud-Est della piattaforma, dopo aver imbarcato rappresentanti delle autorità libiche sulla piattaforma stessa». Alle 15.30 il rimorchiatore avrebbe quindi avvicinato il gommone e ricevuto ulteriori istruzioni dai libici a bordo della piattaforma: recuperare i migranti e procedere verso Tripoli. Dopo aver soccorso i 101 naufraghi, la Asso 28 sarebbe stata affiancata da una motovedetta libica che ha scortato il rimorchiatore fino a Tripoli. «Non si sono verificati incidenti o proteste da parte dei migranti salvati, anche quando sono stati trasbordati sul battello della Guardia Costiera libica all’interno del porto di Tripoli», ha concluso la Augusta Offshore.

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