Alberto Guglielmotti Sommergibile
Cronaca
2 Agosto Ago 2018 1544 02 agosto 2018

La storia del sommergibile Guglielmotti

Ritrovato a Capraia il sottomarino affondato nel 1917. Fu cannoneggiato e speronato per errore da una nave inglese mentre era in trasferimento per Brindisi. Nell'incidente persero la vita 14 uomini.

  • ...

Dopo oltre un secolo dall'affondamento, avvenuto durante la Prima guerra mondiale, è stato ritrovato il relitto del sommergibile Guglielmotti. La scoperta è avvenuta durante un'esercitazione dei cacciamine della Marina militare, presso l'isola di Capraia, a 400 metri di profondità (qui il video del ritrovamento).

A bordo del sommergibile, affondato il 10 marzo 1917, c'erano 39 membri dell'equipaggio. Nell'incidente persero la vita 14 uomini. Al comando del capitano di fregata Guido Castiglioni, che ne aveva curato anche l'allestimento, nei primi giorni del marzo di quell'anno ebbe l'ordine di raggiungere la sede di Brindisi, per operare nell'Adriatico meridionale con la 2/a Flottiglia. Salpato dalla Spezia il 10 marzo, scortato dal piroscafo Cirenaica, alle ore 21.50, in navigazione nelle acque della Capraia, fu scambiato per un'unità nemica dal dragamine britannico Cyclamen di scorta al trasporto truppe Arcadia, cannoneggiato, speronato ed affondato.

ORDINATO DALLA MARINA PER RISPONDERE AI TEDESCHI NEL 1913

Il sommergibile, progettato da Laurenti, rappresentò insieme al Pacinotti il primo esperimento nel campo delle unità subacquee di elevato dislocamento. La Regia Marina ne ordinò due esemplari nel 1913 quando la Marina Imperiale germanica aveva già in costruzione un'unità dello stesso tipo presso i Cantieri La Spezia. Si trattò di una produzione, in dimensioni maggiori, delle unità di piccolo dislocamento tipo Fiat – S.Giorgio senza importanti innovazioni nel campo costruttivo.

I compartimenti allagabili erano ricavati nell'interno della parete centrale dello scafo mentre dei depositi combustibili alcuni erano ubicati all'esterno, alle due estremità dello scafo, ed altri in una cassa interna centrale. Una particolarità nell'armamento era la sistemazione di tre lanciasiluri a prua, innovazione che non ebbe seguito nelle unità subacquee successive. I due "Pacinotti" (A.Pacinotti e A.Guglielmotti) prestarono servizio per breve tempo e la valutazione delle prestazioni da essi fornite non ne consigliò la riproduzione.

RICONOSCIUTO DAL CANNONE DI PRUA

Il ritrovamento del relitto è avvenuto da parte della nave Gaeta in una posizione correlabile con quella nota del suo affondamento avvenuto il 10 marzo del 1917. La scoperta è stata poi convalidata dalla successiva investigazione da parte di nave Rimini con il veicolo "multipluto" che ha permesso di scattare anche le prime immagini del sommergibile mostrando inconfutabilmente l'identità del relitto grazie alla corrispondenza con i dettagli costruttivi del battello che appare adagiato sul fianco mostrando, ben riconoscibile, il cannone di prora.

Le immagini hanno anche confermato lo speronamento avvenuto da parte dell'unità inglese. In precedenza, il cacciamine Gaeta aveva localizzato il relitto del Hms Saracen, un sommergibile inglese affondato da due corvette italiane durante la Seconda guerra mondiale già identificato durante una spedizione subacquea da parte di soggetti privati nel 2015.

LA MARINA: «EFFICACI LE NUOVE TECNICHE DI RICERCA»

«Il ritrovamento del sommergibile Guglielmotti», ha sottolineato lo Stato maggiore della Marina, «conferma l'efficacia operativa dei nuovi veicoli subacquei in dotazione capaci di operare a quote profonde e che potranno essere adoperati anche sui nuovi cacciamine che dovranno sostituire le ormai datate unità della classe Lerici/Gaeta. L'attività condotta dimostra come le capacità militari possono essere messe a disposizione della ricerca subacquea, anche per fini di ricostruzione storica, nell'ambito delle funzioni duali e complementari della Forza armata».

Questa nuova tecnica di investigazione «apre un nuovo capitolo sulle indagini a quote profonde ed amplia gli scenari (militari e non) nei quali, i cacciamine della Marina militare, possono operare in futuro inquadrandosi in un più ampio programma di esplorazione e ricerca dei nuovi fondali marini». «La scoperta», conclude la Marina, «ha infine ridato voce al coraggio e alla dignità di quegli uomini che oltre cento anni fa servirono il Paese fino all'estremo sacrificio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso