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INCHIESTA
2 Agosto Ago 2018 0853 02 agosto 2018

Il comitato d'affari che per i pm gestiva gli appalti pubblici a Messina

Maxi operazione della Dia sullo stretto: indagati esponenti della criminalità locale, imprenditori, faccendieri e politici. Tra cui l'ex presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile. 

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La mattina del 2 agosto la Direzione investigativa antimafia (Dia) di Messina ha eseguito 13 provvedimenti cautelari emessi dal gip nei confronti di politici, esponenti della criminalità locale, imprenditori e faccendieri. Contestualmente, sono stati sequestrati beni immobili e imprese per un valore di svariati milioni di euro. L'inchiesta - denominata 'Terzo livello', coordinata dalla procura di Messina, diretta dal procuratore Maurizio de Lucia - ha svelato l'esistenza di un comitato d'affari che per anni ha gestito la cosa pubblica nella città dello Stretto. Tra gli indagati, c'è anche l'ex presidente del Consiglio comunale di Messina, Emilia Barrile.

Barrile è accusata di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, atti contrari a doveri ufficio e violazione dei doveri di imparzialità nei confronti della pubblica amministrazione

Barrile, prima nel centrosinistra, poi passata al centrodestra per transitare alla fine a una lista civica sua, quella de i Leali, è risultata la più votata alle ultime elezioni comunali dove ha preso 2.800 preferenze. La lista, però, non ha superato lo sbarramento del 5% e Barrile non è più tornata in Consiglio comunale. La donna, che è ai domiciliari, è accusata di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, atti contrari a doveri ufficio e violazione dei doveri di imparzialità nei confronti della pubblica amministrazione. Tra gli indagati, anche l'imprenditore della grande distribuzione Antonio Fiorino. Secondo gli inquirenti, utilizzando il potere che le derivava dal ruolo e facendo pressioni su dirigenti e funzionari comunali, Barrile agevolava le pratiche degli imprenditori che a lei si rivolgevano: come Fiorino, che sarebbe stato aiutato nel disbrigo delle pratiche amministrative e tutelato da imprese concorrenti.

Per il gip, «le indagini rivelano la consuetudine della Barrile allo sfruttamento del potere di influenza che deriva dal ruolo pubblico per esercitare pressioni su dirigenti e funzionari del Comune per garantire il pronto soddisfacimento di interessi privati facenti capo a un ristretto gruppo di imprenditori cittadini a lei collegati da un inquietante logica del do ut des, essenzialmente costituito con prospettiva di ritorno sia elettorale che di assunzioni di parenti vicini presso attività imprenditoriali». Secondo gli investigatori, inoltre, la donna era il dominus di due coop, la Peloritana Servizi e la Universo Ambiente, che gestiva attraverso prestanomi. Stando all'ordinanza, grazie ad amicizie, come quella con un personaggio già coinvolto in un blitz antimafia con l'accusa di concorso in associazione mafiosa, riusciva a gestire alcuni servizi di ristorazione e di fornitura di steward per il parcheggio all'interno dello stadio cittadino. L'indagine della Dia coinvolge anche funzionari di alcune partecipate del Comune come l'Atm, società che gestisce i trasporti pubblici.

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