Troll Mattarella Cosa Sappiamo
giustizia
6 Agosto Ago 2018 1444 06 agosto 2018

Cosa sappiamo sull'attacco troll contro Mattarella

La procura di Roma ipotizza i reati di attentato alla libertà e offesa all'onore del Capo dello Stato. L'ambasciata russa ironizza su Twitter: «Ha stato Putin».

  • ...

La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per attentato alla libertà e offesa all'onore del Capo dello Stato dopo l'attacco troll contro Sergio Mattarella avvenuto su Twitter nel mese di maggio, dietro il quale si sospetta possa esserci la mano di cittadini russi. Ecco cosa sappiamo finora sulla vicenda, a partire dall'ironia con cui l'ambasciata di Mosca in Italia, sulla stessa piattaforma di microblogging, ha deciso di replicare.

CREATI IN POCHISSIMO TEMPO 400 PROFILI

I riflettori dei pm di Roma sono puntati su quanto accaduto nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2018, quando in pochissimo tempo furono creati su Twitter 400 profili tutti riconducibili a un'unica origine, da cui partirono migliaia di messaggi per chiedere le dimissioni di Mattarella.

IL RIFIUTO DI NOMINARE SAVONA MINISTRO DELL'ECONOMIA

Il presidente della Repubblica aveva appena rifiutato la nomina di Paolo Savona a ministro dell'Economia e Giuseppe Conte aveva perciò rimesso il mandato di formare un nuovo governo. La scelta del Colle era stata definita «incomprensibile» dal capo politico del M5s, Luigi Di Maio, che aveva prospettato la messa in stato d'accusa del Capo dello Stato. Poco dopo partì l'attacco in Rete, condito da insulti e minacce.

PROBABILE UN'UNICA REGIA

Se sembra probabile che dietro il bombardamento di tweet, tutti con lo stesso hashtag #MattarellaDimettiti, ci fosse un'unica regia, è da verificare l'ipotesi che si tratti di un'entità russa specializzata in azioni di questo tipo. In base alle prime verifiche, i falsi profili Twitter sarebbero stati creati da server esteri, in particolare estoni e israeliani, anche se questo non significa che l'attacco sia effettivamente partito da tali Stati.

LA PISTA DELL'INTERNET RESEARCH AGENCY DI SAN PIETROBURGO

Per quanto riguarda la presunta pista russa, il Corriere della Sera ha scritto il 3 agosto che «almeno una ventina di profili Twitter coinvolti nella campagna digitale contro il Capo dello Stato avevano una storia controversa». Quale? «Erano stati usati una o più volte dalla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo, per far filtrare nel nostro Paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti e degli anti-europei». Insomma: «Gli stessi account che fino a poco più di un anno prima erano stati rilanciati, fatti balzare e a volte sollecitati a intervenire sulla Rete da parte di agenti russi sotto copertura, adesso stavano attaccando Mattarella».

L'ORIGINE DALLO "SNODO DATI" DI MILANO

Sempre il Corriere della Sera, tuttavia, il 6 agosto ha anticipato i contenuti dell'audizione del direttore del Dis Alessandro Pansa, atteso al Copasir in giornata proprio per relazionare sull'indagine. E la pista russa sarebbe destinata a ridimensionarsi. Scrive infatti il quotidiano di via Solferino: «Al parlamento il capo dell’intelligence consegnerà un dossier che ricostruisce quanto accaduto la notte tra il 27 e il 28 maggio. Evidenziando come quel bombardamento di tweet non abbia nulla a che fare con il Russiagate, cioè con i troll di Mosca che sarebbero stati utilizzati per influenzare la campagna negli Stati Uniti che ha portato all’elezione di Donald Trump. Del resto la prima traccia utile trovata dagli specialisti avvalora la possibilità che a generare l’operazione sia stato un account creato sullo "snodo dati" di Milano».

NEL MIRINO DEGLI INVESTIGATORI UNA SOCIETÀ SPECIALIZZATA

Il profilo da cui tutto è partito, quindi, sarebbe stato creato con un’iscrizione avvenuta in Italia - dallo «snodo dati» di Milano, per l'appunto - ma in maniera schermata, in modo da far figurare che provenisse dall’estero. Per gli altri account, invece, almeno 150 nei primi minuti, sarebbero stati utilizzati server stranieri: in Estonia o in Israele. Gli investigatori restano convinti che ad agire sia stata un’unica mano, quasi certamente una società specializzata in questo tipo di attività. E i tecnici escludono che l'attacco possa essere stato portato avanti da privati. I finti profili utilizzati, ha spiegato alla stampa uno degli investigatori, «hanno pochissimi seguaci, twittano soltanto su uno o due argomenti, in alcuni casi vengono chiusi per poi ricomparire nei momenti ritenuti utili da chi lancia le campagne di assalto contro gli obiettivi istituzionali».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso