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Migranti ed Europa
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Cronaca
8 Agosto Ago 2018 2104 08 agosto 2018

Foggia, in marcia contro il caporalato

In migliaia per oltre 35 km sotto il sole. Lo sciopero dei braccianti denuncia lo sfruttamento del caporalato. Perché il rosso del pomodoro non può essere anche quello del loro sangue.

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L'associazione è immediata: il rosso dei pomodori è lo stesso del sangue versato sulle strade della provincia di Foggia dove in due giorni sono morti 16 braccianti agricoli africani, in due incidenti stradali. Per loro, per i «fratelli sfruttati dalle aziende che si servono dei caporali», migliaia di persone hanno partecipato a due manifestazioni a Foggia: lo sciopero dei braccianti agricoli organizzato dalla Usb in mattinata e la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil, nel pomeriggio, alla quale hanno aderito anche numerose associazioni da ogni parte d'Italia, tra cui Arci e Libera. Hanno partecipato anche il governatore pugliese, Michele Emiliano, e l'attore Michele Placido, originario di Foggia.

Il corteo dei migranti è partito dal ghetto delle campagne di Rignano Garganico verso la prefettura del capoluogo dauno. I migranti indossavano i cappellini rossi che erano stati distribuiti ai braccianti per ripararsi dal sole cocente di agosto, nei giorni precedenti agli incidenti. Prima che i vecchi furgoni nei quali tornavano dai campi dopo aver raccolto pomodori per un euro al quintale, si schiantassero. «Basta morti sul lavoro, schiavi mai», hanno urlato i manifestanti dell'Usb che arrivati sotto la prefettura hanno osservato un minuto di silenzio in ricordo della morte di 16 italiani nelle miniere di Marcinelle, in Belgio, di cui oggi ricorre il 62esimo anniversario. «Morirono operai costretti a scappare dall'Italia - ha ricordato Aboubakar Soumahoro dell'Usb - come oggi muoiono senza sicurezza altri lavoratori schiavizzati».

LE TESTIMONIANZE DEI BRACCIANTI

«Conoscevo tanti dei ragazzi che sono morti in due giorni 16 morti sono troppi, capisci?», si sfoga uno dei braccianti in corteo. E un gambiano: «La nostra vita è difficile ogni giorno io raccolgo pomodori e per ogni cassone mi danno 3,50 euro, ma per salire su un furgone tutto rotto ne do cinque al capo nero». E un bracciante del Mali: «Guarda questi pomodori, sono come sangue che scorre. Vivo da un anno nel ghetto di Rignano, senza luce né acqua: è troppo brutto». Gli fa eco un compagno: «Ho sempre raccolto pomodori e come tanti altri qui non ho documenti e non posso avere un contratto. Non è giusto vivere così».

SOUMAHORO: «I ROBOT NON RACCOLGONO POMODORI»

Una delegazione di migranti è stata poi ricevuta dal prefetto, Massimo Mariani. A parlare sempre Soumahoro: «Quando scioperiamo tutti hanno interesse ad ascoltarci perché i robot non vanno a raccogliere i pomodori». Il sindacalista ha parlato di «risposte immediate del prefetto che si è impegnato a convocare dopo ferragosto una conferenza sul lavoro», e ha annunciato che sarà «garantito ai familiari dei compagni morti e ai feriti ciò che spetta loro in termini di rendita e indennità». Soumahoro ha aggiunto di aver detto nell'incontro che «vogliamo gestire noi le strutture di accoglienza, secondo il prefetto sarebbe d'accordo anche Salvini. Forse il ministro ha capito che la pacchia non l'abbiamo mai conosciuta».

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