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Cronaca
8 Agosto Ago 2018 1051 08 agosto 2018

Orrore a Torino: «Violentata da mio figlio allucinato da crack»

Una donna ha detto di essere stata aggredita in casa. Il figlio, un uomo di 30 anni, sotto l'effetto di stupefacenti l'avrebbe sequestrata per tre ore abusando di lei. Indagini ancora in corso.

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Ha raccontato di essere stata aggredita e violentata dal figlio, un uomo di 30 anni, caduto in preda ad allucinazioni provocate dal crack. La denuncia di una donna, a Torino, ha portato un trentenne a essere arrestato per violenza sessuale. Sul caso, anticipato dalle pagine locali del quotidiano La Stampa, stanno indagando la polizia e la procura. Il trentenne, quando è stato interrogato, si è professato innocente e non ha dato alcuna spiegazione. La donna, una cinquantenne, è stata portata al centro antiviolenza dell'ospedale Sant'Anna.

La donna ha raccontato in stato di choc alla polizia di essere stata bloccata in casa per oltre tre ore durante le quali è stata violentata ripetutamente dal figlio

L'uomo è stato arrestato dopo la telefonata della madre che alla centrale operativa del commissariato di polizia ha raccontato il presunto stupro del figlio. Le forze dell'ordine sono intervenute immediatamente. Arrivate sul posto hanno trovato la donna in stato di choc che ha raccontato loro di essere stata bloccata in casa per oltre tre ore durante le quali è stata violentata ripetutamente. Secondo la testimonianza della donna, l'uomo sarebbe tossicomane e dipendente dal crack, droga che può portare a uno stato paranoico e allucinatorio.

IL FIGLIO RESPINGE TUTTE LE ACCUSE

Le prime ricostruzioni spiegano che la madre stava per recarsi al lavoro quando è stata prima sequestrata e poi aggredita dal figlio. L'uomo avrebbe abusato di lei mentre assumeva la droga. La violenza, secondo le parole della donna, è continuata fino a quando il figlio non si è addormentato. Durante l'udienza di convalida dell'arresto, l'avvocato del trentenne ha respinto ogni accusa. Contro di lui c'è un lungo verbale di quello che ha raccontato la madre. Ora si attendono le analisi del Dna per definire la veridicità del racconto della donna. Fino ad allora l'uomo resta in stato di fermo.

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