Crollo Ponte Morandi Genova
Crollo del ponte Morandi
Lettera Autostrade, Morandi non è sicuro
Cronaca
Aggiornato il 01 settembre 2018 31 Agosto Ago 2018 1304 31 agosto 2018

I carteggi tra Autostrade e ministero sul ponte Morandi

Attese, silenzi, omissioni. Le condizioni di degrado in cui versava il viadotto non potevano non essere note a concessionario e concedente. E spunta anche uno studio del Politecnico di Milano. Il punto. 

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Autostrade da una parte e Stato italiano dall'altra. Concessionario e concedente. L'inchiesta sul crollo del Ponte Morandi di Genova che il 14 agosto ha causato la morte di 43 persone rivela giorno dopo giorno nuove omissioni, silenzi, mancate risposte. Questo mentre il Mit ha avviato l'iter per la revoca della concessione e la società risponde dicendosi convinta di aver «rispettato gli obblighi concessionari». Vero è che la struttura era da anni fortemente degradata, probabilmente - ma Autostrade nega - non sicura e bisognosa di lavori urgenti di manutenzione. Una condizione di cui in qualche misura sia concessionario sia concedente, almeno a leggere lo scambio di lettere e documenti, erano al corrente.

GIALLO SULLA RELAZIONE DI MORANDI DEL 1981

Già a fine del 2017, tra i documenti inviati da Autostrade alla Commissione tecnica del Provveditorato della Liguria chiamata a esprimersi sui lavori di rinforzo dei tiranti del viadotto, la società non inserì la relazione del 1981 di Riccardo Morandi in cui il progettista segnalava criticità alla struttura. A rivelarlo è La Repubblica Genova. Ad accorgersi della mancanza sarebbe stato il Comitato tecnico i cui membri sono stati sentiti dalla procura. Come scrive il quotidiano, Morandi tra le altre cose metteva in guardia sulla «degradazione della struttura in cemento armato molto rapida in alcune parti [...] molto più di quanto ci si potesse aspettare». I membri della commissione - il provveditore Roberto Ferrazza, gli ingegneri Giuseppe Sisca e Salvatore Buonaccorso, Antonio Brencich, professore associato alla facoltà di Ingegneria a Genova, e Mario Servetto - diedero parere positivo non senza sottolineare alcune criticità. Il Comitato però, come ricostruisce Repubblica, chiese ad Autostrade di approfondire gli studi, ma la società non avrebbe mai risposto.

Fincantieri Infrastructure: la società che può ricostruire il Morandi

Lanciato il sasso nello stagno, Fincantieri resta alla finestra per osservarne le conseguenze. E nonostante il suo nome rimbalzi di bocca in bocca, da ministri ad opinionisti - dato per certo come l'azienda che ricostruirà il Ponte Morandi - nel quartier generale di Trieste le bocche rimangono invece cucite in attesa degli avvenimenti.

LA LETTERA DI AUTOSTRADE DEL 28 FEBBRAIO 2018

Tra il 6 febbraio e il 13 aprile 2018, Autostrade scrisse almeno cinque lettere al ministero delle Infrastrutture. Nella seconda missiva pubblicata dall'Espresso e firmata dal direttore della manutenzione Michele Donferri Mitelli si legge: «Vista l'importanza strategica dell'opera e la natura dell'intervento, tenuto conto che il completamento delle procedure di affidamento può essere stimato in 13-15 mesi, si ritiene, in considerazione del protrarsi dei tempi di approvazione, che l'intervento non possa essere in esecuzione prima del secondo semestre 2019 o inizio 2020. Tale circostanza comporterebbe una serie di ripercussioni sia per la pianificazione economica che per l'incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera. Per quanto sopra, Vi preghiamo di portare avanti l'iter autorizzativo quanto prima». Da parte sua Autostrade, dopo la pubblicazione del documento, ha diffuso una nota in cui sostiene che la lettera sia «una ordinaria comunicazione con cui la competente direzione del ministero delle Infrastrutture viene sollecitata per l'approvazione del progetto di miglioramento delle caratteristiche strutturali del viadotto Polcevera». Risulta, quindi, assolutamente fuorviante e non veritiera l'interpretazione del settimanale secondo cui si sarebbe trattato di una "lettera d'allarme" che metteva in guardia sulla "non sicurezza" del viadotto».

IL VERBALE DELLA RIUNIONE DEL PRIMO FEBBRAIO

Il primo febbraio 2018 nel corso di una riunione il Provveditorato opere pubbliche diede il suo parere poistivo al progetto di ristrutturazione del viadotto sul Polcevera presentato da Autostrade. Dal verbale, pubblicato sempre da L'Espresso, emerge come sia concessionario sia concedente fossero ancora una volta al corrente del degrado della struttura. Nella presentazione del progetto si legge al capitolo Descrizione difetti: «I risultati delle prove riflettometriche hanno evidenziato un lento trend di degrado dei cavi costituenti gli stralli (riduzione d'area totale dei cavi dal 10 al 20%) e proprio in tale considerazione la committente ha ritenuto opportuno avviare una progettazione finalizzata al rinforzo della costruzione delle pile 9 (quella crollata, ndr) e 10». E, ancora: «Le indagini sono state estese agli altri elementi strutturali che hanno evidenziato i quadri fessurativi (lesioni) più o meno estesi, presenza di umidità, fenomeni di distacchi, dilavamenti, ossidazione. Sulla base delle indagini svolte la società progettista ha cautelativamente stimato un grado di ammaloramento medio oscillante dal 10 al 20%». Nonostante le conclusioni e le critiche, da febbraio ad agosto né il ministero né Autostrade hanno provveduto a mettere in atto misure per alleggerire il traffico pesante e ridurre così la pressione sulla costruzione. Non lo fecero nemmeno i firmatari del verbale Ferrazza e Brencich - quest'ultimo critico dal 2016 sulle condizioni del Ponte - tanto che la loro nomina nella commissione d'inchiesta da parte di Toninelli dopo la tragedia ha sollevato un vespaio di polemiche. Più tardi sono entrambi usciti di scena: Brencich dando le dimissioni, Ferrazza con la revoca dell'incarico.

Quanto si è dovuto attendere per l'avvio dei lavori? A ricostruire l'iter del progetto un decreto del Mit a firma di Vincenzo Cinelli, Direttore generale per la Vigilanza sulle concessionarie autostradali, pubblicato dal Corriere. Il documento, con cui il ministero dà l'approvazione al progetto di rinforzo degli stralli, è datato 11 giugno 2018, due mesi prima della tragedia. Il progetto era stato trasmesso dal concessionario il 31 ottobre 2017. Facendo due conti: dall'ok del comitato tecnico del Provveditorato del primo febbraio sono passati, tra analisi e passaggi burocratici, almeno quattro mesi.

LO STUDIO E IL PROGETTO DEL POLITECNICO DI MILANO

Il primo settembre è spuntato anche uno studio del Politecnico di Milano sui piloni 9 e 10 del viadotto. A commissionarlo, a ottobre 2017, la società Spea per conto di Autostrade. Il tutto è stato acquisito dalla Guardia di Finanza. Come ha raccontato il Corriere, a fine novembre i professori Carmelo Gentile e Antonello Ruccolo consegnarono i risultati dai quali emergevano «deformazioni non conformi alle attese degli stralli», allegando un progetto per il monitoraggio della struttura. Il costo per l’acquisto e l’installazione del sistema si aggirava tra i 150 e i 200 mila euro, la gestione e l'analisi dei dati tra i 450 e i 600 mila. Il sistema se fosse stato installato, ha spiegato Gentile al quotidiano, «avrebbe forse consentito di risparmiare qualche vita». Come avrebbe funzionato il sistema? «In presenza di spostamenti della struttura, le informazioni dei sensori sarebbero confluite in un centro di ricerca che elaborava i dati in tempo reale e, se del caso, sarebbe scattato l’allarme. Cioè i responsabili della sicurezza avrebbero avuto un dato oggettivo per prendere eventuali provvedimenti di limitazione del traffico». Autostrade però rinunciò al progetto, scegliendone un altro.

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