Disabili firma Simone Parma
ABILE A CHI?
1 Settembre Set 2018 1400 01 settembre 2018

Per un disabile firmare non è sempre un diritto garantito

Nonostante i passi avanti fatti, molti hanno ancora difficoltà negli uffici pubblici o privati. Per questo associazioni come la Luca Coscioni portano avanti la battaglia. 

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Sono così sicura di ciò che affermo che ci metterei la firma. Vi è mai capitato di dire o sentire una frase simile? È un modo figurato che si usa quando le persone vogliono farsi garanti di qualcosa, assumendosi la responsabilità delle proprie dichiarazioni. Questo detto metaforico ha però radici molto concrete: apporre la propria firma su un documento ufficiale ha valore giuridico in quanto attesta l'identità del firmatario e ne conferma la sua responsabilità legale nei confronti dei contenuti riportati nel testo. Firmare è un'azione che compiamo quotidianamente: in banca, dal notaio, sul luogo di lavoro, nelle petizioni e via dicendo. È un gesto talmente semplice che consideriamo scontato. Ma non per tutti è così. Ci sono persone con difficoltà motorie per cui scrivere il proprio nome e cognome a mano diventa un'impresa epica e per qualcuno è proprio impossibile. Chi lo ritiene un piccolo problema pratico in confronto ad altre criticità che minano la vita indipendente delle persone con disabilità, sbaglia. È una questione sostanziale e spesso causa disagi enormi e importanti limitazioni del diritto a formalizzare la propria volontà.

LE DIFFICOLTÀ DI ESERCITARE UN PROPRIO DIRITTO

Io riesco a firmare ma in modo non leggibile e all'inizio questo mi ha causato molte difficoltà, dovute anche a informazioni scorrette ricevute in merito alle possibili strategie da usare nelle situazioni in cui mi era richiesto di apporre la firma. Un funzionario dell'anagrafe mi aveva spiegato che avrei dovuto chiedere a due testimoni di firmare in mia vece. Per anni ho seguito questa procedura, scoprendo che non dappertutto era facilmente accettata. Ricordo interminabili momenti trascorsi in banca, nella speranza che l'impiegato di turno acconsentisse a girarmi l'assegno che avrei dovuto incassare. Dopo lunghissime consultazioni con i colleghi e il direttore, mi proponeva l'una o l'altra di queste soluzioni: la prima consisteva nell'avvalersi della firma dei due testimoni. Un procedimento abbastanza lungo che prevedeva l'individuazione di due soggetti disponibili, la fotocopia dei documenti d'identità, miei e loro, e la compilazione di un apposito modulo. La seconda, da me maggiormente temuta, era quella di aiutarmi a firmare di mio pugno in modo leggibile, guidando la mia mano. Ma che qualcuno cerchi di coordinare i movimenti di una persona con tetraparesi distonico-spastica è, credetemi, una vera tortura sia per chi la subisce sia per chi la compie.

L'ILLEGGIBILITÀ DELLA FIRMA NON LA RENDE NULLA

Una volta in un ufficio postale si sono rifiutati di farmi eseguire l'operazione di cui avevo bisogno e mi hanno rimandata a casa, intimandomi di tornare accompagnata dall'amministratore di sostegno. Questo ruolo, introdotto dalla legge 6/04, fa le veci della persona con disabilità, garantendo al posto suo. Ma essere obbligata a farsi accompagnare da un tutore quando si è autonomi negli spostamenti e nel prendere decisioni lo considero un vero e proprio controsenso. È stato proprio un amministratore di sostegno a spiegarmi che l'illeggibilità della firma non ne comporta l'invalidamento purché una persona la riconosca come propria. Da allora firmo sempre di mio pugno ma spesso sono io a dover spiegare agli impiegati degli uffici pubblici che per legge il mio scarabocchio alla “Van Gogh”, come lo definisco ironicamente davanti a loro, è valido.

La scuola italiana sui disabili? Bocciata su tutta la linea

Abile a chi? La Corte dei Conti boccia il nostro sistema educativo. Da eccellenza, stiamo lentemente regredendo. E la politica non mostra alcun interesse per migliorare le cose. Scuola italiana bocciata rispetto all' inclusione degli studenti con disabilità.

C'è ancora molta ignoranza intorno al tema e anche chi per ruolo professionale dovrebbe saperne non di rado risulta essere impreparato. Io stessa, diretta interessata, appena maggiorenne mi sono fidata delle indicazioni di un impiegato dell'anagrafe senza chiedere a nessun altro e pagandone le conseguenze per anni. Sì, perché dover faticare ogni volta affinché venga riconosciuto il sacrosanto diritto di formalizzare la propria volontà è molto stressante e frustrante. Quindi capisco benissimo la situazione di chi, a causa di difficoltà motorie, è del tutto impossibilitato ad apporre una firma cartacea.

LA BATTAGLIA FIRMO QUINDI SONO DI SIMONE PARMA

Per questo motivo ringrazio Simone Parma, persona affetta da distrofia muscolare, promotore della campagna Firmo quindi sono, per l'impegno profuso nel trovare delle proposte concrete che permettano a tutti di esercitare questo diritto fondamentale. Le proposte da lui avanzate sono state: l’impronta digitale, la firma elettronica da realizzare con l’utilizzo di sistemi informatici, e il timbro o sigillo. Tutte soluzioni che permetterebbero l'esercizio della propria volontà senza dover essere costretti a ricorrere a complicate procure o espedienti simili. Purtroppo Simone non è riuscito a gioire del primo successo tangibile della sua campagna: nel 2017, due anni dopo la sua morte, l'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) ha approvato la circolare n. 3 del 7 luglio 2017 (Raccomandazioni e precisazioni sull’accessibilità digitale dei servizi pubblici erogati a sportello dalla pubblica amministrazione, in sintonia con i requisiti dei servizi online e dei servizi interni) che regolamenta la questione. In un'informativa successiva il direttore dell'AgID ha specificato: «La circolare ha valore giuridico e le pubbliche amministrazioni sono chiamate alla rimozione degli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dell’amministrazione digitale e alla piena ed effettiva attuazione del diritto all’uso delle tecnologie Ict».

GLI OSTACOLI ANCORA DA SUPERARE

La circolare impone alle Pa di rendere accessibili sia i servizi a sportello sia quelli on line e invita a comunicare eventuali inadempienze all'AgID (ulteriori approfondimenti disponibili sul sito Superando.it). Un traguardo è stato raggiunto quindi, anche se aver atteso fino all'anno scorso per regolamentare un aspetto così importante nella vita di una persona mi è sembrato a dir poco scandaloso. C'è però ancora molto da fare: il documento riguarda le pubbliche amministrazioni e non i soggetti privati, come per esempio le banche, che attualmente possono regolarsi a propria discrezione. Inoltre a oggi numerose Pa risultano inadempienti, quindi le persone impossibilitate a firmare hanno ancora vita difficile. Fortunatamente ci sono associazioni come la Luca Coscioni che stanno lavorando affinché il diritto di firma possa un giorno essere garantito a tutti e tutte.

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