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Cronaca
3 Settembre Set 2018 1320 03 settembre 2018

Le liti condominiali in numeri

In Italia ci sono 2 milioni di cause pendenti. Campania e Lazio in testa. Si litiga per tutto: dai rumori molesti agli odori, fino all'abbaiare del cane. Viaggio nella battaglia del pianerottolo. 

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Già ai tempi degli antichi romani era in voga il detto che la comunione di un bene fosse la madre di tutte le liti. Chi oggi abita in un condominio sa quanto ciò sia vero. Tra vicini che fanno baldoria fino alle due del mattino, altri che utilizzano le nostre begonie in vaso come posacenere, odori nauseabondi provenienti dal dirimpettaio e cani che sporcano le scale, la convivenza condominiale molto spesso si trasforma in una sopravvivenza. Non è un caso che, soprattutto prima dell'avvento della conciliazione stragiudiziale, la maggior parte delle cause che intasavano i tribunali civili nascessero proprio nei condomini. Accade anche che la sopportazione si trasformi in ossessione e i rapporti tra vicini di casa si facciano così tesi da sfociare in tragedia. L'estate 2018 è stata costellata da simili eventi. A Palermo, per esempio, un 59enne incensurato ha ucciso un 42enne perché esasperato dai fumi del suo barbecue. Pochi giorni dopo a Canate di Marsiglia, un borgo nell'entroterra genovese ormai abitato soltanto da una decina di persone, lo sconfinamento di una capra ha mandato in tilt un 60enne che prima ha malmenato la proprietaria dell'animale e poi le ha incendiato casa. L'ultimo episodio di cronaca nera legato a litigi tra vicini si è consumato il primo settembre, a Palagonia, nel Catanese, dove un uomo di 52 anni ha travolto più volte con la propria auto una trentina di persona, uccidendo una 80enne e ferendo sette persone. Anche in questo caso, alla base del gesto di follia ci sarebbero rapporti ormai logori.

2 MILIONI DI CAUSE PENDENTI: CAMPANIA E LAZIO IN TESTA

Secondo i dati dell'Anapic, l'Associazione nazionale amministratori professionisti immobili e condomini, sono 2 milioni le cause civili nate nei condomini e pendenti nei tribunali civili del Paese. Non esistono dati ufficiali dato che non tutte le cancellerie effettuano simili stime, ma cifre analoghe arrivano anche dal Codacons, che ha mappato i condomìni più litigiosi regione per regione. I campani e i laziali risultano i più attaccabrighe, con oltre 190 mila cause, seguiti dai siciliani e dai veneti (160 mila procedimenti pendenti). Anche gli emiliani, quando costretti a convivere, perdono la loro tradizionale ospitalità e scatenano un florilegio di cause: ben 150 mila. Condomini solo apparentemente più tranquilli in Liguria e nelle Marche (50 mila cause iscritte a ruolo), Abruzzo (43 mila fascicoli aperti), Friuli Venezia Giulia (40 mila) e Trentino Alto Adige (30 mila), dove però le iscrizioni a ruolo hanno comunque subito una impennata significativa rispetto al passato. In totale, solo nel 2017, sono stati 500 mila gli italiani che hanno trascinato nei tribunali i propri vicini di casa.

Le iscrizioni annuali di mediazioni nel periodo 2011-2017.

SE LA VITA CONDOMINIALE È UNA GRANA DA EVITARE

Solo a Milano, i giudici della Tredicesima sezione civile, quella che si occupa di conflitti condominiali, nel 2017, hanno stracciato il mandato a più di 200 amministratori dopo aver riscontrato nelle attività dei gestori significative irregolarità, malafede, eccessivo attendismo nei confronti dei morosi e persino casi di conflitti d’interesse. Da parte loro gli amministratori si difendono sostenendo che non c'è più alcun interesse da parte degli inquilini a partecipare alla vita condominiale. Secondo Anammi, l'Associazione nazional-europea amministratori di immobili, infatti, la maggior parte dei condòmini diserta puntualmente l'assemblea, alveo naturale per la ricomposizione dei dissidi. Il 15% delle sedute si scioglie per mancanza del numero legale e più di un condòmino su due (il 52%) è sordo a qualsiasi possibilità di compromesso anche a costo di avviare lunghe, infruttuose e dispendiose cause civili, mentre solo il 10% usufruisce del proprio diritto di verificare rendiconti e bilanci annuali, salvo poi contestare le spese al momento del pagamento. Insomma, nei condomìni i pretesti per avviare le cause non mancano.

LA CONCILIAZIONE CIVILE NON HA LIBERATO I TRIBUNALI

Questo nonostante l'entrata in scena della conciliazione civile, una procedura amichevole di risoluzione delle controversie introdotta con il d.lgs. n. 28 del 2010, vera e propria condizione di procedibilità (ovvero deve essere esperita prima di rivolgersi al giudice) per alcune materie, tra cui le locazioni, i comodati, le successioni ereditarie e, appunto, le liti condominiali. L'obbligo di tentare una mediazione al di fuori dei tribunali è stato introdotto proprio al fine di alleggerire il carico di lavoro dei magistrati, nella speranza di disinnescare almeno la maggior parte delle liti bagatellari, cioè le cause più assurde e di infimo valore economico. Secondo i dati del ministero della Giustizia, nel 2017, su circa 167 mila iscrizioni di mediazioni (dato in calo rispetto al triennio precedente), le liti condominiali si mantengono salde al terzo posto (circa 13%) come tipologia tipizzata, dietro solo a quelle nate a tutela di diritti reali (14,8%) e a aventi a oggetto la materia bancaria (18,5%). Siccome all'origine dei dissidi condominiali c'è spesso ben altro - una mancanza di sopportazione reciproca che sfocia in accanimenti e ossessioni - di norma né le assemblee condominiali né le conciliazioni stragiudiziali riescono a ricomporre la situazione. Ben più della metà delle liti continua infatti a sopravvivere all'opera mediatrice e sfocia nei tribunali. La lentezza della giustizia civile fa il resto, esacerbando situazioni già compromesse e contribuendo a rendere impossibile la convivenza pacifica tra dirimpettai.

I numeri delle iscrizioni per materia.

I MOTIVI DELLE LITI: ODORI, RUMORI MOLESTI E PARCHEGGI

Anammi ha anche stilato la classifica dei motivi più frequenti per cui si finisce ai ferri corti con i propri vicini di casa. Senza troppe sorprese, la maggior parte delle cause civili nasce da pretesti senza alcun peso reale. Al primo posto, per esempio, si trovano le “immissioni”: odori e rumori molesti che da un appartamento si propagano a quelli immediatamente adiacenti. Seguono poi le diatribe sugli spazi comuni: auto e moto parcheggiate in cortile e non nei box di pertinenza, biciclette lasciate nell'androne che costringono a veri e propri slalom. Il cambiamento demografico in atto rende gli italiani, sempre più anziani, meno tolleranti agli schiamazzi dei bambini nei cortili. Anche le piante danno fastidio: c'è chi le usa come posacenere, chi come wc del proprio cagnolino, chi le innaffia troppo, provocando allagamenti e chi non le cura a dovere e riempie di foglie i balconi e il cortile sottostanti. Anche gli animali sono causa frequente di inimicizie: cani che ringhiano se incontrati in ascensore, gatti che miagolano tutta la notte, peli che volano nei terrazzi altrui, cattivi odori emanati dalle lettiere, pappagalli e cocorite che cinguettano fin dall'alba... A questo proposito, è bene ricordare che, secondo la Legge 220 dell’11 dicembre 2012 – “Riforma del condominio” - i regolamenti condominiali non possono più vietare ai singoli condòmini di tenere animali. Una dimostrazione di civiltà che però non concorre certo a diminuire la litigiosità condominiale.

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