Terremoto Centroitalia Ricostruzione
Cronaca
8 Settembre Set 2018 0900 08 settembre 2018

A che punto è la ricostruzione dopo i terremoti in Italia

Le risorse stanziate (pubbliche e private). I problemi delle unità abitative. Il ruolo dell'Europa. Le prospettive future. Cosa dice il rapporto dell'Ufficio Valutazione Impatto del Senato.

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A che punto è la ricostruzione dei paesi distrutti dai terremoti che hanno colpito il Centro Italia? Solo lo sciame sismico del 2016 che ha danneggiato gravemente Accumoli, Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto ha causato danni per 23 miliardi e 530 milioni di euro, che sono andati ad aggiungersi a quelli provocati dai terremoti che hanno colpito L'Aquila nel 2009 e, nel 2012, la Pianura padana. Lo Stato aveva promesso interventi rapidi e fondi ingenti: a fotografare la situazione ci pensa l'ultimo report dell'Ufficio Valutazione Impatto del Senato.

1. I NUMERI DI UN TERRITORIO AD ALTO RISCHIO SISMICO

Il 24 agosto 2016, alle 3.36, un terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito l'alta valle del Tronto e la zona dei monti Sibillini, tra Umbria e Marche, causando ingenti danni agli edifici, alle imprese, alle vie di comunicazione e ai beni culturali della zona. Le vittime in totale sono state 299. Da quel momento Umbria, Marche e Abruzzo non hanno più smesso di tremare: la rete sismica nazionale dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) in due anni ha registrato, nell’area dell’epicentro, più di 92 mila scosse, di cui oltre 72 mila solo nei 12 mesi immediatamente successivi. Un evento drammatico eppure non eccezionale dal punto di vista geologico, se si considera che, dal 2000 a oggi, l’Ingv ha registrato 39 terremoti di magnitudo superiore a 5, di cui 10 tra il 2016 e il 2017 mentre, globalmente, i sismi non sono mai meno di 20 mila l'anno. Il nostro Paese si è spesso rivelato impreparato ad affrontare eventi simili, pagando un altissimo tributo in termini di vittime, feriti e danni. Riesce però ad affrontare la ricostruzione?

2. LE RISORSE DELLA LEGGE DI BILANCIO E IL DECRETO TERREMOTO 2018

Per la ricostruzione nei territori devastati dagli ultimi tre grandi terremoti i governi che si sono succeduti hanno fatto stanziamenti totali per 40,58 miliardi di euro, da spalmare nell'arco temporale che va dal 2009 al 2047. Di questi, circa 1 miliardo è stato stanziato dall'ultima legge di bilancio, che ha destinato alla Pianura padana 9 milioni annui per la concessione di mutui venticinquennali finalizzati alla ricostruzione pubblica, cui vanno ad aggiungersi altri 10 milioni per la proroga delle agevolazioni nella zona franca in Lombardia. Due milioni sono stati destinati ai Comuni abruzzesi colpiti 2009 e 10 milioni di euro sono andati all'Aquila. Ci sono poi le risorse allocate dal decreto legge Terremoto (n. 55 del 2018): 190 milioni di euro nel triennio 2018-20. In base ai dati dell'Uvi, quasi l'85% delle risorse stanziate per i sismi di Amatrice, Pianura padana e L'Aquila è destinato alla ricostruzione, il 9% alle attività produttive, quasi il 4% alle pubbliche amministrazioni e il 2,5% a fronteggiare le emergenze. La legge di bilancio per il 2018 ha anche previsto disposizioni in materia di prevenzione del rischio sismico, mentre il decreto legge n.50 del 2017 ha stanziato 202 milioni per progettazione e acquisto di case anti-sismiche. Le somme appostate per il Centro Italia ammontano oggi a 14,698 miliardi, il 36% del totale. Il sisma dell’Aquila è al primo posto per interventi, con 17,646 miliardi (43%), mentre al sisma del 2012 vanno 8,4 miliardi.

Ad Amatrice e Pescara del Tronto il terremoto è una ferita aperta

Il borgo che sorgeva su uno sperone roccioso non c'è più e non si sa se e dove sarà ricostruito, i residenti si sono trasferiti nel villaggio delle Sae a valle, il campo giochi è diventato un memoriale per i morti del sisma di due anni fa i cui volti sono stampati in magliette appese alla recinzione; giovani, anziani, bambini.

3. LE DIVERSE RISPOSTE ALL'EMERGENZA ABITATIVA

Se sul lungo periodo lo Stato ha previsto di rispondere con lo stanziamento di circa 41 miliardi di euro, come hanno affrontato i singoli esecutivi il soccorso immediato, dato dalla necessità di trovare una casa agli sfollati? Il report dell'Uvi monitora anche questa fase. I container costituiscono la prima forma di abitazione provvisoria. A marzo 2017 ne erano stati montati 1.306 in nove Comuni (sette nelle Marche, due in Umbria). Normalmente, segue poi l'installazione delle casette, le Sae, pensate per periodi di permanenza medio-lunghi. Al 31 luglio 2018 risultavano realizzate o in corso di realizzazione 3.855 unità: il 51% nelle Marche, il 21% nel Lazio, il 20% in Umbria e l’8% in Abruzzo. La percentuale di completamento delle 225 aree destinate all’ installazione delle Sae è pari all’85%: 63% in Abruzzo, 97% nel Lazio, 83% nelle Marche e 91% in Umbria. In totale potranno ospitare tra le 8.500 e le 13.500 persone. Nell'Aquila si affrontò l'emergenza affidandosi alle “C.a.s.e.” (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili), abitazioni dal carattere permanente che comprendono 185 edifici antisismici anche di due o tre piani, che similmente alle palafitte poggiano su basi isolate sismicamente, per un totale di 4.500 appartamenti in grado di ospitare oltre 14.500 persone.

4. QUEI PROBLEMI COSTANTI CHE AFFLIGGONO LE NEW TOWN

È “L'Aquila 2” fortemente voluta dall'allora premier Silvio Berlusconi. Un progetto unico al mondo, costato oltre un miliardo di euro (700 milioni messi dallo Stato, 350 dall'Ue), che sarebbe dovuto diventare la procedura di risposta standard a casi analoghi. Le cronache, però, riportano di frequenti crolli di calcinacci e persino di interi balconi precipitati nel vuoto oltre a un numero imprecisato di disagi dati da infiltrazioni di acqua, che hanno reso inagibile un appartamento su 10 (500 su 4.500) a nemmeno 10 anni dal terremoto. I primi problemi si erano manifestati già nel 2016. Gli sfollati sono stati così costretti a rivivere in più occasioni l'incubo di abbandonare in fretta e furia le proprie case lasciandovi all'interno le poche cose sopravvissute al sisma del 2009. E ora si fa sempre più concreta l'ipotesi di radere al suolo la New Town nonostante dal 2010 in poi il Comune vi abbia investito oltre 30 milioni di euro in manutenzione.

5. LE CIFRE DELLA RICOSTRUZIONE PRIVATA

Il report dell'Uvi tiene traccia anche della ricostruzione privata. A 18 mesi dall'inizio della sequenza sismica, erano stati presentati 2.600 progetti per la riparazione con rafforzamento degli edifici lievemente danneggiati. All'8 giugno 2018 risultavano emessi 1.442 decreti di concessione di contributo, di cui 983 relativi alla ricostruzione e 459 per delocalizzazioni temporanee, per un totale di 146 milioni di euro.

6. IL DOPPIO RUOLO DELL'EUROPA (CHE FINANZIA E VIGILA)

Il sostegno europeo è stato fondamentale: dopo l'anticipo di 30 milioni di euro a fine 2016, la Commissione non ci ha lasciato soli e si è impegnata a riconoscere aiuti per 1,2 miliardi. Checché ne dica la propaganda politica, Bruxelles ha subito accettato di escludere dal patto di stabilità i costi per l'emergenza e la ricostruzione. Ma l'Unione europea soprattutto ha vigilato ininterrottamente e salvato lo Stato da possibili truffe: sotto la sua lente sono infatti passate le misure fiscali che i vari governi hanno stanziato, tra il 2002 e il 2011, per ridurre imposte e contributi a carico di imprese colpite tra il 1990 e il 2009 da calamità naturali. Bruxelles ha imposto il blocco, in quanto non si richiedeva alle imprese di dimostrare l'importo dei danni subiti e il nesso diretto tra l'aiuto e il danno col risultato che poteva beneficiarne chiunque.

7. COME MIGLIORARE LA RISPOSTA ALLA EMERGENZA

Nonostante l'alta sismicità del territorio e la prontezza della macchina dei soccorsi, lo Stato italiano ha ancora parecchio margine di miglioramento per quanto riguarda l'efficienza dimostrata nel post terremoto. È una conclusione cui è possibile arrivare leggendo semplicemente i giornali e alla quale sono pervenuti anche i tecnici dell'Uvi, attraverso un procedimento più scientifico, basato sui dati. Nel report si legge: «I frequenti provvedimenti legislativi e la conseguente frammentazione delle risorse segnalano la necessità di migliorare la capacità di previsione delle esigenze economiche e finanziarie derivanti dagli eventi sismici». Secondo chi ha redatto il report, manca una procedura operativa standard cui attenersi, che possa «facilitare la programmazione delle risorse necessarie, da cadenzare in coerenza con gli impegni nazionali e internazionali di finanza pubblica».

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