Salvini Indagato Sequestro Aggravato Diciotti
Cronaca
10 Settembre Set 2018 2106 10 settembre 2018

Caso Diciotti, Tribunale dei ministri al lavoro sulla competenza

I giudici sono a lavoro per fissare le linee guida del procedimento contro Salvini. Il primo problema da risolvere è se la competenza è di Palermo o Catania. Poi resta da da ricostruire la «catena di comando».

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Nel giorno in cui il Tribunale dei ministri ha avviato a Palermo il procedimento nei confronti di Matteo Salvini, indagato per sequestro di persona aggravato, la polizia ha rintracciato a Ventimiglia 34 dei migranti eritrei sbarcati dalla nave Diciotti a Catania. Facevano parte di un gruppo di 51 persone: viaggiavano su un pullman, noleggiato dal centro "Baobab Experience" di Roma, ed erano diretti a un campo di accoglienza allestito dalla Croce Rossa a Ventimiglia da dove avrebbero poi tentato di varcare la frontiera con la Francia. La polizia ha identificato tutti i passeggeri del pullman e sta valutando eventuali profili di responsabilità penale. Con i 51 migranti c'erano anche quattro operatori del centro.

ESAME PER STABILIRE LA COMPETENZA

La notizia è rimbalzata a Palermo nelle ore in cui il Tribunale dei ministri, presieduto da Fabio Pilato, era riunito per fissare le linee guida del procedimento contro Salvini. L'esame del fascicolo, cominciato già l'8 settembre, vedrà tempi molto brevi. Il caso deve essere chiuso entro 90 giorni. Il primo nodo da sciogliere riguarda la competenza territoriale. Bisogna in via preliminare stabilire in quale luogo sarebbe partita la presunta condotta illecita di Salvini: le acque di Lampedusa, dove i migranti sono stati soccorsi, oppure il porto di Catania dove la Diciotti è rimasta per giorni in attesa dell'ordine di sbarco dei migranti.

A LAVORO PER STABILIRE LA "CATENA DI COMANDO"

Nel primo caso l'inchiesta resterebbe in capo alla magistratura di Palermo, cui gli atti sono stati trasmessi da Agrigento, che è competente ad indagare ma non è sede di Tribunale dei ministri. La competenza sarebbe invece della magistratura di Catania se dovesse invece emergere che proprio qui si sarebbe concretizzato il blocco dello sbarco. L'individuazione del luogo del presunto reato comporta la ricostruzione della «catena di comando», che passerà attraverso l'esame di numerosi testimoni alcuni dei quali sono stati già sentiti.

TRA I TESTIMONI IL CAPITANO DELLA NAVE

La Procura di Palermo ne ha indicati diversi, a cominciare dal comandante della nave Diciotti, il capitano di fregata Massimo Kothmeir. Sarà ascoltato anche il capo di gabinetto di Salvini, Matteo Piantedosi, che la Procura di Agrigento aveva qualificato come indagato mentre per quella di Palermo è un teste. La lista comprende anche i comandanti delle capitanerie di porto di Porto Empedocle e di Catania, il responsabile dell'ufficio circondariale marittimo di Lampedusa, il capo del Dipartimento delle libertà civili, Gerarda Pantalone, e il suo vice Bruno Corda.

SALVINI PRONTO AD ESSERE SENTITO ALLA FINE DEL PROCEDIMENTO

Saranno comunque i giudici del Tribunale dei ministri a decidere chi e quando esaminare. Se la competenza dovesse restare a Palermo il ministro Salvini dovrebbe essere sentito nella fase conclusiva del procedimento. Il vice premier ha detto di essere pronto a venire a Palermo «anche a piedi» e ha accolto l'iscrizione nel registro degli indagati come una «medaglietta». La sua reazione ha aperto un fronte polemico nel quale è intervenuto il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini con un richiamo al «reciproco rispetto» tra istituzioni.

L'ALLEPPO DI LEGNINI PER L'INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA

Per Legnini «la magistratura è un potere diffuso che trae dalla Costituzione e dalla legge la sua legittimazione» mentre «il potere politico, il governo e il parlamento traggono dalla volontà popolare e dalle previsioni costituzionali un altro tipo di legittimazione», che «in alcun modo possono essere confusi o sovrapposti: occorre rispetto reciproco e riconoscimento reciproco».

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