Scuola: in Italia i prof più anziani
Cronaca
11 Settembre Set 2018 1610 11 settembre 2018

Cosa dice il rapporto Ocse sull'istruzione in Italia

Ascensore sociale bloccato. Università non aggiornata. Professori anziani e sottopagati. La fotografia del nostro Paese che emerge dalla ricerca annuale Education at a glance.

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Un Paese sostanzialmente fermo, dove l'accesso all'istruzione continua a essere facilitato per chi ha genitori laureati, in cui i Neet sono il doppio che altrove, in cui l'università non si è aggiornata negli anni della crisi fornendo sbocchi lavorativi e in cui i professori sono anziani e poco pagati. È la fotografia scattata dall'Ocse con la ricerca annuale Education at a glance, un evento organizzato con l'associazione TreeLLLe e ospitato dalla Luiss.

Perché l'Asset building può fare aumentare i laureati

Solitamente sono tre gli strumenti utilizzati dai governi al fine di garantire il diritto allo studio: sottoforma di aiuti economici come borse di studio, donazioni o sgravi fiscali basati sulle condizioni economiche o sulla performance universitaria; di garanzie agli studenti per accedere a prestiti a tassi agevolati e, infine, agire a monte, finanziando direttamente le università pubbliche in modo da diminuire le rette a carico delle famiglie.

I NEET CORRISPONDONO AL 30% DEL 20-24ENNI

I giovani Neet (che non studiano, non lavorano e non cercano impiego) corrispondono al 30% dei 20-24enni, contro il 16% della media Ocse, ma con variazioni regionali fortissime che vanno dal 12 al 38% per la classe di età tra i 15 e i 29 anni. La quota Neet tra le donne aumenta molti tra i 25 e i 29 anni.

CORPO DOCENTE: IL 58% HA PIÙ DI 50 ANNI

Gli insegnanti italiani continuano a essere tra i più anziani nel panorama internazionale (il 58% ha più di 50 anni). I loro stipendi sono inferiori alla media Ocse. Infine l'Italia è uno dei Paesi che prevede il più alto compenso retributivo per i dirigenti scolastici rispetto agli insegnanti.

SOLO IL 24% DEI BIMBI DA 0 A 3 ANNI VA ALL'ASILO

Dalla ricerca emerge che solo il 24% dei bimbi 0-3 anni frequenta asili nido, contro il 35% della media Ocse. I bambini hanno maggiori probabilità di frequentare i servizi per la prima infanzia se provengono da un ambiente socioeconomico avvantaggiato e quando le loro madri hanno conseguito un titolo di livello terziario. Solo il 19% degli adulti con genitori senza istruzione secondaria superiore ha superato il livello di istruzione dei genitori.

DONNE: PIÙ LAUREATE MA MENO OCCUPATE

Se la partecipazione delle giovani donne laureate al mercato del lavoro è elevata, quasi come quella degli uomini, le giovani donne senza un laurea hanno tassi di inattività molto più elevati rispetto agli uomini. Inoltre emerge che le retribuzioni medie delle donne sono inferiori a quelle degli uomini e il divario aumenta per le donne laureate. Una percentuale maggiore di donne ha conseguito la laurea rispetto agli uomini.

I LAUREATI NATI ALL'ESTERO HANNO MENO POSSIBILITÀ DI OCCUPAZIONE

Gli adulti nati all'estero hanno in media un livello di istruzione inferiore agli adulti nati in Italia. In Italia, tra le persone con un titolo di studio inferiore al grado secondario superiore, quelle nate all'estero hanno una maggiore probabilità di trovare un lavoro rispetto agli autoctoni. Come in molti altri Paesi Ocse, gli adulti laureati nati all'estero hanno però molte meno probabilità di trovare un lavoro rispetto agli autoctoni o agli adulti nati all'estero arrivati entro i 15 anni. È più probabile che chi è nato all'estero guadagni meno degli autoctoni, indipendentemente dal livello d'istruzione. In Italia si stabiliscono soprattutto immigrati scarsamente qualificati che competono con gli italiani senza titolo di studio sul mercato del lavoro. Contrariamente agli altri Paesi, gli immigrati laureati in Italia occupano lavori meno qualificati.

SCOLARIZZAZIONE INFERIORE ALLA MEDIA IN BASILICATA, ALTO ADIGE E VALLE D'AOSTA

I maggiori divari regionali si riscontrano tra i 20-29enni: i tassi di scolarizzazione sono inferiori del 10% rispetto alla media nazionale in Basilicata, nella provincia autonoma di Bolzano e nella Valle d'Aosta e raggiungono il 25% in altre cinque regioni del Paese (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, provincia autonoma di Trento e Toscana). Il tasso di occupazione è più nel Sud Italia e nelle Isole.

NUMERO DI ITALIANI CHE STUDIANO ALL'ESTERO AUMENTATO DEL 36%

L'Italia ha uno dei più bassi tassi di occupazione dei giovani laureati. Il numero di italiani che studia all'estero per laurearsi è aumentato del 36% in soli 3 anni; nel frattempo il numero di studenti stranieri iscritti all'università in Italia è aumentato solo del 12%. Tra le anomalie, contrariamente agli altri Paesi, il tasso di occupazione dei giovani laureati in Italia è molto inferiore a quello dei laureati intorno ai 60 anni. Inoltre le competenze trasmesse dall'università non sembrano ricercate dalle imprese.

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