Sentenze Mafia Capitale Processo
Cronaca
11 Settembre Set 2018 1440 11 settembre 2018

Le condanne in Appello nel processo a Mafia Capitale

Riconosciuta l'aggravante mafiosa. Ma ridotte le pene per Carminati (da 20 anni del primo grado a 14 anni e sei mesi) e Buzzi (da 19 anni a 18 anni e 4 mesi) nell'ambito dell'inchiesta sul Mondo di mezzo.

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Una zona "grigia" di malaffare, corruzione e politica che aveva i connotati mafiosi. Tramite una struttura criminale che riconduce a Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra. È il quadro che emerge dalla sentenza su "Mafia Capitale" e il Mondo di mezzo emessa l'11 settembre dai giudici della III corte d'Appello di Roma. È stata dunque riconosciuta l'associazione mafiosa, al contrario di quanto avvenuto in primo grado, quando cadde il profilo penale sancito dall'articolo 416 bis ma furono riconosciute due associazioni a delinquere "semplici" capeggiate dall'ex terrorista nero Massimo Carminati e dal ras delle coop romane, Salvatore Buzzi. Proprio loro due, in collegamento video dalle carceri di Opera e Tolmezzo, hanno assistito impassibili alla lettura del dispositivo arrivata dopo circa 4 ore di Camera di consiglio. I giudici hanno inflitto una quarantina di condanne. La corte ha riconosciuto per 18 persone, a vario titolo, l'associazione mafiosa, l'aggravante dell'articolo 7 del codice penale e il concorso esterno. Per la maggior parte degli imputati ha ridotto gli anni di condanna. In particolare, per Buzzi la pena è scesa a 18 anni e 4 mesi rispetto ai 19 anni di primo grado, mentre per l'ex Nar gli anni inflitti sono stati 14 e sei mesi rispetto ai 20 anni del primo grado.

IN DIVERSI CASI RICONOSCIUTE LE ATTENUANTI GENERICHE

Ridotta da 10 anni a 8 anni e 7 mesi la pena per Franco Panzironi, ex braccio destro del sindaco di Roma Gianni Alemanno ed ex amministratore delegato di Ama, così come per l'ex consigliere comunale Luca Gramazio per il quale i giudici hanno ridotto a 8 anni e 8 mesi la pena che in primo grado era stata di 11 anni. In diversi casi sono state riconosciute le attenuanti generiche ed è stata esclusa la responsabilità per alcuni singoli episodi e ciò ha comportato una significativa diminuzione di pena. Per altre posizioni l'abbassamento delle condanne è legato ad una valutazione autonoma della Corte.

IL PROCURATORE: «LE SENTENZE VANNO RISPETTATE»

Il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha commentato così, a caldo, la decisione: «Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate, lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La corte d'Appello ha deciso che l'associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata». In aula erano presenti anche il pm Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani.

LA SINDACA RAGGI: «È LA CONFERMA DELLA DEVASTAZIONE DI ROMA»

Anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, è intervenuta sulla vicenda: «Questa sentenza conferma la gravità di come il sodalizio tra imprenditoria criminale e una parte della politica corrotta abbia devastato Roma. Conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che bisogna tenere la barra dritta sulla legalità. È quello che stiamo facendo e continueremo a fare per questa città e i cittadini».

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