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Cronaca
14 Settembre Set 2018 1322 14 settembre 2018

L'ex questore di Ferrara: «Col taser Aldrovandi sarebbe vivo»

Polemica dopo le parole di Sbordone, ora a capo della polizia di Reggio Emilia, dove è in sperimentazione la pistola elettrica. Il padre del ragazzo: «Bisognava usarla su quelli che l'hanno ucciso».

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Se ci fosse stato il taser, Federico Aldrovandi sarebbe ancora vivo. Lo ha dichiarato, in un'intervista al Resto del Carlino, Antonio Sbordone, questore di Reggio Emilia, già a capo della polizia ferrarese, a proposito del caso del ragazzo di Ferrara che nel 2005 morì durante un controllo di polizia. Quattro agenti sono stati condannati per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi.

IL TASER IN SPERIMENTAZIONE A REGGIO EMILIA

Reggio Emilia è una delle città scelte per la sperimentazione del taser, la pistola elettrica che, nei giorni scorsi, è stata usata per la prima volta. «Io ho visto», ha detto Sbordone, «cosa è accaduto a Ferrara dopo il caso Aldrovandi, anche se non ero io il questore presente quell'anno. Questo ragazzo, se ci fosse stato il taser, sarebbe ancora vivo. Per fermare un giovane alto un metro e 90 agitatissimo hanno dovuto usare anche i manganelli».

L'INDIGNAZIONE DEI GENITORI

Parole cui il padre di Federico, Lino Aldrovandi, parlando con Repubblica replica: «Mi viene da pensare che quella maledetta mattina il taser non sarebbe stato da usare da Federico, ma su chi lo stava uccidendo "senza una ragione"». «Federico è morto perché hanno continuato a pestarlo, schiacciarlo e a dargli calci nella testa quando era già stato immobilizzato e stava chiedendo aiuto. Mi dispiace che si possa giustificare uno strumento pericolosissimo come il taser con questo paragone che non ha senso», ha detto la madre Patrizia Moretti. Netta anche la replica di Fabio Anselmo, il legale che ha accompagnato la famiglia Aldrovandi lungo i tre gradi di giudizio. «Il questore Sbordone», con le parole pronunciate, «ammette che Federico è morto di violenza», un'ammissione «nuova, fatta finora solo dall'ex capo della polizia Antonio Manganelli che chiese scusa alla famiglia».

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