Processo Bis Cucchi Testimonianze
GIUSTIZIA
27 Settembre Set 2018 1920 27 settembre 2018

Le testimonianze al processo bis per la morte di Stefano Cucchi

Nove persone al banco nella prima udienza che vede imputati cinque carabinieri: «Non si reggeva in piedi e camminava male. Era evidente che era stato pestato».

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In caserma rifiutò «di andare in ospedale dicendo di non aver bisogno di nulla»: in tribunale non «si reggeva in piedi e camminava male. Era evidente che era stato pestato». Sono le testimonianze degli ultimi giorni di Stefano Cucchi fatte in udienza nel processo per la morte del geometra romano arrestato nell'ottobre 2009 per droga e poi deceduto una settimana dopo in ospedale. Sul banco degli imputati ci sono cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale; sul banco dei testimoni sono salite nove persone, tutte già sentite nel precedente processo, quello che vedeva imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria (infermieri e agenti poi assolti in via definitiva, mentre per i medici è in corso il terzo processo d'appello).

«AVEVA PUPILLE ENORMI E UN'ECCHIMOSI SUGLI ZIGOMI»

In aula si è partiti dalla presenza di Cucchi nella caserma dei carabinieri di Tor Sapienza dopo l'arresto, quando le sue condizioni di salute consigliarono l'intervento di un'ambulanza. «Trovai Cucchi dentro una cella poco illuminata. Era disteso sul letto, rivolto verso il muro e coperto fino alla testa. Lo salutai e mi rispose 'Non ho bisogno di niente'», ha detto in Aula l'infermiere Francesco Ponzo. «Lo vidi in viso per pochi secondi, aveva pupille normali e un'ecchimosi nella zona zigomale destra. Gli dissi 'Vieni con me, andiamo in ospedale. Se hai qualche tipo di problema, poi magari ne parliamo in separata sede'. Per la mia insistenza lui si irritò. Alla fine risalimmo, prendemmo i dati e andammo via».

«CI DISSE CHE ERA CADUTO DALLE SCALE IL GIORNO PRECEDENTE»

È stato poi il medico del tribunale di Roma, Giovanni Battista Ferri, a sottolineare come Cucchi, nelle celle della città giudiziaria, «disse di avere dolori alla zona sacrale e agli arti inferiori. Camminava da solo, al massimo appoggiandosi con la mano al muro. Era leggermente curvo, scaricava parte del peso sul muro; chiese un farmaco che prendeva abitualmente. Secondo me le sue erano lesioni da evento traumatico, e dal dolore sembravano lesioni recenti, ma lui rifiutò di farsi visitare». E alla richiesta sul come si fosse procurato quel dolore, la risposta fu «che era caduto dalle scale il giorno precedente».

«ERA EVIDENTE CHE ERA STATO PESTATO»

La parte finale dell'udienza è stata dedicata all'esame degli agenti della penitenziaria incaricati di portare i detenuti dal tribunale in carcere. «Vidi per la prima volta Cucchi alle celle d'uscita. Non si reggeva in piedi, camminava male, in viso era parecchio rosso, aveva segni evidenti di occhiaie profonde», ha detto l'ispettore superiore Antonio La Rosa. «Secondo me quel ragazzo aveva avuto qualche problema, secondo la mia esperienza aveva preso qualche schiaffo, qualche pugno. Era evidente che era stato pestato». E, dopo che il giovane chiese se in carcere ci fosse una palestra e disse che quei dolori erano stati causati da una scivolata dalle scale, un altro detenuto intervenne dicendo: «Ma quale caduta dalle scale, lui ha avuto un incontro di boxe, solo che lui era il sacco». Prima dell'inizio dell'udienza c'è stato un sit in fuori del tribunale. Un centinaio di persone e diverse associazioni - tra cui il collettivo Sapienza clandestina, Rete No Bavaglio, Alterego Fabbrica dei diritti e Acad - si sono trovati dietro allo striscione "Sappiamo chi è Stato, con Stefano nel cuore, con il sangue agli occhi".

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