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Cronaca
2 Ottobre Ott 2018 1629 02 ottobre 2018

Cos'è l'ameba mangia cervello o Naegleria Fowleri

Un 29enne americano morto a causa del parassita. Che si trasmette inalando acqua dolce infetta. Ecco quali sono i sintomi. 

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Un 29enne del New Jersey, Fabrizio Stabile, è stato ucciso dal Naegleria Fowleri, parassita noto anche come ameba mangia-cervello. L'uomo lo avrebbe contratto dopo un bagno in una piscina con le onde: la Cable Park BSR a Waco, in Texas. I primi sintomi sono apparsi il 16 settembre quando Stabile ha cominciato a lamentare un mal di testa lancinante. All'ospedale, i medici lo hanno curato per meningite batterica, ma ogni terapia è stata vana. La vera diagnosi è arrivata quattro giorni dopo, ma l'uomo non ha retto ed è deceduto il 21 settembre.

COSA È L'AMEBA MANGIA-CERVELLO

Il parassita Naegleria Fowleri può causare nell'uomo un'infezione che colpisce il sistema nervoso ed è letale nel 90% dei casi: la meningoencefalite amebica primaria. Naegleria fowleri è un organismo minuscolo: misura 20 millesimi di millimetro e l'uomo può contrarlo se entra a contatto con l'acqua dolce infetta: fiumi, laghi e anche piscine se i filtri non sono puliti e l'acqua non è trattata con il cloro. Il parassita penetra nel corpo umano per via nasale, attraverso la mucosa olfattiva, poi risale lungo le fibre del nervo olfattivo, fino ad arrivare al cervello attraverso i bulbi olfattivi. Qui l'ameba si moltiplica rapidamente nutrendosi di tessuto nervoso cerebrale. Oltre il mal di testa, la meningoencefalite amebica primaria si presenta con febbre, alterazione del sensorio, nausea, vomito, cefalea, e segni neurologici focali.

L'INCIDENZA È RARISSIMA: UN SOLO CASO IN ITALIA

I casi sono molto rari. I Center for Disease Control hanno registrato tra il 2008 e il 2017 34 infezioni. Da quando il parassita è stato scoperto sono stati diagnosticati in tutto 143 casi: solo cinque persone sono sopravvissute. In Italia, aveva spiegato al Corriere.it il dottor Fabrizio Pregliasco, virologo presso l’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Ircss Galeazzi, «è stato diagnosticato un solo caso di meningoencefalite amebica primaria, oltre tutto post mortem, mentre ci sono stati altri casi non confermati. Questo perché da noi non sussistono le condizioni ambientali di contaminazione e non ci sono portatori, sebbene valga sempre la raccomandazione di evitare le acque stagnanti, dove c'è più probabilità che possano annidarsi questi batteri».

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