Colera Napoli Sintomi Ospedale Cotugno
Cronaca
3 Ottobre Ott 2018 1616 03 ottobre 2018

Due casi colera a Napoli: le cose da sapere

Madre e figlio di due anni sono ricoverati all'Ospedale Cotugno, il bambino è in rianimazione. Erano di ritorno dal Bangladesh.

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Sono stati registrati a Napoli due casi di colera, in una donna e nel figlio di due anni, immigrati residenti a Sant'Arpino e rientrati da poco dal Bangladesh: lo rende noto l'ospedale Cotugno, dove sono ricoverati. «I contatti familiari sono stati individuati e sono ora sotto stretta osservazione sanitaria. La situazione è del tutto sotto controllo», ha assicurato il commissario straordinario dell'azienda ospedaliera, Antonio Giordano. Si tratterebbe dei primi casi in Italia dal 2008, secondo i dati dell'Ecdc, mentre in Europa sono decine l'anno i casi di colera importato. Le condizioni della donna non destano alcuna preoccupazione. Più serie quelle del bimbo, che - trasferito al Cotugno dall'ospedale pediatrico Santobono - è ancora in prognosi riservatai: le sue condizioni sono però in miglioramento, tanto da permetterne l'uscita dal reparto di terapia intensiva. Si è appreso intanto che al Cotugno è ricoverato, in osservazione, anche un fratellino del piccolo paziente: il bimbo, di quattro anni, non è risultato finora positivo ai test ma presenta sintomi che inducono i medici a trattenerlo in ospedale.

L'ISS: «NON SI POSSONO ESCLUDERE ALTRI CONTAGI»

«Non si possono escludere altri casi se ci sono stati contatti stretti tra la donna e il bambino con altre persone durante i sintomi. Ma se effettivamente si tratta di colera, non è una malattia che ci allarma perché la trasmissione è per via oro-fecale ed essendo due casi di importazione, il rischio di diffusione su larga scala non c'è». Gianni Rezza, del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), spiega che i due casi di colera diagnosticati a Napoli «non fanno paura e non rappresentano un problema». «Importante è l'isolamento in ospedale dei due pazienti», ha aggiunto Rezza, «e rintracciare le persone che potrebbero aver avuto contatti stretti con loro». Diverso sarebbe stato se si fosse trattato di una malattia a trasmissione aerea. Il contatto con le feci contaminate dei due pazienti invece è evidentemente più difficile. Il 4 ottobre arriveranno da Napoli all'Iss i campioni per le analisi e la caratterizzazione dei ceppi e solo successivamente si saprà se effettivamente si tratti di colera.

Il batterio del colera.

L'ULTIMO CASO IN ITALIA NEL 2008

Sono poche decine l'anno e tutti importati i casi di colera registrati nell'Ue negli ultimi anni, mentre in Italia l'ultimo paziente conosciuto risale al 2008, con un uomo di ritorno dall'Egitto. Sono invece passati decenni, confermano i siti dell'Iss e del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie, dalle ultime epidemie. In Italia l'ultima importante epidemia di colera risale al 1973 in Campania e Puglia. Nel 1994 si è verificata a Bari un'epidemia di limitate proporzioni, in cui sono stati segnalati meno di 10 casi. «Da allora, l'unico episodio descritto risale all'agosto del 2008», si legge sul sito dell'Iss, «dove a Milano un uomo, di rientro dall'Egitto, è morto di colera in ospedale. Gli accertamenti hanno mostrato che aveva contratto la malattia all'estero e hanno escluso il rischio di epidemie per il nostro Paese». Per quanto riguarda la situazione in Europa l'Ecdc segnala per il 2015, ultimo anno disponibile, 24 casi in sette paesi, oltre metà dei quali in Gran Bretagna, tutti importati. «Il colera è endemico in molti Paesi tropicali, in Asia e Africa», ricordano gli esperti europei, «puó essere prevenuto seguendo le normali norme igieniche».

COSA È IL COLERA, COME SI TRASMETTE E QUALI SONO I SINTOMI

Il colera è una malattia infettiva acuta causata da batteri della specie Vibrio Cholerae, provoca diarrea causata dall'infezione dell'intestino: la trasmissione può avvenire per ingestione di acqua o alimenti contaminati dal batterio, mentre il contagio diretto avviene per trasmissione oro-fecale ed è molto raro in condizioni igienico-sanitarie normali. L'incubazione varia da uno a cinque giorni e la malattia si manifesta con diarrea e vomito che portano a una rapida disidratazione (leggi il report Oms sulla diffusione del colera).

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