Perito, Traini capace intendere e volere
Cronaca
3 Ottobre Ott 2018 1048 03 ottobre 2018

Processo in Corte d'Assise per Luca Traini

Il 29enne autore del raid di Macerata condannato a 12 anni. In Aula aveva dichiarato: «Chiedo scusa, non provo alcun odio razziale». 

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Dodici anni di reclusione per le accuse di strage aggravata dall'odio razziale e porto abusivo d'arma. È la condanna inflitta dalla Corte d'Assise di Macerata nei confronti di Luca Traini (leggi anche: il profilo), 29 anni, autore della sparatoria del 3 febbraio scorso nella quale vennero feriti 6 migranti. Oltre alla pena, che coincide con la richiesta della Procura (che ha tenuto conto delle attenuanti generiche e della riduzione di un terzo della condanna per il rito abbreviato). l'imputato dovrà scontare poi anche tre mesi di libertà vigilata e risarcire le parti civili con somme da quantificare in sede civile. Partendo da una pena di 22 anni, si è arrivati alla richiesta di 12 anni tenendo conto delle attenuanti generiche per l'imputato e della riduzione di un terzo della condanna per il rito abbreviato.

TRAINI: «HO SBAGLIATO NON PROVO ALCUN ODIO RAZZIALE»

Al processo con rito abbreviato (a porte chiuse) aveva ammesso: «Scusate, ho sbagliato». Leggendo alcuni fogli, Traini aveva chiarito: «Non provo nessun odio razziale, volevo fare giustizia contro pusher per il bombardamento di notizie sullo spaccio diffuso anche a causa dell'immigrazione: anche la mia ex fidanzata assumeva sostanze. In carcere ho maturato una nuova cognizione dei fatti». Il 29enne aveva quindi spiegato come «la cessione di eroina da parte di nigeriani a Pamela (Mastropietro, ndr)» assieme ad altre notizie riguardanti «violenze su bambini e su donne» provocarono in lui «un tumulto interiore» che lo spinse a sparare. «Ho avuto un'infanzia difficile ma non sono né matto né borderline», aveva aggiunto l'imputato. Ribadendo: «Il mio gesto non è collegato al colore della pelle: un poco di buono può essere sia bianco sia nero». Traini ha anche ringraziato i giudici e le forze dell'ordine «che stanno riportando la situazione alla normalità».

LA MORTE DI PAMELA MASTROPIETRO

Il 6 febbraio il 29enne di Tolentino rendendo dichiarazioni spontanee al pm Stefania Ciccioli, si era scusato solo per aver colpito l'unica ragazza di colore rimasta ferita nel raid, perché nelle sue intenzioni puntava agli uomini. «Il mio obiettivo», aveva precisato Traini, «erano i neri che spacciano droga a Macerata». A scatenare la sua violenza era stata la notizia della morte di Pamela Mastropietro il cui corpo era stato sezionato e abbandonato in una valigia. «È stato questo il motivo scatenante del suo gesto», aveva confermato il suo avvocato. Traini in quell'occasione aveva aggiunto di «non sentirsi pentito».

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