Cassazione Sgomberi Ordine Pubblico
Cronaca
4 Ottobre Ott 2018 1631 04 ottobre 2018

La Cassazione dice che gli sgomberi devono essere immediati

Gli immobili occupati devono essere liberati immediatamente, sostengono i giudici, perché altrimenti si garantirebbe «non l'ordine pubblico, ma il disordine pubblico».

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Gli immobili occupati abusivamente, appena la Procura ordina lo sgombero, devono essere subito liberati dalle forze dell'ordine e il Ministero dell'Interno non può compiere scelte "attendiste" perché altrimenti garantirebbe «non l'ordine, ma il disordine pubblico» mentre «dove è più intollerabile il sopruso, là più forte deve essere la reazione dello Stato di diritto». Lo sottolinea la Cassazione dando ragione ai proprietari di 50 appartamenti occupati contro l'inerzia del Viminale che per sei anni rimandò lo sgombero.

I GIUDICI: NESSUNA GARANZIE PER I RIOTTOSI

«La politica di welfare per garantire il diritto ad una casa non può compiersi a spese dei privati cittadini, i quali già sostengono un non lieve carico tributario, specie sugli immobili, per alimentare, attraverso la fiscalità generale, la spesa per lo Stato sociale», sottolinea la Cassazione con la sentenza 24198 depositata il 4 ottobre che accoglie il ricorso di due società titolari di 50 appartamenti, 32 in un lotto a Firenze in Via del Romito, e 18 in un lotto a Sesto Fiorentino in Via Primo Maggio. Tra il dicembre 1993 e il maggio 1994, i due stabili vennero occupati da attivisti del "Movimento per la casa". Nonostante la Procura fiorentina in breve avesse dato l'ordine di sgombero, il Prefetto e il Questore rinviarono per sei anni l'intervento «per evitare disordini e tutelare l'ordine pubblico». Contestando questa scelta, gli "ermellini" affermano che «se l'amministrazione intenda dare alloggio a chi non l'abbia, la via legale è l'edificazione di alloggi o l'espropriazione di private dimore secondo la legge e pagando il giusto indennizzo, e non certo garantire a dei riottosi, perchè di questo si è trattato, il godimento dei beni altrui». Per la Cassazione, le due società hanno diritto ad ottenere dal Ministero dell'Interno il risarcimento dei danni patiti a causa delle scelte attendiste che hanno «violato e compresso il loro diritto di proprietà», garantito dalla Carta di Nizza, dalla Corte di Strasburgo e dalla Costituzione, e ora la Corte di Appello di Firenze deve calcolare i danni prodotti da questo «incredibile ritardo».

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