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Cronaca
9 Ottobre Ott 2018 1136 09 ottobre 2018

L'incidente navale in Corsica e i rischi per l'ambiente

Il Mediterraneo occidentale, ricco di Aree protette come La Maddalena o il santuario dei Cetacei, ogni anno è attraversato da migliaia di imbarcazioni, anche pericolose. L'allarme del Wwf.  

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La collisione tra Genova e Bastia, avvenuta all'interno del Santuario Pelagos, tra la motonave tunisina Ulisse e la portacontainer Cls Virginia accende i riflettori sui rischi per l'ambiente. Il Mediterraneo occidentale ogni anno è attraversato da 220 mila navi mercantili. E questo vale anche per l'area protetta interessata dall'ultimo incidente e i suoi confini dove sono presenti due degli otto nodi di concentrazione del traffico marittimo (Genova e Marsiglia) dell'intero bacino e una trentina di collegamenti al giorno assicurati da otto compagnie di trasporto passeggeri tra la terraferma e le due Isole maggiori: la Corsica e la Sardegna.

L'allarme è stato lanciato dal Wwf. «Nonostante il meccanismo di sicurezza legato a Ramogepol (il piano di intervento per la lotta agli inquinamenti marini siglato da Francia, Italia e Principato di Monaco, ndr) si sia immediatamente attivato», ha dichiarato la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi, «cosa sarebbe successo se la collisione fosse avvenuta all’interno dello Stretto di Bonifacio, un’area estremamente fragile che continua a essere esposta a un traffico estremamente elevato? Avremmo avuto un disastro ambientale in grado di mettere a rischio uno dei patrimoni naturali del nostro Paese, compresa l’area marina de La Maddalena».

BOCCHE DI BONIFACIO A RISCHIO

L'area delle Bocche di Bonifacio, ha aggiunto Bianchi, «​è tra le zone paesaggisticamente più belle e ricche di biodiversità del Mediterraneo, con caratteristiche naturali di assoluta rilevanza e unicità, come viene testimoniato dalla stessa istituzione della area marina protetta de La Maddalena. Si tratta, però, anche una zona di navigazione molto pericolosa, con un volume elevato di traffico di navi di ogni genere, comprese navi con carichi pericolosi: petroliere, chimichiere e gasiere. Per questi motivi, l’area gode di diversi provvedimenti e livelli di tutela, nazionali e transnazionali. Come dimostra l’incidente a largo della Corsica, purtroppo, il pericolo non è solo legato alle navi che trasportano carichi pericolosi, ma anche alle enormi quantità di carburante che sono presenti nelle cisterne delle navi che costituiscono, di per sé, un rischio».

La Columbus del Wwf (foto Wwf).

OGNI ANNO ATTRAVERSANO LO STRETTO 3.500 NAVI

I dati ufficiali rilevati dalle locali Capitanerie di Porto sul traffico di navi e gli incidenti lungo le Bocche di Bonifacio parlano chiaro. L’area, denuncia il Wwf, «è costantemente soggetta al rischio di inquinamento, a causa del notevole traffico marittimo che vi si svolge e della tipologia di navi che vi transitano: risulta dalle informazioni in nostro possesso che il 63% delle navi in transito sono classificate come “High/very High Risk”, secondo la metodologia Imo (International Maritime Organization)». Tra le raccomandazioni dell'organizzazione, che ha dichiarato l’area dello Stretto di Bonifacio e le zone circostanti Area marina particolarmente sensibile (Particularly Sensitive Sea Area-PSSA) figura, infatti, l’attivazione del pilotaggio controllato. Dall'avvio della sperimentazione, però, le richieste di pilotaggio sono state solo 14. Nel 2018, tre su navi di grosso tonnellaggio (la più grande 86 mila tonnellate). Dalle analisi del Bonifacio Strait Pilotage System emerge che in media ogni anno attraversano lo stretto di Bonifacio 3.500 navi (10% francesi, il 26% italiane e il 64% battenti altre bandiere). E circa a 50 viene contestata, sempre ogni anno, la mancata osservanza delle “raccomandazioni” .

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