Cucchi Carabinieri Processo
Cronaca
11 Ottobre Ott 2018 1134 11 ottobre 2018

Un carabiniere ha accusato due colleghi del pestaggio di Cucchi

Si tratta di Francesco Tedesco ed è uno dei cinque militari imputati. Ilaria: «Il muro è stato abbattuto, dovranno chiederci scusa». Iter e protagonisti del processo bis: le cose da sapere.

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Si è aperta con un colpo di scena l'udienza del processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte di Stefano Cucchi. Uno dei militari al centro del processo bis, Francesco Tedesco, ha ricostruito in una denuncia i fatti di quella notte tra il 15 e 16 ottobre 2009 e ha «chiamato in causa» due dei colleghi imputati per il pestaggio, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro (leggi anche: nove anni per arrivare alla verità). Giovedì 11 ottobre, il pubblico ministero Giovanni Musarò ha reso nota un'attività integrativa di indagine.

1. LA SVOLTA: DENUNCIA PRESENTATA IL 20 GIUGNO 2018

«Il 20 giugno 2018», ha detto il pm, «Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che, quando ha saputo della morte di Cucchi, ha redatto una notazione di servizio». Sulla base di questo atto, il rappresentante dell'accusa ha detto che è stato iscritto un procedimento contro ignoti nell'ambito del quale lo stesso Tedesco ha reso tre dichiarazioni. In sintesi, ha aggiunto il pm, «ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: [Roberto] Mandolini, da lui informato; D'Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; [Vincenzo] Nicolardi, quando si è recato in Corte d'Assise, già sapeva tutto». I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che «è stata redatta una notazione di servizio, che è stata sottratta, e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza».

Il disegno della stanza all'interno della Compagnia Casilina dove venne portato Stefano Cucchi contenuto nel verbale di interrogatorio di Francesco Tedesco del 9 luglio 2018 a Roma .Durante l'interrogatorio Francesco Tedesco accusa i colleghi D'Alessandro e Di Bernardo e descrive le fasi del pestaggio di Cucchi

Spinsi Di Bernardo, ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra

Francesco Tedesco

2. IL VERBALE DI TEDESCO: «FU UNA AZIONE COMBINATA»

Nel verbale di interrogatorio di Tedesco, datato 9 luglio 2018, si legge la versione di Tedesco: «[A D'Alessandro e Di Bernardo] dissi "basta, che c... fate, non vi permettete"», mentre uno «colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto» e l'altro «gli dava un forte calcio con la punta del piede». «Fu un'azione combinata», ha detto il carabiniere, «Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro, poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo, ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra». Sempre nello stesso verbale, Tedesco afferma: «Iniziai ad avere paura anche per un'altra ragione, perché quando ero in ferie fui contattato da D'Alessandro e Di Bernardo i quali mi dissero che avrei dovuto farmi i cazzi miei. D'Alessandro, inoltre, mi aveva detto di aver cancellato quanto aveva scritto sul registro del fotosegnalamento».

Tedesco ha parlato infine del suo rapporto con il maresciallo Mandolini, allora comandante della stazione Appia dove fu portato Cucchi. Mandolini, secondo quanto sostiene Tedesco, era al corrente di ciò che era accaduto: «Quando dovevo essere sentito dal pm, il maresciallo Mandolini non mi minacciò esplicitamente, ma aveva un modo di fare che non mi faceva stare sereno». Prima che Tedesco venisse interrogato per la prima volta, in particolare, Mandolini gli avrebbe detto: «Tu gli devi dire che stava bene, gli devi dire quello che è successo, che stava bene e che non è successo niente... capisci a me, poi ci penso io, non ti preoccupare».

Sulla mia pelle, le polemiche attorno al film su Stefano Cucchi

Cultura e Spettacolo I sette minuti di applausi tributati dalla Sala Darsena del Lido di Venezia hanno restituito il giusto omaggio all'opera di Alessio Cremonini. Non sono bastati, tuttavia, a silenziare le polemiche che gravitano attorno a Sulla mia pelle , il film che racconta gli ultimi, drammatici, giorni di vita di Stefano Cucchi e che ha inaugurato la Sezioni Orizzonti della 75esima Mostra del cinema di Venezia appena conclusa ( guarda il trailer).

3. IL PROCESSO BIS: TRE ACCUSATI DI OMICIDIO PRETERINTENZIONALE

Il processo bis è nato dalla richiesta dei familiari di Cucchi (accolta nel 2015 dalla procura di Roma) di aprire un nuovo fascicolo di indagine sulla morte di Stefano, con particolare attenzione all'operato di cinque carabinieri. Di Bernardo, D’Alessandro e lo stesso Tedesco sono accusati di aver colpito Cucchi, procurandogli lesioni rivelatesi fatali per una successiva condotta omissiva da parte dei medici curanti, e di averlo sottoposto a misure restrittive non consentite dalla legge. I reati ipotizzati sono dunque omicidio preterintenzionale e abuso di autorità. Tedesco, con il maresciallo Roberto Mandolini, deve rispondere anche delle accuse di falso e calunnia, per la presunta omissione nel verbale d'arresto dei nomi di Di Bernardo e D'Alessandro e perché avrebbe testimoniato il falso al processo di primo grado. Il quinto carabiniere, Vincenzo Nicolardi, è imputato per falso. Il processo bis è stato aperto grazie alle dichiarazioni rese nel 2015 dall'appuntato Riccardo Casamassima, che ha detto - come da lui stesso ribadito in aula a maggio 2018 - di aver avuto notizia da Mandolini del pestaggio poco dopo che era successo.

4. PER ILARIA CUCCHI «IL MURO È STATO ABBATTUTO»

Appresa la notizia della denuncia di Tedesco, Casamassima ha commentato: «Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca. Tutti i dubbi sono stati tolti. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che [verranno presi] sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità». Su Facebook è arrivata invece la reazione di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano: «Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi».

Processo Cucchi. Uduenza odierna ore 11.21 Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi

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«Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni», ha scritto Ilaria in un altro post. «Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi». Mentre l'attore Alessandro Borghi, che ha interpretato Stefano Cucchi nel film Sulla mia pelle, ha commentato su Twitter: «La giustizia è lenta ma ariva pe tutti» (leggi anche il commento del regista Alessio Cremonini).

Sulla vicenda è intervenuto anche l'avvocato Eugenio Pini, difensore di Tedesco: «Oggi c'è stato uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l'intera Arma dei carabinieri», ha dichiarato. «Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso». Ma soprattutto, ha aggiunto Pini, «è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore e anche alla procura, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in procura, e poi [è stato] costretto al silenzio contro la sua volontà».

5. IN AULA SEI TESTIMONI

Giovedì 11 ottobre sono stati ascoltati in aula sei testimoni. Tra questi l'ispettore della penitenziaria, Bruno Mastrogiacomo, il quale, già sentito nel corso del primo processo (quello che vide sul banco degli imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti), ha confermato quelle dichiarazioni. Il ricordo è che quando Cucchi, dopo la convalida del suo arresto, entrò in carcere disse «che lo avevano pestato per droga e che era stato menato all'atto dell'arresto. Gli chiesi il perché e lui mi disse 'per un po' di roba'». Due 'anomalie' furono notate: «Il volto era tumefatto, e aveva un segno rossastro all'altezza dell'osso sacro». Gli altri testimoni - gli agenti penitenziari Michele Fiore, Roberto Latini, Massimo Furiglio e Alessia Forte - hanno invece ripercorso in aula le difficoltà, anche burocratiche, precedenti al trasporto di Cucchi dal Pronto soccorso dell'ospedale Fatebenefratelli di Roma, al Reparto detenuti dell'ospedale Sandro Pertini dove poi morì. Successivamente, è stato sentito in aula anche Alaya Tarek, un detenuto che, tramite il senatore Stefano Pedica, fece pervenire alla procura una lettera (ricopiata da un altro detenuto) nella quale c'erano contenute delle confidenze di Cucchi mentre entrambi erano ristretti nel Centro clinico del carcere di Regina Coeli. «Ho conosciuto in quell'occasione Cucchi», ha detto Tarek. «Arrivò con infermieri, camminava male, zoppicava, era rosso in viso e sul corpo. Si coricò e dopo qualche minuto urlò di dolore. Gli chiesi cos'era successo e lui mi disse che aveva preso tante botte dai carabinieri per tutta la notte per un pezzo di fumo. La mattina dopo ha chiamato un dottore, l'hanno visitato e poi l'hanno portato via». Il 24 ottobre, prossima udienza per l'audizione di ulteriori testimoni.

6. LE REAZIONI DELLA POLITICA: DA SALVINI AL MINISTRO TRENTA

«La sorella e parenti di Stefano Cucchi sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l'eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi in divisa», ha dichiarato il ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Salvini ci invita al Viminale? Saremo lieti di andare da lui, insieme anche all'avvocato Anselmo», ha risposto Ilaria Cucchi in una intervista a Radio Capital.

«Quanto accaduto a Stefano Cucchi era inaccettabile allora e lo è ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi scioccanti», ha scritto su Facebook la ministra della Difesa Elisabetta Trenta. «Mi auguro che la giustizia faccia al più presto il suo corso e definisca le singole responsabilità. Chi si è macchiato di questo reato pagherà, ve lo assicuro. Lo voglio io, lo vuole questo governo e lo vuole tutta l'Arma dei Carabinieri, che merita rispetto. Ho la massima fiducia verso il Comando Generale e sono vicino alla famiglia di Stefano, ai suoi amici e ai suoi cari. Abbraccio tutti con grande affetto».

Quanto accaduto a Stefano Cucchi era inaccettabile allora e lo ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi...

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Mentre l'ex senatore del Popolo della libertà Carlo Giovanardi ha detto che non deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi.

Giovanardi dice che non deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi

Carlo Giovanardi sulla morte di Stefano Cucchi non ha fatto passi indietro. Nemmeno dopo gli ultimi sviluppi processuali. "Non devo chiedere scusa alla famiglia Cucchi, perché dovrei farlo?", ha risposto a precisa domanda ai microfoni de . L'ex senatore del Popolo della libertà per anni ha difeso i carabinieri criticando la sorella di Cucchi che sosteneva la tesi del pestaggio.

Ferma la reazione anche del presidente della Camera Roberto Fico. ​«Oggi più che mai emerge l'esigenza non più rinviabile di fare luce sulla morte di Stefano #Cucchi». ha twittato il pentastellato. «Una morte che non può avvenire in un Paese civile».

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