Processo Bis Cucchi Testimonianze
GIUSTIZIA E POLITICA
13 Ottobre Ott 2018 1825 13 ottobre 2018

Le reazioni sulla svolta nel processo Cucchi

Mentre l'inchiesta si allarga, il ministro dell'Interno risponde a Ilaria: «Chiunque venga arrestato deve essere processato rispettando la legge e non con altre maniere». 

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L'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi si allarga. Dopo le dichiarazioni del carabiniere Francesco Tedesco e l'apertura del nuovo filone di inchiesta per falso ideologico e soppressione di documento pubblico che vede imputati altri militari, entro gennaio sarà ascoltato in Aula il generale Vittorio Tomasone. Lo rende noto l'avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo. Tomasone, attuale comandante Interregionale di Napoli, era comandante provinciale dei carabinieri di Roma all'epoca dei fatti. Il generale verrà ascoltato in merito all'inchiesta amministrativa interna eseguita sulle cause del decesso del geometra romano e sulle rassicurazioni fornite all'epoca dei fatti ai suoi familiari.

CONTE: «VANNO ACCERTATE LE RESPONSABILITÀ INDIVIDUALI»

Sul fronte politico, è intervenuto il premier Giuseppe Conte. «Chi ha sbagliato dovrà pagare, perché ovviamente indossava la divisa dello Stato e rappresentava lo Stato, quindi la cosa è ancora più grave», ha detto. «Dobbiamo accertare le responsabilità individuali, non possiamo scaricare le responsabilità sull'intero corpo dei carabinieri e delle forze dell'ordine in generale, che tutti i giorni si impegnano per tutelare le nostre vite, la nostra incolumità, la nostra sicurezza».

SALVINI: «SI PROCESSA RISPETTANDO LA LEGGE NON IN ALTRI MODI»

Linea seguita da tutto l'esecutivo. Matteo Salvini da Ala, in Trentino, ha ribadito: «Chiunque venga arrestato deve essere processato rispettando la legge e non con altre maniere». Ricordando che «le porte del ministero degli Interni sono aperte alla famiglia Cucchi e a 60 milioni di italiani per bene. Se qualcuno invece preferisce fare polemiche e attaccare un ministro e centinaia di agenti sono sue scelte». Ovviamente, ha aggiunto il ministro dell'Interno, «tutti possono sbagliare, anche chi indossa una divisa può sbagliare. Se qualcuno in passato, indossando una divisa, ha sbagliato e ha commesso reato pagherà doppio, perché sbagliare da pubblico ufficiale, da ministro, da sindaco o da uomo delle forze dell'ordine con la divisa comporta dal mio punto di vista il doppio della pena, perché hai tradito la fiducia pubblica». «Però», ha continuato, «se due persone in divisa hanno sbagliato, questo non vuole dire che tu devi criminalizzare centinaia di migliaia di uomini delle forze dell'ordine definendoli sbirri assassini, torturatori e delinquenti. Giù il cappello e sciacquarsi la bocca quando si parla di polizia e carabinieri, che rischiano la vita per mille euro al mese. Chi sbaglia paga, però non può pagare tutta la comunità» (Leggi anche cosa ha detto Ilaria Cucchi su Salvini).

TOFALO (M5S): «CHI SBAGLIA DEVE ESSERE ALLONTANATO DALL'ARMA»

Per Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa del M5s, «chi ha infranto la legge, chi è stato suo complice, deve pagare e deve essere allontanato dall'Arma perché non è degno di indossare la secolare uniforme dei Carabinieri. La stessa che ogni giorno indossano con orgoglio i nostri ragazzi in servizio nelle strade, sulle volanti, nelle situazioni di emergenza e in operazioni spesso molto rischiose. Loro che hanno giurato fedeltà alla Repubblica Italiana e di osservarne la Costituzione e le leggi dello Stato, tantissimo danno al Paese e nulla chiedono in cambio».

POLEMICA SULLE PAROLE DEL CONSIGLIERE MUNICIPALE DI FDI

È polemica invece sulle parole di Enrico Turato, consigliere municipale milanese di Fratelli d'Italia. «Non intendo in nessun modo martirizzare una persona del genere. In altre situazioni lo avrei definito un pezzo di merda perché faceva la professione di andare a spacciare di fronte alle scuole», ha detto durante la kermesse "popoli e sovranismo". «Non martirizziamo uno spacciatore, perché questo è e questo rimarrà per sempre. Mi dispiace che lo abbiano ammazzato, pace all'anima sua». Sui social Turato ha poi precisato di essere stato frainteso: «Intendevo sostenere l'esatto opposto di quanto sta passando ma evidentemente non mi sono espresso come volevo. Lo spacciatore è la parte sbagliata mentre le Forze dell'ordine sono dalla parte giusta. Tuttavia non si può che esprimere profondo dispiacere per la morte Cucchi e profonda condanna per quei carabinieri che avessero disonorato la divisa con un comportamento vergognoso».

Fraintese le mie parole. Intendevo sostenere l'esatto opposto di quanto sta passando ma evidentemente non mi sono...

Geplaatst door Enrico Turato op Zaterdag 13 oktober 2018

In mattinata a chiarire la posizione dei Carabinieri era stato il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Giovanni Nistri. «Forse si è aperto uno spiraglio di luce», ha detto a Radio Capital: mi sembra che sia la prima volta che un militare di quelli presenti quella sera abbia riferito la sua verità, che ora dovrà passare al vaglio dell'autorità giudiziaria, ma noi siamo al fianco dell'autorità giudiziaria, perché è ora che siano accertate tutte le cause e le dinamiche di quanto successe quella sera». A parlare dopo il colpo di scena nel caso Cucchi è , comandante (Leggi anche: Il caso Cucchi e le ambiguità dei poteri dello Stato). «Quei carabinieri», ha aggiunto Nistri, «sono stati sospesi e nel momento in cui saranno accertate le responsabilità, l'Arma prenderà le decisioni che le competono», fino alla «destituzione: non vogliamo guarderemo in faccia a nessuno», ha assicurato. Sottolineando però che parlare di «violenza di Stato è una sintesi giornalistica, ma non si tratta di una violenza dello Stato ma di alcuni appartenenti dello Stato: lo Stato non può essere chiamato come responsabile della irresponsabilità di qualcuno».

«L'ARMA SI SCUSSA QUANDO ALCUNI DEI SUOI COMPONENTI SBAGLIANO»

Quanto all'ipotesi che ci siano stati insabbiamenti e pressioni, Nistri è stato chiaro: «È un'illazione offensiva del buon nome dell'Arma. A pensar male a volte si azzecca ma si fa sempre peccato». L'Arma dei carabinieri, ha assicurato il comandante generale dei carabinieri, «deve confermare in ogni circostanza la piena trasparenza del proprio operato». Nel corso della trasmissione radiofonica sono stati riportati alcuni brani della deposizione di Francesco Tedesco, il carabiniere che ha accusato gli altri due militari coinvolti nel processo per al morte di Stefano Cucchi. Nel leggerli, ha ammesso Nistri, «ho provato quello che provano tutti i carabinieri che hanno giurato fedeltà alla Costituzione che all'art. 13 recita che 'è punita ogni violenza fisica o morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà'. Se sei carabiniere devi avere il massimo rispetto per le persone. E hai il dovere morale, prima che giuridico, di dire la verità e di dirla subito, senza ritardo. Sono frasi molto crude che delineano uno scenario assolutamente inqualificabile. Detto questo è uno scenario al vaglio dei magistrati. Quindi, aspettiamo. Ma aspettiamo condannando in maniera netta tutti i casi nei quali si possa anche solo ipotizzare una carenza così grave di moralità». Sulle scuse richieste da Ilaria Cucchi Nistri è stato chiaro: «L'Arma si scusa sempre quando alcuni dei suoi componenti sbagliano e viene accertato che vengono meno al proprio dovere. Ci sono episodi esecrabili per i quali l'Arma si deve scusare, non come istituzione, ma perché alcuni suoi componenti infedeli sono venuti meno al proprio dovere anche nei confronti dell'Arma stessa».

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