Incendio Capannone Milano
Cronaca
Aggiornato il 18 ottobre 2018 17 Ottobre Ott 2018 1025 17 ottobre 2018

Le cose da sapere sull'incendio del capannone a Milano

La presenza di diossina nell'aria, secondo l'assessore regionale Cattaneo, «è di gran lunga inferiore ad altri casi analoghi». Attese in serata le analisi complete di Arpa Lombardia.

  • ...

I campionamenti effettuati da Arpa Lombardia dopo l'incendio alla Ipb di Milano hanno restituito «dati tranquillizzanti» per quanto riguarda la presenza di sostanze nocive nell'aria. Secondo l'assessore regionale all'Ambiente, Raffaele Cattaneo, la concentrazione di diossina sarebbe «di gran lunga inferiore» rispetto a episodi analoghi verificatisi nel passato. Di sicuro, per ora, c'è che il rogo ha generato una percentuale pari a 0,5 picogrammi per metro cubo. I pericoli per la salute sussistono quando una percentuale di 0,3 picogrammi per metro cubo viene rilevata per un anno intero. Dunque, in sintesi, i valori della diossina sono superiori alla norma, ma la concentrazione non sarebbe tale da creare rischi immediati per la popolazione. Perché, come precisato dall'Arpa nella relazione che accompagna i risultati delle analisi, l'incendio è un «evento emergenziale e tipicamente di breve durata». I risultati completi delle analisi stesse verranno pubblicati nella serata del 18 ottobre. All'interno del capannone della Ipb erano stoccati 16 mila metri cubi di rifiuti speciali. Ecco le cose da sapere.

Cos'è la diossina e quando è un allarme per l'uomo

Quella che genericamente viene chiamata diossina corrisponde in realtà a più di 200 sostanze diverse, 17 delle quali altamente tossiche per l'uomo. La più pericolosa è il tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), la cosiddetta diossina Seveso, punto di riferimento nei parametri per la valutazione della tossicità.

LE ANALISI SUI MICROINQUINANTI ATTESE NELLA SERATA DEL 18 OTTOBRE

L'Arpa sta continuando a monitorare la qualità dell'aria e i vigili del fuoco lavorano per spegnere definitivamente l’incendio. Le emissioni di diossina sono oltre la norma, dunque è fondamentale ridurre il più possibile il tempo di esposizione. I comunicati pubblicati sul sito web dell'Arpa per il momento parlano soltanto di «molestie olfattive», sottolineando che dalle misure effettuate la sera del 14 ottobre «non sono state rilevate criticità rispetto agli inquinanti più pericolosi nell'immediato (monossido di carbonio, ammoniaca, acido solfidrico, aldeidi, chetoni)». La mattina del 17 ottobre è stato prelevato e sostituito il secondo filtro del campionatore per il monitoraggio dei microinquinanti, posizionato nella zona dell'incendio. Mentre il primo filtro del campionatore è stato prelevato il 16 ottobre e inviato al laboratorio per le analisi, i cui risultati completi saranno disponibili «entro il tempo minimo necessario di 72 ore». L'assessore Cattaneo ha annunciato alla stampa che i risultati completi saranno resi noti nella serata del 18 ottobre.

NON TUTTE LE MASCHERINE SONO EFFICACI

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, molti milanesi si sono fatti prendere dal panico e hanno comprato mascherine in farmacia. È bene ricordare, tuttavia, che non tutte le mascherine sono efficaci. Soltanto quelle con filtro FFP3 arrivano a trattenere fino al 99% delle particelle eventualmente presenti nell'aria, se indossate con bocca e naso completamente isolati. Si tratta dello stesso modello consigliato per ridurre l’inalazione di polveri sottili nei giorni di forte inquinamento. Il prezzo per un set oscilla tra i 15 e i 30 euro. Le mascherine semirigide di carta e quelle che coprono bocca e naso con un pezzo di tessuto non sono di aiuto. Quelle con filtro FFP1 ed FFP2 trattengono rispettivamente solo il 78% e il 92% delle particelle. I farmacisti che lavorano nelle zone più vicine all'incendio, in ogni caso, invitano alla calma. Quello della farmacia Bovisasca, la più vicina al rogo, ha dichiarato: «La questione è capire cosa brucia e come attrezzarsi, non spostarsi sulla psicosi da acquisto di mascherine. Da noi nessuno le ha chieste e se lo avessero fatto li avremmo dissuasi, perché non proteggono dalla diossina. Noi abbiamo ruolo etico, non possiamo dare qualcosa che non serve».

Cosa c'è dietro gli incendi di Milano e la Terra dei fuochi al Nord

Cronaca Dall'inizio del 2018, in Lombardia, sono andati a fuoco 18 fra impianti che smaltiscono rifiuti e capannoni di stoccaggio. Il dato comprende i due incendi che, tra domenica 14 e lunedì 15 ottobre, sono scoppiati a poche ore di distanza prima a Milano, nel capannone della Ipb, azienda di stoccaggio e lavorazione di materiali inerti.

A CHE PUNTO SONO LE INDAGINI DELL'ANTIMAFIA

Un altro capitolo riguarda l'inchiesta giudiziaria. Come riportato dal quotidiano Il Giorno, sul caso ci sono due fascicoli aperti in procura: il primo, affidato al pm Donata Costa, riguarda le indagini sul rogo doloso; il secondo, nelle mani del pm Sara Arduini, si concentra sul presunto traffico illecito di rifiuti. Le indagini sono coordinate alla Direzione distrettuale antimafia. Gli amministratori della Ipb, società proprietaria del capannone, avevano già segnalato da tempo ai carabinieri movimenti anomali attorno all’area. E i residenti si erano lamentati per «una presenza eccessiva di mosche». A marzo il capannone stesso era stato affittato a un'altra società, la Ipb Italia. Nome quasi identico alla prima, ma tra le due ditte non ci sarebbero legami.

Incendio di via Chiasserini. Continua l'attività di spegnimento dell'incendio, che come ci hanno detto i VVFF sarà...

Geplaatst door Marco Granelli op Dinsdag 16 oktober 2018

L'ISPEZIONE E LE DIMISSIONI IMPROVVISE DEI VERTICI AZIENDALI

Ipb Italia non risulta che avesse mai ottenuto l’autorizzazione al trattamento di rifiuti speciali. Ma sul fronte delle autorizzazioni il quadro è complesso. Stando a quanto risulta agli inquirenti, infatti, Ipb Italia, a cui la Ipb aveva ceduto il ramo d'azienda, poteva avvalersi dell'autorizzazione in capo a quest'ultima, proprio in virtù della cessione e almeno fino al prossimo 24 ottobre. Per quella data c'era una fideiussione in scadenza per Ipb Italia. Giovedì 11 ottobre un sopralluogo nel capannone effettuato dalla polizia locale aveva riscontrato che l'impianto, vuoto a luglio, era pieno fino al soffitto di ecoballe composte da materie platiche, legno, stracci e gommapiuma. Tre giorni dopo è scoppiato l'incendio. Ma dopo il sopralluogo non sarebbe stata segnalata, a quanto risulta agli inquirenti, la gestione illecita dei rifiuti. Gli affittuari di Ipb Italia dovranno dare spiegazioni anche sulla tempistica dell’ultimo cambio al vertice: la nuova amministratrice unica, infatti, è entrata ufficialmente in carica il 13 ottobre, cioè il giorno prima del rogo. Mentre il suo predecessore era cessato da tutte le cariche il giorno dell'ispezione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso