Caso Emanuela Orlandi Ossa Dna
Cronaca
31 Ottobre Ott 2018 1431 31 ottobre 2018

Caso Orlandi, come la scientifica preleva il dna

Pulizia, taglio, estrazione e comparazione. Sono le fasi delle analisi delle ossa ritrovate nel Palazzo della Nunziatura apostolica. Una procedura lunga che potrebbe non dare l'esito sperato. 

  • ...

Potrebbero appartenere a due persone diverse, di cui una quasi sicuramente di sesso femminile, le ossa trovate nel Palazzo della Nunziatura vaticana, ambasciata della Santa Sede in via Po nel corso di lavori di ristrutturazione. Il dubbio è che possano trattarsi dei resti di Mirella Gregori o di Emanuela Orlandi, le due minorenni scomparse nel nulla nel 1983. Una risposta definitiva potrà darla solo l'esame del dna (Leggi anche: il ritrovamento delle ossa).

Come spiega la genetista forense Alessandra La Rosa, «si tratta di un esame complesso che potrebbe anche non dare l'esito sperato se i reperti avessero subito un deterioramento importante». Le analisi seguono procedimenti diversi da quelli utilizzati per estrarre il dna da altri reperti, come il sangue o i mozziconi di sigaretta e potrebbero durare almeno una settimana. Ecco le diverse fasi.

1. PULIZIA, TAGLIO E FRANTUMAZIONE DELLE OSSA

Il primo passaggio «è il trattamento di pulizia meccanica delle ossa: chiunque le abbia toccate può avervi depositato sopra del materiale biologico», dice la genetista. «Per eliminare le possibili contaminazioni sono necessari dei passaggi meccanici di abrasione che consentono di togliere gli strati esterni». A quel punto l'osso viene tagliato in pezzi «di idonea dimensione e viene frantumato fino a creare una polvere». «La cosa importante», sottolinea l'esperta, «è che il processo di frantumazione non aumenti e non surriscaldi la temperatura della matrice ossea: potrebbe alterarla e innescare un processo di degradazione». Questa è la ragione principale che non consente agli esperti di dire con certezza se è ricavabile o meno profilo genetico dai resti.

2. ESTRAZIONE E QUANTIFICAZIONE DEL DNA

In caso il profilo genetico risultasse intatto, il dna viene raccolto dalle ossa grazie a «resine chelanti, che hanno un'affinità molto elevata con il dna stesso». spiega ancora La Rosa. Che aggiunge: «Dopo l'estrazione, segue il processo della quantificazione, essenziale per individuare quanto codice genetico ci sia a disposizione».

3. LA COMPARAZIONE CON I FAMILIARI

Infine, continua l'esperta, «si giunge all'ultima fase dell'esame: la comparazione, che viene effettuata confrontando il profilo genetico estratto con quello dei familiari o con il dna estrapolato da qualche oggetto in uso esclusivo alla persona che si sta cercando». «È evidente», conclude la genetista, «che se si ha a disposizione il profilo di entrambi i genitori, la risposta che arriverà dall'esame sarà sicura al 99,9% e si potrà capire se quelle ossa appartengono a un uomo o a una donna».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso