Stefano Cucchi lettera di un carabiniere qualunque
LA FABBRICA DEL VERO
5 Novembre Nov 2018 1545 05 novembre 2018

Torna la lettera fake di un carabiniere contro Cucchi

In Rete circola ancora una versione del presunto messaggio di un militare che attacca Ilaria. Parole che nella prima versione erano tratte dalle intercettazioni di Mandolini. 

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Stefano Cucchi è morto il 22 ottobre 2009 mentre si trovava in custodia cautelare. Il caso - che solo poco tempo fa ha avuto una svolta dopo le rivelazioni di Francesco Tedesco, uno dei carabinieri al centro del processo bis - è rimasto per tutti questi anni sotto i riflettori anche per merito della battaglia di Ilaria che combatte perché sia fatta chiarezza sulle circostanze della morte del fratello (leggi anche: Per il pm del caso Cucchi la vicenda è «costellata di falsi»).

Questa risonanza mediatica ha avuto e continua ad avere anche effetti collaterali. Oltre ai tanti che hanno affiancato Ilaria nel suo percorso verso la verità, sono infatti spuntati alcuni soggetti che in un modo o nell’altro cercano di delegittimarla. Da qualche giorno, su siti e pagine social vicine all’attuale governo, circola una fantomatica «lettera di un carabiniere qualunque», non firmata, che riporta alcune osservazioni nei confronti della famiglia Cucchi. Purtroppo per come è scritta la lettera è di facile presa per il pubblico a cui è diretta.

Il testo è stato studiato con attenzione, si prendono le generiche difese del corpo dei Carabinieri, con frasi come:

Chi ha pestato e ucciso Stefano non era evidentemente degno di portare la divisa che indossava. Ma questi soggetti non devono pagare solo per Cucchi, per Lei e per i suoi famigliari, ma devono pagare per tutti quegli UOMINI che dentro quella DIVISA ci mettono l’anima, il CUORE, il SUDORE e molto spesso ci rimettono la loro stessa VITA, per il bene di tutti e ciò per POCHI SOLDI. Perchè il loro è un SACRIFICIO quotidiano che non puó e non deve essere INFANGATO DA 4 DELINQUENTI.

Si cerca facile approvazione, con frasi come questa:

Suo fratello meritava di più, meritava assistenza, aiuto, comprensione, meritava di tentare l’ennesimo percorso di recupero e non certo di morire in questo modo.

Per poi mollare il carico da 90:

Cara sig.ra Ilaria Cucchi, non dimentichi però che quando suo fratello è stato arrestato e a sua madre è stato chiesto di nominare un avvocato di fiducia, in risposta, al telefono, sono volati solo insulti nei confronti di Stefano, e sua MADRE aggiunse che NON AVREBBE SPESO ALTRI SOLDI PER QUEL DELINQUENTE DI SUO FIGLIO E CHE AVREBBE DOVUTO FARE AVANTI IL BARBONE PER STRADA. Cara sig.ra Ilaria Cucchi, non dimentichi CHE FU LEI A NON FAR VEDERE I NIPOTI A STEFANO DA BEN 2 ANNI, CERTO PER PROTEGGERLI DA LUI, DAL SUO STATO DI TOSSICODIPENDENZA, da suo FRATELLO CHE FREQUENTAVA AMBIENTI LOSCHI ED FU SEMPRE LEI CHE NON LO VOLLE PIU’ NELLA SUA VITA ED ANCHE TUTTA LA SUA FAMIGLIA LO EMARGINÒ E ABBANDONÒ. RIMASE COSÌ SOLO E PERDUTO COME UN CANE RANDAGIO.

Accuse pesanti, che mettono automaticamente in cattiva luce Ilaria e la sua battaglia, accuse che procedono su questo tono:


Mi preme però osservare che dalla terribile morte di suo fratello Lei è riuscita comunque a costruirsi un personaggio mediatico, conseguendo anche un giusto rimborso di un milione di euro (somma che certo non la ripaga di quanto sofferto e perduto). Vorrei dirle che ha ottenuto una vittoria insperata, incredibilmente grande e giusta e grazie a lei verranno perseguiti dei delinquenti che non meritavano di vestire la divisa che indossavano. La “pulizia” andava fatta (anche per i fiancheggiatori) ed era sacrosanta. Dispiace però un’unica cosa, ovvero che la stessa caparbietà che ha dimostrato nella ricerca dei colpevoli, non l’ha sfoderata quando c’era da aiutare Stefano; Lei se ne disinteressò ed ora invece, da candidata per il PD, ora suo fratello è diventato la persona più cara che avesse mai avuto al mondo! Un eroe! Una perdita immensa! No sig. ra Ilaria, Stefano non era un eroe, gli eroi son altri, era solo un ragazzo che meritava di essere compreso e aiutato, anche se si era perduto.

Ma è vero quanto il “carabiniere qualunque” racconta nella sua lettera aperta? Un testo molto simile mi era già capitato sotto agli occhi il 13 ottobre, pubblicato sulla pagina Facebook di Silvia Cirocchi, compagna di Gianni Alemanno, direttore editoriale di Qelsi, il primo quotidiano sovranista italiano. Le parole cambiavano davvero di poco, le accuse erano le stesse:

Vorrei dire ad Ilaria Cucchi di non dimenticare che c’è sostanziale differenza tra chi ha subito un’ingiustizia (lo so è riduttivo definirla così) e un eroe. Perchè quello che è accaduto a Stefano mai sarebbe dovuto accadere, ma non si puó trasformare uno drogato e spacciatore in un eroe. Questo non si puó proprio fare.

Vorrei dire ad Ilaria Cucchi che quando al fratello serviva un avvocato sua madre disse che “non avrebbero speso altri soldi per quel delinquente del figlio, che poteva andare a fare il barbone per strada".

Vorrei dire ad Ilaria Cucchi che era lei a non far vedere i nipoti a suo fratello da due anni. Era lei che non lo voleva più nella sua vita.

Vorrei dire a Ilaria Cucchi che quanto accaduto a suo fratello è qualcosa di aberrante, qualcosa che non doveva...

Geplaatst door Silvia Cirocchi op Zaterdag 13 oktober 2018

Quello che però in prima istanza Silvia Cirocchi (e il carabiniere qualunque) non spiegava ai suoi lettori è che quanto riportato non era frutto di testimonianze dirette, tutt’altro. Le parole riprese da Cirocchi e dal nostro anonimo carabiniere sono frutto di intercettazioni fatte proprio ai carabinieri ora accusati di essere colpevoli della morte di Stefano (qui le intercettazioni ambientali dei militari accusati del pestaggio). Carabinieri che parlavano fra loro e mettevano il più possibile in cattiva luce la madre e la sorella di Stefano Cucchi. Silvia Cirocchi, dopo una risposta di Ilaria Cucchi, ha modificato il suo post originale (di cui conserviamo screenshot) aggiungendo che si trattava di accuse basate su quanto riportato dal carabiniere Roberto Mandolini in un'intercettazione telefonica. L’intercettazione di Mandolini con le sue accuse nei confronti della famiglia Cucchi era già stata confutata da Ilaria pubblicando una foto dell’ultimo Natale di Stefano, a casa con la famiglia.

La famiglia Cucchi a Natale. Foto postata da Ilaria Cucchi sui social.

Non era dunque vero che da due anni si fossero interrotti i rapporti tra Stefano e famiglia e che i familiari lo avessero definito «un delinquente che poteva andare a fare il barbone per strada». Alcune testate (ma non tutte) si erano sentite in dovere di rimuovere le intercettazioni di Mandolini dopo uno sfogo della stessa Ilaria contro i tanti che le avevano riportate acriticamente senza inquadrarle nella narrazione dei fatti. Ma se un post ufficiale, che riporta nome e cognome dell'autore, può dar seguito a querele e può essere modificato, un'anonima “lettera aperta” può tranquillamente circolare su siti (a loro volta anonimi) come direttanfo.blogspot.

La lettera di un carabiniere qualunque pubblicata sul sito direttanfo.blogspot.

Siti che grazie all’anonimato possono permettersi di diffamare chiunque, senza incorrere in alcun rischio querela, mal che vada qualcuno prima o poi farà chiudere il sito che riaprirà con altro nome e stessi lettori. Perché purtroppo chi sceglie di affidarsi a siti di questo genere non ha un bagaglio digitale sufficiente per discernere tra fonti affidabili e inaffidabili.

maicolengel@butac.it
www.butac.it

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