Virginia Raggi Processo Novembre 2018
Cronaca
9 Novembre Nov 2018 1115 09 novembre 2018

La requisitoria e l'arringa difensiva nel processo contro Raggi

Chiesti 10 mesi alla sindaca nel processo sulla nomina di Renato Marra. Il pm: «Mentì per evitare di doversi dimettere». Sarebbe stata obbligata a farlo, se indagata, dal codice etico M5s.

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La procura ha chiesto 10 mesi per la sindaca di Roma Virginia Raggi, imputata per falso nell'ambito del processo sulla nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha chiesto per la sindaca le attenuanti generiche. Nella sua requisitoria il pm Francesco Dall'Olio ha detto che «è pacifico che si tratti di falso ideologico in atto pubblico». L'accusa ha poi ricordato il ruolo di Raffaele Marra, all'epoca vice capo di gabinetto e stretto collaboratore di Raggi: per i magistrati avrebbe avuto un ruolo nella nomina del fratello Renato.

NEI GUAI PER UNA DICHIARAZIONE ALL'ANTICORRUZZIONE

L'accusa di falso per la sindaca è relativa a una dichiarazione all'anticorruzione in cui rivendicò la decisione di avere nominato Renato Marra. In tribunale ha testimoniato l’ex capo di gabinetto del Comune, Carla Raineri. In aula, oltre alla sindaca che ha assistito a tutte le udienze, erano presenti anche il capogruppo M5s in Campidoglio, Giuliano Pacetti, e i consiglieri comunali Pietro Calabrese e Angelo Sturni.

PER L'ACCUSA RAGGI HA MENTITO ALL'ANAC

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha chiesto alla Corte l'acquisizione del codice etico M5s vigente nel 2016. Secondo l'accusa, infatti, all'epoca dei fatti contestati ovvero a dicembre di quell'anno, «Raggi mentì alla responsabile dell'Autorità anticorruzione del Campidoglio», perché se avesse detto che la nomina di Renato Marra era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe incorsa in un'inchiesta e «in base al codice etico allora vigente nel M5s avrebbe dovuto dimettersi». Quel documento, modificato dai pentastellati a gennaio del 2017, prevedeva in caso di indagine penale a carico di un portavoce la sua ineleggibilità o, se già eletto, le dimissioni. Secondo il pm, se la sindaca avesse detto la verità e avesse riconosciuto il ruolo di Raffaele Marra nella scelta del fratello, l'apertura di un procedimento penale a suo carico sarebbe stata molto probabile: «La sindaca ne era consapevole, rischiava il posto e per questo mentì. Il codice etico fu modificato nel gennaio del 2017».

Virginia Raggi e la testimonianza in aula sul caso nomine

"Rifarei tutto quello che ho fatto. Raffaele Marra sulla nomina del fratello Renato non ha avuto alcun potere decisionale: si è limitato ad eseguire una mia direttiva". La sindaca di Roma, Virginia Raggi, si è difesa così nel corso dell'atteso interrogatorio nel processo che la vede imputata per falso documentale per la promozione di Marra senior, nell'autunno del 2016, a capo della direzione Turismo del Campidoglio.

LA TESTIMONIANZA DI CARLA RAINERI

Di fronte ai giudici, come detto, ha testimoniato anche Carla Raineri. L'ex capo di gabinetto del Campidoglio ha dichiarato: «Trovai un guscio vuoto. Il gabinetto capitolino era stato svuotato. Le funzioni erano state esportate verso Salvatore Romeo e Renato Marra. Il primo aveva una strana delega ai lavori di Giunta e un'altra, che definirei eccentrica, alle partecipate. Si consentiva a Romeo di entrare a gamba tesa nelle decisioni di Minenna (ex assessore al Bilancio del Comune di Roma, ndr). In questa situazione era sorprendentemente surreale che il capo di gabinetto, che deve controllare la regolarità degli atti, non avesse nemmeno contezza del flusso informativo. Ricordo con sconcerto un caso: quello del terremoto. Pensavo di dovermi occupare di una riunione straordinaria di Giunta per stabilire tutta una serie di cose da fare in occasione del sisma. Mi chiesero invece di istruire una pratica per autorizzare Luca Bergamo (assessore capitolino alla Cultura e vice sindaco, ndr) ad assentarsi e andare al festival di Venezia. Non riuscivo a dialogare con Raggi. Mi sentivo sempre rispondere: "Ne parli con Romeo o con Marra". Le gerarchie erano sovvertite».

RAFFAELE MARRA «CONSIGLIERE PRIVILEGIATO»

Quanto a Raffaele Marra, fratello di Renato, Raineri ha detto che «non aveva nessuna delega, era formalmente il vice capo di gabinetto ma era il consigliere privilegiato della sindaca». Raffaele Marra e Salvatore Romeo «si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato». E ancora: «Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all'allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un generale dei carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto. Da lì a poco la sindaca si fece venire dubbi sulla mia nomina».

LE DICHIARAZIONI SPONTANEE DI RAGGI

Raggi, dopo la lunga testimonianza di Raineri, ha preso la parola per fare delle dichiarazioni spontanee: «Il codice etico del 2016 relativamente agli indagati non è stato mai applicato. Solo in un caso, quello del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, si arrivò alla sospensione perchè non aveva comunicato la sua iscrizione nel registro degli indagati». Poi ha aggiunto: «Questa deposizione a tratti mi è sembrata surreale. In questo processo si parla di un mio presunto falso e per quatto ore abbiamo ascoltato parole simili a gossip. Non ho mai risposto alle interviste rilasciate, a volte mordendomi la lingua, per le cose palesemente false affermate. Non conoscevo la dottoressa Raineri e mi era sembrata una persona molto preparata, per me era un'opportunità avere un magistrato di primaria importanza come capo di gabinetto. Anche se trovai subito strano il fatto che, quando ci presentarono, disse subito: "Non ti preoccupare, starò qui al massimo 1 anno, 1 anno e mezzo"». La sindaca ha poi aggiunto: «Ricordo che quando, alla fine di agosto del 2016, arrivò il parere dell'Anac sul tipo di inquadramento contrattuale dell'allora capo di gabinetto, Carla Raineri mi disse: "Io non sono venuta da Milano per prendere 130 mila euro". Ne faceva una questione di soldi, unicamente di soldi. Già il 2 settembre la Raineri ha iniziato a scrivere al Comune di Roma per chiedere di rinunciare agli emolumenti percepiti dall'entrata in carica fino alle dimissioni. Aveva questa urgenza di restituire il compenso, a cui aveva pienamente diritto».

DI MAIO: «IL NOSTRO CODICE DI COMPORTAMENTO PARLA CHIARO»

A udienza in corso si è registrato anche l'intervento del capo politico del M5s, Luigi Di Maio, che parlando con la stampa estera ha dichiarato: «Non so quale sarà l'esito del processo, ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete». Al contrario Matteo Salvini, leader della Lega, si è diplomaticamente augurato che Virginia Raggi «venga assolta».

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