Nave Aquarius Sequestrata Procura Catania Inchiesta Rifiuti
Cronaca
20 Novembre Nov 2018 0826 20 novembre 2018

La nave Aquarius è stata sequestrata dalla procura di Catania

Avrebbe smaltito illegalmente nei porti italiani 24 mila chili di rifiuti a rischio infettivo. La Ong: «Criminalizzati per l'ennesima volta». Nel "mirino" i vestiti dei migranti, scarti di cibo, garze e mascherine.

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Rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non, scaricati in maniera indifferenziata nei porti italiani come se fossero rifiuti urbani. È l'accusa mossa nei confronti della Ong Medici senza frontiere e di due agenti marittimi dalla procura di Catania, che ha fatto scattare il sequestro preventivo della nave Aquarius, attualmente ormeggiata nel porto francese di Marsiglia, e di 460 mila euro sui conti dell'organizzazione. L'indagine avrebbe accertato lo smaltimento illecito in 44 occasioni, per un totale di 24 mila chili di rifiuti. Nel "mirino" gli indumenti dismessi dai migranti, potenzialmente contaminati da virus e altri agenti patogeni; gli scarti di cibo; e i rifiuti sanitari derivanti dall'attività di assistenza medica prestata a bordo, come garze intrise di sangue, guanti e mascherine con tracce ematiche.

Medici senza frontiere è indagata perché considerata dagli inquirenti "produttrice" dei rifiuti smaltiti illecitamente. L'inchiesta riguarda sia la Aquarius, per il periodo da gennaio 2017 a maggio 2018, sia la Vos Prudence, nave utilizzata dalla Ong da marzo 2017 a luglio 2017. Sotto inchiesta, con l'accusa di traffico illecito di rifiuti, sono finiti anche il Centro operativo di Amsterdam che gestiva l'Aquarius e il Centro operativo di Bruxelles, che invece gestiva la Vos Prudence. I due Centri hanno personalità giuridica e autonomia organizzativa e rispondono in base alla legge italiana sulla responsabilità amministrativa degli enti.

PRESUNTE VIOLAZIONI IN 11 PORTI ITALIANI

Gli indagati sono complessivamente 24. Secondo l'accusa i soggetti coinvolti avrebbero «sistematicamente condiviso, pianificato ed eseguito» lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi «derivanti dalle attività di soccorso dei migranti» e conferiti in modo indifferenziato in 11 porti: Trapani, Pozzallo, Augusta, Catania e Messina in Sicilia, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Corigliano Calabro in Calabria, Napoli e Salerno in Campania, Brindisi in Puglia. La procura di Catania indica tra i rifiuti smaltiti in maniera irregolare «gli indumenti contaminati indossati dagli extracomunitari», gli scarti alimentari e quelli derivanti dall'assistenza medica prestata a bordo.

INDAGATI IL COMANDANTE TALANIN E IL PRIMO UFFICIALI YURCHENKO

Secondo gli inquirenti i due agenti marittimi indagati, Francesco Gianino e Giovanni Ivan Romeo, concordavano «sistematicamente» lo smaltimento illegale dei rifiuti con il personale di Medici senza frontiere. Sotto inchiesta ci sono il comandante e il primo ufficiale dell'Aquarius, il russo Evgenii Talanin e l'ucraino Oleksandr Yurchenko. A questi si aggiungono altri otto membri della Ong: il vice capo missione Italia di Msf Belgio, Michele Trainiti, il vice coordinatore nazionale e addetta all'approvvigionamento della missione Italia di Msf Belgio Cristina Lomi, l'ufficiale di collegamento Marco Ottaviano, i coordinatori del progetto Sar Aquarius di Msf Olanda, Aloys Vimard e Marcella Kraaij, il coordinatore logistico di Aquarius Joachim Tisch, il delegato alla logistica a bordo Martinus Taminiau e il coordinatore del progetto a bordo, Nicholas Romaniuk.

IL MECCANISMO PER DECLASSIFICARE I RIFIUTI

Tra gennaio 2017 e maggio 2018, ha scritto la procura di Catania nel provvedimento di sequestro, dalla Aquairus e dalla Vos Prudence «non è stata mai dichiarata la presenza di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo», anche in presenza di «numerosi e documentati casi di malattie registrate dai vari Uffici di sanità marittima intervenuti al momento dell'arrivo dei migranti nei porti italiani», duranti i quali sono stati rilevati «5.088 casi a rischio infettivo su 21.326 migranti sbarcati». Lo smaltimento illecito dei rifiuti prodotti a bordo, sempre secondo l'accusa, avveniva tramite «un'artificiosa comunicazione documentale». Durante la navigazione verso il porto di destinazione, Medici senza frontiere provvedeva alla fornitura di indumenti nuovi e di alimenti ai migranti salvati in mare, producendo «rifiuti pericolosi a rischio infettivo» che, in fase di certificazione, prima di entrare nel porto, venivano presentati come rifiuti solidi indifferenziati con l'assegnazione di appositi codici che li contraddistinguevano come «non pericolosi». Al termine delle operazioni di sbarco, i rifiuti venivano poi conferiti alla società incaricata dello smaltimento che «li compattava in maniera indiscriminata e li portava in discarica».

MEDICI SENZA FRONTIERE SI DIFENDE

Medici senza frontiere ha publbicato un comunicato in cui «condanna con forza la decisione delle autorità giudiziarie italiane di sequestrare la nave Aquarius». Una misura definita «sproporzionata e strumentale, tesa a criminalizzare per l'ennesima volta l'azione medico-umanitaria in mare». Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per Msf, ha dichiarato: «Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini, ora veniamo accusati di far parte di un'organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti. È l'estremo, inquietante tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare». La Ong «ribadisce piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane», ma «contesta la ricostruzione della procura di catania e respinge categoricamente l'accusa di aver organizzato qualunque attività abusiva finalizzata al traffico illecito di rifiuti». Medici senza frontiere ha quindi annunciato che farà ricorso al Tribunale del riesame.

IL RUOLO DELLA MEDITERRANEAN SHIPPING AGENCY

Il Gip di Catania Carlo Cannella, nel decreto di sequestro della nave Aquarius, sottolinea il ruolo svolto dalla Mediterranean shipping agency, l'agenzia marittima di Francesco Gianino, e del suo subagente Giovanni Ivan Romeo, entrambi indagati. «La rilevante presenza di numerose navi private coinvolte nell'attività di soccorso in mare, indirizzate per lo sbarco dei migranti presso porti italiani» si sarebbe infatti tradotta «in un proporzionale aumento del giro d'affari» della Mediterranean shipping agency, passato da 45.404 euro nel 2015 a 139.153 euro nel 2016. L'agenzia offriva un prezzo di otto euro a sacco per lo smaltimento illecito di tutti i rifiuti prodotti a bordo, fondato sul trattamento indifferenziato di quelli sanitari pericolosi con quelli comuni solidi urbani. Il sistema, ha precisato il Gip, «era precedente al periodo di indagine» e «durava da almeno tre anni». Questa bassa tariffa consentiva alle Ong di «diminuire consistentemente i costi di gestione delle navi».

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