Morti da roghi ex discarica a Bari
INCHIESTA
23 Novembre Nov 2018 0947 23 novembre 2018

Bari come la Terra dei fuochi, 21 morti di cancro per roghi in discarica

Decine di vittime di tumore nella stessa palazzina. I fatti sono stati accertati dalla procura. Ma i pm hanno chiesto l'archiviazione perché troppo vecchi. Un trionfo di ingiustizia. 

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È una storia di noncuranza e ingiustizia feroce quella della Terra dei fuochi di Bari. Ventuno inquilini di una stessa palazzina nel quartiere Japigia del capoluogo pugliese sarebbero morti per tumori causati dalle sostanze tossiche provocate dai continui roghi della ex discarica comunale di via Caldarola, dismessa e bonificata ormai da 30 anni. È' un quadro epidemiologico che «richiama fortemente quello riscontrato nelle aree della cosiddetta "terra dei fuochi"», nel Casertano. Questo l'esito delle indagini avviate circa un anno fa dalla Procura di Bari, concluse con una richiesta di archiviazione perché è trascorso troppo tempo da fatti. Per il pm Baldo Pisani, infatti, è trascorso troppo tempo per perseguire penalmente il reato di morte come conseguenza di altro reato, ipotizzato a carico di ignoti. I familiari di alcune delle vittime - che abitavano tutte in uno stesso stabile di via Archimede 16 - hanno però fatto opposizione. Stando alle indagini dei Carabinieri, coordinate dalla magistratura barese, supportate da una consulenza tecnica e da accertamenti affidati all'Arpa, 21 dei 27 decessi per neoplasie rare avvenuti a partire dalla metà degli anni Novanta sarebbero attribuibili alla «esposizione dei condomini ad una sicura fonte di inquinamento ambientale rappresentata da prodotti di combustione provenienti dall'area oggi occupata dalla collinetta ecologica».

PER I PM SONO RESPONSABILI I DIRIGENTI DI COMUNE E AMIU DAL 1962 AL 1988

«La vicinanza del condominio con l'area della ex discarica», si legge negli atti non più di 300 metri, l'assenza di altre costruzioni interposte e l'azione dei venti, hanno favorito il convogliamento delle sostanze inquinanti e la loro aero-dispersione verso gli alloggi», i primi costruiti in quell'area e quindi più a lungo esposti. La discarica, su suolo di proprietà del Comune di Bari, era gestita dall'Amiu. È stata dismessa nel 1971. A seguito di «continui incendi per autocombustione» è stata poi bonificata tra il 1989 e il 1997. La Procura ritiene che «la responsabilità sulla vigilanza del sito sia attribuibile in solido all'Amiu e al Comune di Bari, in persona dei loro rappresentanti pro tempore dal 1962 al 1988», i sindaci e i direttori Amiu dell'epoca, ma «le condotte sono assai risalenti nel tempo per essere perseguibili penalmente, anche oltre trent'anni or sono, e dovrebbero essere individuate nel periodo precedente all'attuazione del piano di recupero della discarica e della mancata predisposizione delle misure di salvaguardia atte ad evitare gli incendi per autocombustione».

LE FAMIGLIE CHIEDONO NUOVE INDAGINI

I familiari delle vittime, assistiti dall'avvocato Michele Laforgia, hanno chiesto quindi nuove indagini per «identificare tutti i responsabili della gestione della discarica e specificare i 21 casi che, per i consulenti del pm, sono sicura conseguenza dell'esposizione alle diossine». Nell'opposizione alla richiesta di archiviazione, i familiari hanno inoltre evidenziato l'assenza del certificato di abitabilità del palazzo, che dura ancora oggi. Di qui la denuncia: «Sin dall'origine sembrano sussistere evidenti profili di responsabilità penale a carico dei dirigenti dell'epoca dell'Istituto autonomo case popolari, ente proprietario dell'edificio oggetto di indagine, atteso che in assenza dell'abitabilità l'immobile non avrebbe dovuto essere occupato».

RISCHIO DI CONTRARRE TUMORI QUADRUPLICATO

Nell'ex discarica, secondo la procura, prima che venisse bonificata erano «abbandonati rifiuti di ogni genere, residui animali e vegetali, plastica, vetro, batterie, casse di macchine ed elettrodomestici, cavi e materiale elettrico, materiali edili, rifiuti ingombranti, imbottitura, mobili, distese di eternit, bidoni di prodotti chimici, vernici, materassi». E dal confronto con i dati del Registro tumori della Regione Puglia, emerge che all'epoca dei roghi il rischio di contrarre neoplasie in quella zona era «quadruplicato rispetto al resto del territorio della provincia di Bari».

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