I 400 colpi
massimo-gramellini-silvia-romano-editoriale
Cronaca
23 Novembre Nov 2018 0851 23 novembre 2018

Gramellini, la retorica e il testo che diventa pretesto

L'editorialista del Corriere spiega che su Silvia Romano è stato frainteso. La sua intenzione di difenderla usando l'antifrasi, però, non era chiara. E la solita caciara tra tifoserie ha ridotto il fatto a puro accessorio.

  • ...

È difficile essere attaccati contemporaneamente per ragioni opposte. Invece è capitato a Massimo Gramellini, che ogni giorno offre il Caffè ai lettori dalla prima pagina del Corriere della sera. Giovedì 22 novembre il giornalista aveva scritto di Silvia Romano, la cooperante italiana rapita in Kenya, con l’intento di difenderla da quanti, riassumo banalmente, l’avevano accusata di «essersela andata a cercare».

Al tempo stesso l’attacco del pezzo era ambiguo perché sembrava dar ragione ai suoi accusatori, e che in fondo sì, la ragazza poteva egualmente soddisfare il suo afflato a difendere deboli e diseredati della Terra andando a servire in tavola a una mensa della Caritas. Oggi Gramellini torna sul tema, cosa che non gli capita quasi mai (probabilmente l’orgia di accuse e insulti con cui lo ha ricoperto la Rete deve averlo impressionato) e spiega quelle che erano le sue intenzioni: rovesciare le accuse di quanti andavano dicendo che Silvia avrebbe dovuto starsene a casa invece che far pagare (riferimento particolarmente odioso al riscatto che sarà chiesto dai rapitori) il conto del suo idealismo ai contribuenti.

L'ANTIFRASI VA MANEGGIATA CON CURA

Onestamente era un’intenzione che non si capiva. A volte succede anche ai virtuosi della penna. L’estensore del Caffè aveva in mente una figura retorica che proprio per la sua ambiguità deve essere maneggiata con cura, ovvero l’antifrasi, che consiste nella affermazione di un concetto espresso attraverso la sua negazione. Detto più semplicemente: fingo di dar ragione a un pensiero che non condivido per poi poterlo negare meglio. Gramellini il giorno dopo spiega che lui voleva stare con Silvia senza se e senza ma, stupendosi che qualcuno potesse aver equivocato. Siccome quel qualcuno sono in realtà molti, evidentemente è stato lui a non essersi spiegato bene. Voleva servirsi dell’antifrasi, è finito col dare l’impressione di aver fatto un discorso cerchiobottista in cui ha legittimato in egual modo le ragioni di detrattori e sostenitori della cooperante.

TUTTO FINISCE NELL'IMMONDA CACIARA TRA TIFOSERIE

Capita, anche a chi ha grande dimestichezza con la scrittura, di sbagliare, di utilizzare figure retoriche che poi nel testo danno origine a interpretazioni discordi o lontane da quelle dell’autore. Se non vivessimo circondati da una pletora di squilibrati e odiatori il discorso finirebbe nella pacatezza del rilievo, magari confortata dall’ammissione dello scrittore di essersi spiegato male. Invece no, si finisce nell’immonda caciara tra tifoserie opposte che si insultano sulla pelle della povera Silvia, campionessa di generosità e altruismo, e insieme povera illusa che per soddisfare i suoi adolescenziali slanci si va a infilare in un mare di guai. Così il fatto in sé viene relegato ai margini, ridotto a puro accessorio. Per dirla usando la retorica, è testo che finisce per diventare solo pretesto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso