Hotel Rigopiano Processo
Cronaca
26 Novembre Nov 2018 1202 26 novembre 2018

Per i pm l'Hotel Rigopiano non doveva essere costruito

Chiuse le indagini: il Comune di Farindola non avrebbe dovuto rilasciare i permessi edilizi per la struttura, travolta dalla valanga che nel 2017 uccise 29 persone. I nomi di tutti gli indagati.

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I carabinieri forestali di Pescara stanno notificando a 25 indagati l'avviso di chiusura delle indagini per il disastro dell'Hotel Rigopiano, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017. Nella tragedia persero la vita 29 persone. Sette i reati ipotizzati: disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione d'atti d'ufficio, abuso in atti d'ufficio. Secondo i pm, in particolare, il Comune di Farindola non avrebbe dovuto rilasciare i permessi edilizi che hanno consentito la costruzione della struttura. Inoltre, sempre a giudizio dell'accusa, il piano emergenze del Comune era «totalmente silente in punto di pericolo di valanghe». E qualora il Comune avesse adottato un nuovo piano regolatore, individuando nella località di Rigopiano un sito a rischio, «non sarebbe stato possibile rilasciare i permessi edilizi con conseguente impossibilità edificatoria».

Restano indagati l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo; il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco; il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta; i direttori e i dirigenti del dipartimento di Protezione civile, Carlo Visca (direttore del dipartimento dal 2009 al 2012), Vincenzo Antenucci (dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013); il tecnico del Comune di Farindola Enrico Colangeli; il gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della società "Gran Sasso Resort & Spa" Bruno Di Tommaso; il dirigente e il responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio; l'ex capo di gabinetto della Prefettura Leonardo Bianco; la dirigente della Prefettura Ida De Cesaris; il direttore dei Lavori pubblici della Regione Abruzzo, fino al 2014, Pierluigi Caputi; il dirigente della Protezione civile Carlo Giovani; gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico; il tecnico geologo Luciano Sbaraglia; l'imprenditore che chiese l'autorizzazione a costruire l'albergo Marco Paolo Del Rosso; il direttore della Direzione parchi territorio ambiente della Regione Abruzzo Antonio Sorgi; il redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso Spa di intervenire su tettoie e verande dell'hotel, Giuseppe Gatto; il consulente incaricato da Di Tommaso al fine di adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone; il direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo, Emidio Rocco Primavera; il comandante della Polizia provinciale di Pescara Giulio Onorati; il tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale Tino Chiappino; il responsabile dell'ufficio Rischio valanghe della Regione Abruzzo, fino al 2016, Sabatino Belmaggio; la società Gran Sasso Resort & Spa.

I PM: «SUPERFICIALITA' NELLA GESTIONE DELL'EMERGENZA»

La Procura di Pescara, riferendosi alla gestione dell'emergenza, ha scritto che «pur trattandosi di condotte connotate da superficialità e scarsa professionalità e, pertanto, eventualmente rilevanti sotto il profilo deontologico e disciplinare, l'assenza di elementi sulla loro efficacia causale rispetto agli eventi di morte e lesioni considerati, ne esclude la rilevanza ai fini delle ipotizzate responsabilità di natura penale». La Procura si riferisce alle posizioni del responsabile del 118 Vincenzino Lupi e della funzionaria della Prefettura di Pescara Daniela Acquaviva, quest'ultima finita sotto i riflettori per avere risposto alla telefonata del ristoratore Quintino Marcella, che per primo lanciò l'allarme nel pomeriggio della tragedia, pronunciando la frase «la madre degli imbecilli è sempre incinta».

CHIESTA L'ARCHIVIAZIONE PER I SOCCORRITORI

Entrambi sono finiti nel registro degli indagati in riferimento alla gestione dell'emergenza e all'attivazione dei soccorsi, in particolare per avere considerato non attendibili le richieste telefoniche di soccorso avanzate prima da Giampiero Parete, uno dei superstiti della tragedia, e poi dal ristoratore Quintino Marcella. La Procura ha chiesto l'archiviazione per Lupi e Acquaviva affermando che «non vi sono elementi sufficienti per ritenere eziologicamente ricollegabili agli eventi lesivi conseguenti al crollo dell'Hotel Rigopiano le contestate condotte tenute dai funzionari indagati che hanno determinato di certo un ritardo da una a due ore nella attivazione dei soccorsi». Al riguardo risulta determinante la relazione tecnica dei medici legali che «ha escluso che i ritardi nell'avvio dei soccorsi, conseguenti alla sottovalutazione delle prime telefonate di segnalazione dell'evento che ne hanno determinato l'effettivo avvio solo a partire dalle ore 19.30 del 18 gennaio 2017, abbiano avuto influenza causale sui decessi e sulle lesioni riportate dai superstiti».

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