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Cronaca
28 Novembre Nov 2018 1154 28 novembre 2018

Allarmi bomba in Russia: cosa sappiamo

Dopo minacce telefoniche sono stati messi in sicurezza 14 centri commerciali di Mosca: evacuate 4 mila persone dagli edifici. Gli edifici sotto controlli della polizia russa con unità cinofile.

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Giornata di angoscia a Mosca quella del 28 novembre. È tornato il 'terrorismo telefonico'. Più di 6 mila persone sono state infatti evacuate da 14 centri commerciali della capitale della Russia in seguito a minacce di bombe. Lo ha riportato Interfax. «Ci sono state chiamate anonime riguardo a ordigni piazzati nei grandi magazzini di Kapitoly, Yevropeisky, Gorod, Megapolis, Tsvetnoi, Gorbushkin Dvor, Zvyozdochka e Atrium», ha detto la fonte, senza nominare gli altri. In nessuno dei siti coinvolti, dopo i controlli di polizia con i cani, sono stati trovati ordigni esplosivi, come hanno confemrato in mattinata fonti dei servizi di emergenza alla Tass.

Le ferrovie russe invece smentiscono che sia stata evacuata la stazione Kievskaya, nel centro della capitale, come invece riportato da alcuni media. Le autorità, ad ogni modo, hanno preso seriamente le telefonate anonime e sono stati comunque pianificati altri controlli delle unità cinofile. L’ultima ondata di terrorismo telefonico in Russia risale all’autunno 2017, precisamente l'11 settembre. In totale, circa 2 milioni di persone furono evacuate da migliaia di centri commerciali, stazioni ferroviarie e altre strutture. In nessun caso, degli oltre 4 mila registrati l'anno passato, gli allarmi bomba si sono poi rivelati reali. Il direttore del Servizio di Sicurezza Federale della Russia, Alexander Bortnikov, rese noto che le chiamate furono effettuate da quattro russi dall'estero e che c'erano complici in Russia. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe, molte delle telefonate che allora annunciavano attentati provenivano dall'Ucraina, dove negli ultimi giorni è tornata la tensione. Alcune di queste furono fatte con messaggi pre-registrati e sistemi di chiamata automatici, che rendono difficile agli inquirenti rintracciare il loro luogo d'origine. L'Fsb, i servizi di sicurezza interni, l'anno scorso aveva annunciato di aver individuato l'origine delle telefonate in Siria, Turchia e Ucraina. E anche nel caso - sostengono fonti a Ria Novosti - le chiamate sarebbero partite «dall'estero».

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