Giulio Regeni Indagati
Cronaca
Aggiornato il 04 dicembre 2018 28 Novembre Nov 2018 1936 28 novembre 2018

Caso Regeni, i primi indagati della procura

Nuovo incontro tra le delegazioni inquirenti al Cairo. I pm di Roma annunciano le imputazioni ad alcuni soggetti ritenuti coinvolti nel sequestro e nel depistaggio delle indagini.

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La procura di Roma è pronta a dare una svolta decisiva all'indagine sulla morte di Giulio Regeni procedendo con le prime iscrizioni nel registro degli indagati sospettati del sequestro e dell'omicidio del ricercatore italiano e ritenuti gli uomini che hanno messo in atto il depistaggio per complicare la ricerca della verità su quanto avvenuto tra il 25 gennaio e il 4 febbraio del 2016 al Cairo. Si tratta di cinque persone tra poliziotti e appartenenti al servizio segreto civile egiziano. Nei loro confronti il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco contestano il reato di concorso in sequestro di persona.

PASSAGGIO FORMALE TRA GLI INQUIRENTI

Il lavoro degli investigatori italiani era finito in una informativa poi consegnata alle autorità egiziane nell'incontro svolto nel dicembre del 2017. La volontà di imprimere un colpo di accelerazione al fascicolo aperto quasi tre anni fa a piazzale Clodio è stata comunicata al Cairo dalla delegazione di inquirenti, guidata dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, nel corso del decimo vertice con gli omologhi nordafricani. Un atto che rappresenta un passaggio formale e necessario in base al nostro tipo di ordinamento, a differenza di quello in vigore in Egitto. Uno scatto in avanti che però, spiega chi indaga, non avrà ripercussioni sull'attività congiunta svolta in questi anni tra le due autorità giudiziarie e che durerà anche nei prossimi mesi. Nel corso dell'incontro bilaterale è stato riaffermata la determinazione ad individuare i colpevoli del sequestro, tortura e omicidio del 28enne. La delegazione italiana ha depositato gli esiti degli approfondimenti investigativi svolti sulle attività condotte da Regeni nell'ambito del dottorato di ricerca.

NESSUNA IMMAGINE DAI VIDEO DI SORVEGLIANZA DELLA METRO DEL CAIRO

Dal canto loro la squadra investigativa egiziana ha presentato gli esiti degli accertamenti tecnici condotti sulle registrazioni video delle telecamere del circuito di videosorveglianza della metropolitana del Cairo del 25 gennaio 2016, e in particolare ha riferito in ordine alle ragioni delle mancate registrazioni rilevate quella sera. In particolare, su questo punto, gli inquirenti egiziani hanno sostenuto che secondo i loro tecnici i buchi riscontrati nel 'girato' sono dovuti ad una sovrascrittura. Resta il fatto che dall'analisi dei video non è stato possibile individuare alcuna immagine di Regeni. I filmati analizzati rappresentano il 5% del totale ripreso il 25 gennaio 2016 dalle telecamere posizionate all'interno della metropolitana del Cairo (il restante 95% non è risultato utilizzabile). Il lavoro ha riguardato i video di tutta la linea 2 della metro e non soltanto quelli presenti nelle stazioni El Bohoth e Dokki nell'orario compreso tra le 19 e le 21.

SALVINI: «STIAMO FACENDO IL MASSIMO»

Il 29 novembre fuori da Montecitorio, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini ha risposto ai cronisti sul dossier: «Sul caso Regeni credo che il governo, con tutti i suoi esponenti e il Parlamento, con tutti i suoi esponenti di maggioranza e opposizione, stiano facendo il massimo. Poi purtroppo governiamo in Italia e non in Egitto».

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