Gilet gialli non incontreranno governo
La protesta dei gilet gialli
Gilet Gialli Chi Sono (2)
Cronaca
1 Dicembre Dic 2018 1713 01 dicembre 2018

Chi sono i "gilet gialli" che stanno devastando Parigi

Il movimento nato dalla miccia del caro carburante è diventato fronte d'avversione a Macron. Nelle devastazioni a Parigi la regia di gruppi di estrema destra.

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Addosso portano il giubbotto sgargiante che gli automobilisti devono indossare nelle situazioni di emergenza. I gilets jaune, gilet gialli, sono il movimento di protesta che sta assediando Parigi da settimane in protesta contro un rialzo dei prezzi del carburante previsto dal governo di Emmanuel Macron all’interno di piano per la transizione energetica del Paese. Una protesta che è degenerata nelle violenze agli Champs-Elysées (con 65 feriti e 140 fermi il primo dicembre) quando tra le fila dei manifestanti si sono infiltrati gruppi di estrema destra. Il premier francese Edouad Philippe ha parlato nella sede del comando centrale della polizia, dove si è recato proprio a seguito degli scontri. «Individui equipaggiati e determinati hanno dato prova di grande violenza. Le forze dell'ordine sono state obiettivo di attacchi che loro stesse hanno definito di una violenza raramente raggiunta», ha detto Philippe, parlando di 5.500 manifestanti sugli Champs Elysees. Tra cui, secondo quando testimoniato da un tweet con foto del giornalista Sylvain Chazot, è apparsa, sullo sfondo di un vessillo nero, una croce celtica, a testimonare l'infiltrazione nella protesta.

Philippe, che per recarsi nella sede della polizia ha annullato la sua visita al Consiglio nazionale di La Republique En Marche (Lrem), si è detto scioccato «dalla messa in dubbio di simboli che sono i simboli della Francia», in riferimento al fatto che «l'arco di trionfo venga taggato e che intorno alla tomba del milite ignoto possa verificarsi una manifestazione violenta».

MOVIMENTO COORDINATO ONLINE MA NON C'È UNA REGIA UNIVOCA

La miccia della mobilitazione è stata il rincaro sul carburante previsto dall’esecutivo di Macron, nel vivo di un programma di transizione enegetica in favore di vetture elettriche e mezzi pubblici. La misura viene avvertita come una sorta di «tassa sui poveri», perché tocca nella tasca i milioni di pendolari francesi costretti a fare ricorso all’automobile. Non è chiaro quali siano le dimensioni effettive del movimento. La mobilitazione del 24 novembre è riuscita a portare in strada oltre 100mila persone in tutta la Francia, distribuite fra blocchi stradali e città. Le dimostrazioni sono coordinate online, attraverso una strategia che salda social network (come Facebook) a portali web ufficiali o semiufficiali. L'assenza di una cabina di regia univoca rende più imprevedibile l’evoluzione delle proteste e di una eventuale trattativa.

INFILTRAZIONE DI FRANGE ESTREMISTE

Il movimento continua a dichiararsi, per ora, del tutto apolitico e apartitico. Nel frattempo però le sollevazioni hanno incassato consensi fra le frange estreme di destra e sinistra, ottenendo l’appoggio di Marine Le Pen (leader della forza di ultradestra Rassemblement National, erede del neofascista Front National) e Jean-Luc Mélenchon (fondatore di France insoumise, «Francia indomita», sigla di sinistra radicale simile all’esperimento spagnolo di Podemos). I collanti fra i due sono l’avversione a Macron e l’appoggio a una battaglia che riproduce la spaccatura «basso contro alto», dove il basso sono le province martoriate dal fisco e l’alto le èlite politiche e finanziarie.

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