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ABILE A CHI?
1 Dicembre Dic 2018 1430 01 dicembre 2018

Le lezioni sulla disabilità facciamole fare ai bambini

Propaganda. Errori. Anche offese. Molti adulti e i politici non sanno più che dire su questo mondo. Così in occasione della Giornata mondiale del 3 dicembre ho chiesto aiuto ai miei piccoli amici. 

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Che gran fatica ho fatto quest'anno a decidere cosa avrei scritto in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. Ultimamente di disabilità ne ho sentito parlare in modo esagerato e spesso non pertinente: troppe promesse - che spero almeno vengano mantenute -, troppa propaganda pelosa, troppe definizioni sbagliate, troppe foto di politici “in posa col disabile” a diffusione virale sul web. Temo di aver fatto un'indigestione. Avevo bisogno di nutrimento nuovo, diverso e ho pensato di chiederlo ai ragazzi più giovani. Ho così deciso di fare un esperimento proponendo al più grande dei miei nipoti e ai figli di alcuni amici di rispondere a qualche domanda. Devo premettere che si tratta di bambini e preadolescenti per i quali la disabilità non è una realtà ignota: mi conoscono tutti fin dalla loro nascita e molti di loro hanno affrontato questo tema a scuola. I miei quesiti hanno scatenato una riflessione e, in certi casi, pure un vivace dibattito. Ve ne riporto i punti salienti.

CHI SONO PER VOI I DISABILI?

Tutti i miei piccoli amici concordano nell'affermare che «una persona con disabilità è una persona come tutte le altre» perché «la disabilità è non saper fare una cosa e tutti non sanno fare qualcosa». Nicolai,10 anni, specifica che, nonostante abbiano alcune difficoltà, le persone disabili «sanno fare molte cose che altri non sanno fare quindi possono essere risorse molto importanti». Direi che Nichi (ma anche gli altri) avrebbe molto da insegnare agli adulti, forse in particolare modo ai datori di lavoro e ai nostri governanti, tanto di oggi quanto di ieri!

Sebastiano, 12 anni, è mio nipote. Abbiamo viaggiato molto insieme, quindi ha potuto rendersi conto fin da molto piccolo di come l'Italia non sia un Paese per disabili. Infatti, quando parla, fa riferimento ai limiti strutturali e architettonici contro cui spesso anche noi due ci scontriamo durante le nostre scorribande. «Secondo me», risponde, «in Italia le persone con disabilità hanno un po' di difficoltà nel vivere e nello spostarsi, ma dipende da città a città». «Tu comunque», mi rassicura, «nonostante tutto, te la cavi!» (se non ci fossero i nipoti...). Poi prosegue: «Molte persone però fanno molta fatica perché esistono tanti posti non accessibili, magari impiegano più tempo…». Seba si ricorda le volte in cui abbiamo avuto difficoltà a raggiungere la nostra meta proprio a causa delle barriere architettoniche come, per esempio, «andando con te alla torre di Galilei […] o come nei momenti in cui attendevamo a Milano il montacarichi per scendere nella metropolitana...ci sono alcuni posti in Italia, dove non c’è un punto d’accesso supportato per disabili, quindi le persone con disabilità in alcuni posti, purtroppo non ci possono andare. Penso che sia colpa dei sindaci».

IN ITALIA COME VIVE CHI HA UNA DISABILITÀ?

Maya, 11 anni, Waswa, Kato e Emma, 8 anni concordano sul fatto che i disabili vivono «un po' bene e un po' male. Male perché è difficile fare alcune cose, bene perché la gente si comporta bene, è gentile, aiuta». Secondo la neo 14enne Irina tutto «dipende dall'approccio con le altre persone» e Nicolai aggiunge: «In Italia chi ha una disabilità ha una vita un po' diversa dagli altri ma ha tante cose che tutti hanno...per esempio ha tanti amici». Benché giovanissimi, questi ragazzi hanno già capito un'importante verità: essere disabili, di per sé, non è né una “sfiga”, né una fortuna. Ciò che conta è come ciascuno di noi vive la propria condizione e anche come la percepisce chi ci sta accanto. Le relazioni sono importanti per tutti e le può coltivare chiunque, disabili e non.

A volte le persone con disabilità faticano più degli altri a raggiungere i loro obiettivi perché il contesto sociale italiano non è pronto per accoglierle. Nonostante sia «più facile che nel passato, perché ci sono le tecnologie e perché non si viene uccisi come facevano i greci», osserva giustamente Maya, le barriere in Italia non mancano e Sebastiano ci fa notare come il nostro Paese, sotto questo aspetto, sia molto più arretrato rispetto ad altri. A questo proposito mi mostra un video in cui due youtuber, fingendosi disabili, passeggiano per le strade di Lubiana e Milano a bordo di una sedia a rotelle per mostrare le barriere architettoniche con cui si scontra quotidianamente chi per camminare non usa le gambe. «A Lubiana è stata una passeggiata», commenta mio nipote, «praticamente, era tutto supportato: la funivia, le strade, i taxi, i punti informazioni ...era tutto accessibile. A Milano, invece, i tram hanno scalini troppo alti e non ti fanno salire... una persona con disabilità non può fare determinate cose in Italia».

SAPEVATE CHE ESISTE UNA GIORNATA PER I DISABILI?

Solo due dei miei giovanissimi amici, Emma e Nicolai, hanno sentito parlare di questa ricorrenza a scuola. Un vero peccato perché invece penso potrebbe essere una bella occasione per stimolare il dialogo e il confronto rispetto a una realtà vicina a moltissimi dei nostri ragazzi. Sono in tanti, infatti, ad avere compagni con disabilità in classe e purtroppo spesso insieme a loro subiscono le conseguenze di un sistema scolastico che, relativamente all'inclusione, ormai fa acqua da tutte le parti. Nichi non sa precisamente quando ricorra la Giornata ma è assolutamente certo che sia necessaria «per far capire che le persone disabili non sono da sottovalutare...perché sanno fare cose che noi non sappiamo fare». Sarebbe interessante approfondire, chiedendogli di specificare quali siano queste “cose” ma abbiamo deciso di rivelarvelo in un'eventuale prossima puntata, per mantenere alto il livello di suspance. Irina aggiunge che il 3 dicembre è utile per «far riflettere i bambini delle elementari». Cara Iri, speriamo che stimoli qualche “pensierino” anche in noi adulti affinché possiamo collaborare con voi per costruire un mondo più aperto e accessibile a chiunque. Proprio come suggerisce Seba, che pensa che la Giornata internazionale delle persone con disabilità «serva a festeggiare tutte le persone con disabilità e sostenerle facendo progetti per rendere loro la vita più liscia».

QUELLA SOTTILE DIFFERENZA TRA "PER" E "CON"

Non tutti sono sicuri che «sia una bella cosa». Alcuni ritengono che faccia «sentire diversi» perché la concepiscono come una giornata "PER" i disabili, cioè un momento in cui questi ultimi diventano l'oggetto dell'attenzione dei cosiddetti normodotati. Loro invece pensano che sia un'occasione per «ricordarsi che esistono persone con disabilità» e che bisognerebbe collaborare "CON" loro per dar inizio a un cambiamento positivo per tutti. Complimenti, ragazzi, avete riassunto in una frase e senza saperlo 50 anni di storia dei movimenti di attivisti per i diritti delle persone con disabilità. Ascoltando e leggendo i contributi di questi ragazzi io ho trovato il nutrimento che stavo cercando. E voi?

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