Manifestazione No Tav 8 Dicembre Torino
Cronaca
8 Dicembre Dic 2018 0900 08 dicembre 2018

La manifestazione No Tav di Torino in diretta

L'8 dicembre i cortei sono partiti da piazza Statuto alle 14: «Siamo 70 mila». Ci sono anche i gilet gialli. Il questore: «Sarà un evento pacifico». In molti hanno chiesto al M5s di mantenere le promesse elettorali. Contestato il vicesindaco della città.

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Un mese dopo la piazza Sì Tav, è toccato a chi si oppone alla Torino-Lione far sentire la propria voce contro «una narrazione fasulla e falsata». Dell'opera, considerata un «inutile sperpero di risorse» e un «danno per l'ambiente», ma anche di una idea di futuro diverso, per loro «più che mai attuale». I cortei sono partiti da piazza Statuto alle 14. In una nota, il movimento ha fatto sapere che erano circa 70 mila i manifestanti che hanno marciato lungo le vie del capoluogo piemontese scandendo slogan sino all'arrivo in piazza Castello dove gli organizzatori hanno tenuto un comizio come avvenuto alcune settimane prima per la manifestazione di chi l'alta velocità la voleva. Ad aprire il corteo contro la Torino-Lione sono state le donne con uno striscione in mano che recitava: «C'eravamo, ci siamo, ci saremo! Ora e sempre No Tav». Dietro la testa del corteo una folta delegazione di sindaci in fascia tricolore. Anche il vicesindatoco di Torino Guido Montanari contestato da una decina di anarchici che lo hanno accusato di star svendendo la lotta No Tav. Brevi momenti di tensioni risolti subito dall'intervento sia degli addetti alla sicurezza che di altri manifestanti. Ma non sono mancari anche altri slogan e frecciatine contro il Movimento 5 stelle a cui è stato chiesto di rispettare quando in campagna elettolare sull'alta velocità.

Tra i partecipanti alla manifestazione anche le donne No Tav, gli studenti, i rappresentanti di numerosi comitati contro le grandi opere. Non mancava nemmeno Erri De Luca, il 68enne scrittore che è tra i personaggi più noti della battaglia contro la Torino-Lione in Val di Susa. Tra i gruppi più folcloristici le 'Partigiane della terra e del futuro", come recita il loro striscione. Tutte con un cappello di carta, di colore azzurro, con la scritto «Meglio montagnina che madamin». «Il vostro progresso è nato vecchio, il futuro è nostro», si legge in un altro striscione ancora con il treno crociato, simbolo del movimento No Tav. Proprio nella notte prima dell'evento, è ricomparsa, sulle pendici del monte Musinè, all'imbocco della Valle di Susa, la scritta «Tav=mafia» che, nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, qualcuno, probabilmente riconducibile al movimento Sì Tav, aveva parzialmente rimosso. Lo slogan, visibile a chilometri di distanza da chi attraversa la bassa valle, era stato realizzato con grandi teli bianchi. «Era già capitato in passato che qualcuno la rimuovesse», avevano commentato, negli scorsi giorni, alcuni attivisti, «questa volta si tratta evidentemente di una provocazione in vista del corteo dell'8 dicembre».

ALBERTO PERINO ATTACCA IL M5S

Sul palco a lanciare un appello dal sapore di monito al M5s è stato Alberto Perino, storico leader del Movimento che si oppone alla Torino-Lione. «Chiediamo che tutto questo abbia fine, lo chiediamo con forza a Di Maio e al partito che rappresenta. Lo chiediamo perché l'avevano scritto nel loro programma», ha spiegato. Per poi aggiunger: «Ci rendiamo conto che non sono soli al governo ma gli chiediamo di resistere e portare a casa quello che hanno promesso. Non accettiamo nessun tunnel». Parole analoghe sono arrivate da un'altra figura importante dei No Tav, Lele Rizzo del centro sociale Askatasuna: «Ci hanno lanciato la sfida e abbiamo vinto. In questa piazza vedo tanta normalità, ci sono moltissimi giovani e nessuno di chi ha manifestato oggi è stato precettato. Ci fanno passare per retrogradi - ha aggiunto - ma noi abbiamo la vera idea di futuro. Siamo motivati non da interessi personali, ma da un linguaggio di chi pensa per la collettività».

L'ASSESSORE UNIA: «NON CI INTERESSANO I CONFRONTI»

Alla manifestazione, oltre ai movimenti storici No Tav e i centri sociali come Askatasuna, sono presenti diverse delegazioni: da quella Fiom-Cgil con la segretaria generale Francesca Re David, fino ai Verdi, che il 7 dicembre hanno fatto sapere di aderire all'appello No Tav, passando per la Federazione anarchica italiana e un gruppo rappresentativo di gilet gialli francesi. Anche tutto il gruppo consiliare del M5s Torino ha garantito la sua partecipazione in piazza. «Il confronto fra le piazze ci interessa poco. Tutti gli anni l'8 dicembre si fa una manifestazione, oggi si voleva dare un segnale più forte quindi la valle è scesa a Torino», ha detto all'inizio dei cortei, l'assessore comunale all'Ambiente Alberto Unia. «Siamo scesi in piazza perché siamo assolutamente No Tav», ha sottolienato, «come è scritto anche nel nostro programma elettorale, quindi era giusto farlo». Quanto all'analisi costi benefici sull'opera, Unia ritiene che "non darà esito positivo per la realizzazione. In questo momento - aggiunge - nel nostro Paese c'è bisogno di usare le risorse dello Stato per altro. Le ricadute dell'opera si riversano solo su un certo gruppo di poche persone, per i cittadini non portano sviluppo. È ora di pensare più al presente meno al futuro a cui si potrà pensare quando i cittadini staranno meglio".

PRESENTE ANCHE UN DRAPPELLO DI GILET GIALLI FRANCESI

A sfilare coi No Tav anche una rappresentanza francese. C'è Gilles Margueron, sindaco del comune francese di Villarodin Bourget, che sfila con la fascia tricolore insieme a numerosi primi cittadini e amministratori italiani. «Siamo qui per dimostrare che anche in Francia e non solo in Italia si protesta contro il Tav», ha dichiarato, per poi aggiungere: «In Francia poche persone sanno quello che può succedere, non c'è informazione si dice sempre che il tunnel in Italia è partito e non è vero, così come da noi. Per ora ci sono solo i soldi dell'Europa per le discenderie non per l'opera. Un'opera non utile e quei soldi potrebbero essere spesi per cose più utili». Al corteo partecipa anche un gruppetto di una quindicina di gilet jaune dalla Valle francese della Maurienne. «Questo progetto», ha detto Jeanluc di Montricher Albanne, «è uno spreco di soldi che potrebbero essere spesi diversamente. E la vecchia Torino-Lione potrebbe benissimo essere adattata se solo si volessero investire delle risorse. Intanto, a Villarodin, dove si stanno scavando i 9 chilometri dell'ultima galleria preparatoria, gli abitanti non hanno più l'acqua».

IL QUESTORE MESSINA: «MANIFESTAZIONE PACIFICA»

Il questore della città, Francesco Messina, ha rassicurato circa la civiltà dei cortei che saranno impegnati nell'eventi. «C'è stata un'interlocuzione eccellente», ha spiegato, «con gli organizzatori e non ci sono segnali di preoccupazione». Poi ha continuato: «Torino è abituata a queste importanti manifestazioni. Noi garantiremo la libertà di manifestare il pensiero e, in accordo con gli organizzatori, cercheremo di evitare fastidi alla città, secondo la dottrina della questura da un anno a questa parte».

LE MADAMIN DEI SÌ TAV: «RISPETTIAMO LE OPINIONI ALTRUI»

«Ci sono momenti per scendere in campo e momenti per riflettere. Oggi lasciamo che siano altri a contarsi in piazza». Così le 'madamin' promotrici della manifestazione sì Tav dello scorso 10 novembre. «Nel giorno delle manifestazioni di Roma e di Torino, da parte di persone con idee diverse dalle nostre, ribadiamo il nostro rispetto per le opinioni altrui», hanno scritto su Facebook, «e per le istituzioni democratiche che ne consentono l'espressione». Le sette donne preferiscono concentrarsi sul manifesto dei Sì: «Proviamo a rileggere attentamente e con occhio critico i suoi punti chiedendoci quali contenuti concreti vorremmo aggregare intorno a ciascuno di essi», è il loro invito, «proviamo a chiederci quali di questi punti sono più importanti per la comunità in cui ciascuno di noi è inserito e come potremmo discuterne all'interno della comunità stessa. Su questa base, grazie ai volontari che hanno risposto al nostro questionario (li stiamo lentamente contattando uno ad uno), potremo creare dei tavoli veri di discussione in cui ritrovarsi, né troppi né troppo pochi, per dialogare in modo civile e costruttivo. Abbiamo cominciato dalle scuole, ma con il vostro aiuto vogliamo coinvolgere altre comunità di cittadini a Torino e nella regione intorno a noi».

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