Tifoso Interista Morto Indagini

Le indagini sulla morte del tifoso interista Daniele Belardinelli

Sequestrata un'auto a Napoli, c'è un indagato per omicidio. In arresto Piovella, capo della curva nerazzurra, indicato come ispiratore dell'assalto ai partenopei. Da Ros, il suo accusatore, verso i domiciliari.

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Un'auto che era presente il 26 dicembre in via Novara a Milano, dove sono avvenuti gli scontri tra ultrà interisti e napoletani costati poi la vita a Daniele Belardinelli, è stata sequestrata il 3 gennaio a Napoli dai pm di Milano. Risulta intestata in leasing al padre di un tifoso partenopeo: il ragazzo, 25 anni, è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio. L'inchiesta è un susseguirsi di colpi di scena. Il 31 dicembre uno dei capi ultrà della curva nerazzurra, Marco Piovella, è stato arrestato. Il 29 dicembre si era recato in questura dopo che era stato indicato da Luca Da Ros, uno dei primi tre arrestati, come l'ispiratore dell'agguato ai tifosi del Napoli. Quando Da Ros ha fatto il nome di Piovella il suo avvocato, Mirko Perlino, che già aveva difeso Piovella in passato, ha dovuto rinunciare al mandato. Per Da Ros, invece, si va verso la concessione degli arresti domiciliari.

DA ROS VERSO I DOMICILIARI

La procura di Milano il 4 gennaio ha ascoltato Da Ros per altre tre ore. I pm intendono dare a breve parere favorevole alla scarcerazione e alla concessione dei domiciliari per il 21enne. Il giovane, infatti, sta continuando a collaborare e si sono attenuate le esigenze cautelari. Il Gip potrebbe dare l'ok alla scarcerazione già nella giornata del 5 gennaio.

INDIVIDUATE ALTRE DUE VETTURE

L'auto sequestrata dalla Digos di Napoli, che collabora con i colleghi milanesi, sarebe stata individuata attraverso l'analisi delle immagini degli scontri, anche se la targa non sarebbe stata ripresa. Gli investigatori sarebbero dunque arrivati al sequestro attraverso alcune testimonianze. Altre due auto sono state individuate dagli investigatori analizzando le immagini degli scontri. Sono ricercate per arrivare al sequestro e per verificare se siano coinvolte nell'investimento di Belardinelli.

IL GIP: «PIOVELLA PERICOLOSO E RETICENTE»

Il Gip di Milano ha convalidato l'arresto di Piovella, il capo ultrà della curva nerazzurra, per il «potere di influenza» esercitato sui tifosi, a lui subordinati «sulla base dell'ideologia del cameratismo sportivo [...] in grado di condizionare le dichiarazioni di coloro che verranno ascoltati dalla polizia giudiziaria e dagli inquirenti». Ma l'arresto è stato convalidato anche per la «decisa ed esplicita reticenza» di Piovella «rispetto alla ricostruzione dell'organizzazione e dello svolgimento dei fatti».

DA ROS: «È PIOVELLA CHE DECIDE»

Nella stessa ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Guido Salvini nei confronti di Piovella, vengono anche riportate le dichiarazioni di Da Ros: «C'erano tre gruppi: gli Irriducibili, i Viking e i Boys. Il nostro capo, quello che ha in mano la curva, si chiama il Rosso (soprannome di Piovella, ndr). È lui che sposta la gente, è lui che decide, ha detto andiamo e io sono andato. Siamo partiti tutti in macchina, eravamo circa 120 persone».

COME SI È SVILUPPATA LA GUERRIGLIA DEL 26 DICEMBRE

«Il Rosso è il capogruppo, fa parte del direttivo della curva. Ha già subito processi di questo tipo. Ora non può entrare allo stadio per il Daspo», ha aggiunto Da Ros. L'ultrà nerazzurro ha quindi spiegato la dinamica della guerriglia esplosa il 26 dicembre prima di Inter-Napoli. «Abbiamo lasciato le macchine e ci siamo fermati tutti contro un muro. All'inizio non avevo armi, poi hanno dato a tutti un bastone. Io ero in mezzo non sapevo cosa dovevo fare. Iniziano a passare i furgoni, quindi usciamo dall'angolo. Molti furgoni dei napoletani si sono fermati, altri no». Da Ros ricorda infine gli attimi antecedenti all'incidente costato la vita a 'Dede' Belardinelli, investito e ucciso da un'auto: «C'è stata una macchina grossa di colore scuro che non è riuscita a schivare le persone. La macchina veniva da dietro i napoletani. Non ho visto l'investimento. Non ho capito di chi era la macchina, ho visto solo il Suv passare prima dell'incidente. Poteva essere chiunque, anche un passante».

Marco Piovella.

BELARDINELLI SCHIACCIATO LENTAMENTE

Dalle dichiarazioni rese dallo stesso Piovella sono emersi nuovi dettagli sulla morte di Belardinelli. Secondo Piovella la vittima non sarebbe stata travolta, ma schiacciata lentamente «da un'auto scura», che gli è passata sopra «a bassissima velocità», con «le due ruote della parte destra del mezzo». La dichiarazione è riportata nell'ordinanza di custodia cautelare. «Ricordo di aver visto, sulla via Novara all'altezza di via Fratelli Zoia o qualche metro più avanti rispetto al senso di marcia, Daniele Belardinelli steso a terra, non so se perché scivolato o caduto accidentalmente», ha messo a verbale Piovella. «Negli stessi istanti ho visto un'autovettura, a bassissima velocità o addirittura quasi ferma, passare sopra il corpo di Daniele, con le ruote anteriore e posteriore destra. Ho avuto anche la sensazione che le ruote slittassero nella circostanza. Non ricordo poi se l'autovettura si sia allontanata immediatamente, lentamente o velocemente. In merito all'autovettura ricordo che era una macchina scura, di dimensioni che mi sono parse normali, ma su questi dettagli non ho certezze perché la mia attenzione era su Daniele», ha raccontato ancora il capo ultrà.

CONFERME ANCHE DA UN ALTRO INDAGATO

Un altro indagato, Flavio Biraghi, giovane ultrà dei Viking che ha reso spontanee dichiarazioni ed è stato denunciato in stato di libertà, ha riferito «di aver assistito all' investimento di un tifoso interista ad opera di una autovettura tipo Suv nero che procedeva ad alta velocità in Via Novara». La scena dell'investimento non è stata ripresa dalle telecamere della zona, che non inquadravano proprio il punto dell'impatto. Gli investigatori stanno lavorando sulle immagini di auto che immediatamente dopo si allontanano dal punto in questione.

La curva dell'Inter.
ANSA

INDAGATO ANCHE IL FONDATORE DEI VIKING

Il 31 dicembre alcuni quotidiani hanno riportato la notizia che tra gli indagati per gli scontri ci sarebbe anche Nino Ciccarelli. Ciccarelli, 49 anni, fondatore della tifoseria dei Viking nel 1984, ha alle spalle una serie di guai giudiziari tra cui 12 anni di carcere e cinque di Daspo, misura ancora in corso. Venne coinvolto anche negli scontri ad Ascoli che provocarono la morte del tifoso Nazareno Filippini, omicidio per il quale venne prima arrestato e poi prosciolto.

LE DECISIONI DEL GIP: I FERMATI RESTANO IN CARCERE

Il 30 dicembre il gip di Milano Guido Salvini ha convalidato il fermo dei tre fermati arrestati per rissa aggravata e altri reati per gli scontri del 26. Nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari si legge che gli incidenti tra interisti e napoletani sono stati «un'azione di stile militare, preordinata e avvenuta a distanza» dallo stadio e un «agguato» ai napoletani «che erano giunti a Milano e stavano transitando in una via ancora lontana dalla sede dell'incontro sportivo». Agli scontri, ha scritto ancora Salvini, «hanno inoltre partecipato» diversi ultrà «provenienti da Varese e da Nizza, tra i 10 e i 15, dove c'è una squadra "gemellata"». Lo scontro, ha detto ancora il gip, è «espressione tra le più brutali di una 'sottocultura sportiva di banda' che richiama piuttosto, per la tecnica usata, uno scontro tra opposte fazioni politiche».

«NESSUN INDAGATO HA VISTO L'INCIDENTE»

«Purtroppo», è scritto ancora nelle carte, «nessuno degli indagati per gli scontri prima di Inter-Napoli «sembra aver assistito direttamente al momento in cui Belardinelli è stato travolto da una vettura forse un Suv o una monovolume che, sorpassando a sinistra alcuni furgoncini della colonna napoletana, ha investito il giovane più o meno al centro della platea stradale di via Novara».

BASTONI E MAZZE ERANO GIÀ PRONTI

È infine emerso che bastoni, mazze, spranghe, tutto l'arsenale utilizzato dagli ultras dell'Inter per l'assalto ai tifosi napoletani si trovava già sul posto quando gli oltre 100 aggressori, provenienti anche da Varese e Nizza, sono arrivati nel luogo prescelto per l'agguato in via Novara a Milano.

Condividiamo il post di Viviana Priester MAMMA DI DEDE Mio figlio è da un giorno che è morto e nessuno può avere l idea...

Geplaatst door Ultras United op Zaterdag 29 december 2018

IL POST SU FACEBOOK DELLA MADRE DI BELARDINELLI

Intanto la madre di Belardinelli ha scritto un lungo e commosso post su Facebook. «Io sono sua madre, quella che l’ha tenuto tra le braccia con amore e visto crescere. Mio figlio è morto da un giorno, nessuno può avere idea di cosa posso provare, è indescrivibile. Vi prego basta. Daniele deve riposare in pace. Leggo che era un delinquente, i telegiornali lo dicono, i social lo dicono. Daniele era un figlio affettuoso e un uomo generoso, solare e sorridente e non il figlio che descrivete. Non lo giustifico ma vi chiedo da madre di lasciarlo in pace da adesso, che sia ricordato come io lo ricordo fuori dal mondo del calcio, figlio, padre, marito e fratello dolcissimo».

CHI ERA L'ULTRÀ CHE HA PERSO LA VITA

Belardinelli, 39 anni, aveva moglie e due figli. Lavorava in Svizzera come piastrellista ed era stato colpito almeno due volte da Daspo. Trentanove anni, tifoso dell'Inter, era uno dei capi del gruppo ultrà "Blood Honour" di Varese, fondato nel 1998: la frangia più estrema del tifo biancorosso, storicamente gemellato con quello dell'Inter. «Amava il calcio, ma non ne parlavamo molto perché io tifo Juventus e lui tifava Inter, non so cosa dire, era un ragazzo solare», ha detto alla stampa uno dei suoi zii. Belardinelli era anche membro della "Fight Academy", scuola di arti marziali e sport da combattimento di Morazzone, comune del Varesotto dove viveva. Nel 2007 aveva partecipato a tafferugli con la polizia al termine di una partita di calcio a Varese, ricevendo un Daspo di cinque anni. Ed esattamente cinque anni dopo era stato colpito da un secondo Daspo, per scontri al termine dell'amichevole Como-Inter.

Aggiornato il 04 gennaio 2019 29 Dicembre Dic 2018 1858 29 dicembre 2018
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