Sea Watch Sea Eye Ong

Cosa sappiamo sui porti chiusi per Sea Watch e Sea Eye

Dopo 19 giorni di stallo Francia e Germania aprono all'accoglienza di 50 migranti ciascuno. Ma Malta chiede di più. Conte contro Salvini: «Niente sbarchi? Allora mando un aereo».

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Arrivati al 19esimo giorno di totale paralisi dei Paesi Ue di fronte alla richiesta di accogliere poche decine di migranti bloccati in mare e dopo il rinnovato appello della Commissione europera agli Stati membri ad agire subito, appare più vicina la soluzione nell'impasse delle due navi Sea Eye e Sea Watch con 49 persone ancora a bordo. Per sbloccare la situazione Parigi e Berlino hanno aumentato l'impegno e sono pronte a ricevere 50 migranti ciascuno. Ma i posti offerti non bastano a soddisfare le richieste di Malta, che punta a trasferire anche i 249 arrivati a dicembre. Per questo la Commissione ha ipotizzato di trasferire solo chi ha la possibilità di ottenere l'asilo. Oltre a Francia e Germania, il Portogallo ha dato disponibilità ad accogliere 10 richiedenti asilo, Lussemburgo e Olanda sei ognuno. Anche la Romania è pronta a fare sforzi. In Italia, invece, è scontro nel governo.

LA POLEMICA TRA CONTE E SALVINI

Nella serata dell'8 gennaio, infatti, a polemizzare a distanza sono stati il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Conte, ospite di Porta a Porta, ha replicato a una diretta Facebook del titolare del Viminale. Spiegando che se Salvini non vuole far sbarcare i migranti «vorrà dire che non li faremo sbarcare, li prenderò con l'aereo». Per Conte quello della Sea Watch e della Sea Eye «è un caso eccezionale», con «donne e bambini da oltre due settimane in mare». Il premier non vuole «tradire la linea di coerenza del governo», ma pensa che «il sistema-Italia possa sopportare poche donne e pochi bambini». Quanto a Salvini, il ministro «esprime una linea condivisa dal governo, ma se marchiamo nel segno dell'eccezionalità un intervento di questo tipo, la linea del governo non può essere tacciata di incoerenza». Infine la conclusione polemica e paradossale: «Se non li faremo sbarcare, li prenderò sull'aereo e li riporterò» sulla terraferma.

CONFERENZA DEL RESPONSABILE EUROPEO ALLA MIGRAZIONE IL 9 GENNAIO

Accettando di ridistribuire solo i migranti che hanno più probabilità di ottenere protezione internazionale - viene evidenziato - La Valletta otterrà anche la garanzia di sostegno da parte della Commissione europea per rimpatri veloci, attraverso il contributo dell'Agenzia europea per il sostegno all'Asilo e Frontex. Ma il pressing della Commissione Ue prosegue per convincere anche altre cancellerie a mostrare solidarietà. Il 9 gennaio il responsabile europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos è atteso in sala stampa per gli aggiornamenti, dopo la riunione dei commissari, e in molti scommettono che sarà per annunciare il via libera di Malta allo sbarco dei migranti a bordo di Sea Eye e Sea Watch. Gorden Isler, dirigente di Sea Eye ha dichiarato: «È indegno, vergognoso che si tratti sulle singole persone. Si ha l'impressione di un tavolo di poker sui destini della gente». «I naufraghi hanno bisogno ora di un porto sicuro», ha concluso.

CONTE PRONTO AD ACCOGLIERE 15 MIGRANTI

Il 7 gennaio era arrivata una prima apertura da parte del governo. Secondo il Corriere della Sera, il premier Giuseppe Conte si sarebbe detto pronto ad accogliere 15 dei 49 migranti in attesa di un porto sicuro. In realtà, nonostante le febbrili trattative a livello europeo che sono andate avanti anche nel week end, la situazione a bordo è critica e la soluzione non è ancora a portata di mano. Alcuni migranti hanno iniziato a rifiutare il cibo, comunica la Ong tedesca aggiungendo che «il loro stato psicologico e di salute possa peggiorare sensibilmente». «Stiamo consumando i telefoni. Ci sono stati intensi contatti anche durante il fine settimana» aveva informato la Commissione Ue in mattinata. Ma, nel governo, non c'è accordo: fonti vicine a Salvini negano scontri con Conte e Di Maio ma, allo stesso tempo, la ferma intenzione di mantenere la linea del no agli arrivi in Italia via mare.

MALTA VIETA LO SBARCO AI MIGRANTI DELLE ONG

In mattinata il premier Joseph Muscat ha detto che Malta non diventerà il luogo dove vengono fatti sbarcare i migranti salvati dalle organizzazioni umanitarie che altri paesi non vogliono accogliere. «Il governo deve trovare un equilibrio tra protezione di vite umane e proteggere Malta e la sua sicurezza, evitando che siano minacciate», ha detto in un'intervista a One Radio. Il primo ministro del Paese ha dichiarato che la sua responsabilità primaria è di non creare un precedente facendo sbarcare i 49 migranti bloccati sulla SeaWatch. «Se noi accogliamo i migranti, ciò rappresenterà un precedente per altre occasioni simili? Se ci sono ong in futuro che fanno quel che vogliono, Malta dovrà occuparsene? No, questo non è quel che succederà", ha sottolineato. "La prossima volta ci sarà una nave con 100 migranti a bordo, e poi 200. Ci verrà detto, visto che li avete accolti, dovrete farlo ogni volta?». In un chiaro riferimento all'Italia, il premier maltese ha anche detto che «alcuni Paesi» stanno cercando di «mostrare quanto siano duri, chiudendo i propri porti», e ha ricordato che Malta ha accolto 249 migranti a fine dicembre 2018.

DI MAIO: «ACCOGLIEREMO DONNE E BAMBINI»

Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio via social network era intervenuto sull'emergenza venerdì, dando la disponibilità dell'Italia: «Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia. Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all'Europa intera». Poi ha aggiunto: «Questa Europa così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un'Europa che si gira dall'altra parte per non vedere». Di Maio ha spiegato di essere pronto a «mettersi al telefono con ognuno dei capi di Stato europei» per costringerli «a rispettare le quote previste per ogni Paese». Quindi ha attaccato: «Tutta l'Europa se ne frega. Non possiamo continuare a cedere a questo ricatto. Ma per me nessun bambino con la sua mamma può stare in mare ostaggio dell'egoismo degli Stati europei».

BOTTA E RISPOSTA TRA SAVIANO E SALVINI

Sul caso si è mobilitato anche Roberto Saviano che in un video e post su twitter ha parlato direttamente al ministro dell'Interno: «Mi rivolgo al ministro Salvini. Smetti di fare il pagliaccio sulla pelle delle persone. Apri i porti. Basta con questa becera propaganda, basta fare campagna elettorale sulla pelle degli ultimi!», ha scritto su Twitter. Salvini gli ha risposto così: «Le polemiche di sindaci o di pseudo scrittori che non capiscono quello che leggono non mi toccano, perché sono impegnato a lavorare e passo il mio tempo a lavorare e non a polemizzare». Poi il leghista ha replicato anche a Di Maio: «Una nave tedesca e una nave olandese, in acque maltesi. Ma ad accogliere dovrebbe essere ancora una volta l'Italia. La nostra Italia che ha già accolto quasi un milione di persone negli ultimi anni, dove più di un milione di bambini vive in condizioni di povertà assoluta. Il traffico di esseri umani va fermato: chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi. Possiamo inviare a bordo medicine, cibo e vestiti, ma basta ricatti. Meno partenze, meno morti. Io non cambio idea», ha scritto Salvini. Fonti di governo hanno fatto sapere che Salvini è «assolutamente sereno» e che i rapporti con i ministri del Movimento 5 stelle e con il presidente Giuseppe Conte sono «ottimi». Il ministro, hanno spiegato le stesse fonti, ha parlato con Di Maio e da parte sua non c'è alcuna irritazione; Salvini lavora «semplicemente per risolvere problemi».

MALTA CONTRO DI MAIO: «ATTENTO ALLE PAROLE»

Nella serata del 4 gennaio si è fatta sentire anche Malta. Con una nota rilanciata su Twitter dal ministro dell'Interno maltese Michael Farrugia: «Piuttosto che fare tali dichiarazioni contro Malta e la solidarietà europea, l'Italia dovrebbe partecipare al ricollocamento dei migranti attualmente in corso. Il governo di Malta raccomanda al vicepremier italiano di valutare questi fatti prima di fare dichiarazioni pubbliche ed evitare di farne di simili in futuro».

UN MIGRANTE SI È TUFFATO IN MARE PER DISPERAZIONE

La nave si trova al momento nelle acque territoriali maltesi, ma non può attraccare. In mattinata momenti di tensione quando un migrante si è tuffato in mare nel tentativo disperato di raggiungere la terraferma via nuoto, ma è stato recuperato poco dopo. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha invitato la nave ad andare nella sua città e la portavoce della Commissione europea Mina Andreeva ha spiegato che l'Ue «continua i suoi intensi contatti con gli Stati membri disponibili a trovare una soluzione sullo sbarco rapido delle persone a bordo».

«L'UE HA CONTATTATO GLI STATI»

Il 3 gennaio un portavoce dell'esecutivo Ue aveva spiegato che la Commissione europea è stata in contatto con un certo numero di Stati membri per trovare una soluzione per un rapido sbarco delle persone attualmente presenti a bordo di Sea Watch 3 e Sea Eye. «Nei giorni scorsi, il commissario Avramopoulos ha anche contattato direttamente gli Stati membri», ha specificato il portavoce, precisando che «Avramopoulos chiede agli Stati membri di fornire il loro sostegno e contribuire a questo sforzo congiunto per sbarcare quelli a bordo in modo sicuro e il prima possibile». Lo stesso giorno il sindaco di Napoli Luigi De Magistris aveva fatto recapitare a bordo della nave un messaggio in cui si offriva non solo di aprire il porto del capoluogo campano per far sbarcare le navi, ma di essere anche pronto a sfidare gli eventuali niet del Viminale: «La preoccupazione per le condizioni delle persone che avete sottratto al mare mi spinge a nome dell'intera città a chiedere formalmente di volgere la prua verso la nostra città certi che sarete accolti nel nostro porto», si legge nel messaggio su carta intestata e protocollato inviato dal sindaco al comandante della Sea Watch. «Se poi la protervia del ministro dovesse spingere fino a impedirle di entrare, sappia che abbiamo già disponibili 20 imbarcazioni che in sicurezza raggiungeranno la Sea Watch per portare a terra le persone che lei sta ospitando».

L'APPELLO DI 18 ORGANIZZAZIONI ALL'ITALIA E AI PAESI UE

Inoltre diciotto organizzazioni, tra cui Save The Children, Amnesty International, Emergency e Medici Senza Frontiere, hanno inviato un appello congiunto, sulla vicenda dei migranti a bordo delle due navi SeaWatch e SeaEye.«Chiediamo con urgenza all'Italia e agli altri Stati membri dell'Unione europea di attivarsi senza ulteriori tentennamenti affinché i 49 migranti da giorni bloccati in mare, tra i quali diversi minori inclusi bambini molto piccoli, possano immediatamente sbarcare in un porto sicuro e ricevere l'assistenza umanitaria a cui hanno diritto».

AL FREDDO E IN MEZZO AL MARE: «È DISUMANO»

In un tweet Medici senza Frontiere aveva scritto: «49 uomini, donne, bambini in mare senza #portosicuro dove sbarcare, è disumano! Sappiamo cosa significa per persone vulnerabili affrontare questo tipo di viaggio. Il meteo peggiora, è sempre più #freddo. Serve una soluzione». Già nei giorni precedenti Unhcr e Save The Children avevano lanciato appelli affinché si concedesse con urgenza un porto sicuro, visto anche l'abbassamento delle temperature. Nel frattempo Sea Watch pubblicava l'elenco dei paesi e delle istituzioni che avrebbero «negato aiuto: Malta, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Germania, Ue».

L'APERTURA DI MALTA

Il 2 gennaio era invece arrivata solo una timida apertura da Malta. La nave Sea Watch 3, con a bordo 32 migranti soccorsi al largo della Libia il 22 dicembre 2018, è stata autorizzata a entrare nelle acque territoriali a Malta. Secondo ilTimes of Malta l'ok è stato concesso dopo che l'equipe medica sulla nave ha riferito che le condizioni di salute delle persone a bordo stanno peggiorando sempre di più. I profughi aspettavano nel Mediterraneo da giorni per poter attraccare in un porto sicuro. Tra di loro c'erano quattro donne, quattro minori non accompagnati e tre bambini. La Sea Eye invece il 30 dicembre aveva caricato a bordo 17 migranti. Un pattugliatore delle forze armate di Malta aveva già tratto in salvo e portato nei propri porti 69 migranti che erano alla deriva su un barcone. Sea Watch il 2 gennaio aveva lanciato l'allarme: «Siamo da 12 giorni in mare e le scorte si esauriranno rapidamente mentre il clima peggiora. I vari Stati dell'Ue rimpallano le proprie responsabilità, finora non abbiamo ricevuto alcun porto dover poter attraccare. Secondo noi la soluzione più auspicabile sarebbe lo sbarco a Malta, in attesa poi di una ricollocazione dei migranti in Europa».

LE ACCUSE AL CENTRO DI COORDINAMENTO MARITTIMO TEDESCO

Sea Eye ha invece scritto su Twitter: «Abbiamo soccorso diciassette persone provenienti da sette diverse nazioni africane. Per loro chiediamo un porto sicuro dove poter sbarcare». La ong ha spiegato che i propri volontari si sono «opposti alla consegna delle persone soccorse alla Guardia costiera libica» perché avrebbe rappresentato una «violazione delle leggi internazionali». Nel resoconto si aggiunge che nel momento in cui è stato soccorso, il barchino rischiava di ribaltarsi. «Speriamo di ricevere supporto dal ministero degli Esteri tedesco nella ricerca di un porto sicuro», ha spiegato l'Ong. Ma Jan Ribbeck, il capo della Missione, ha anche usato parole dure: «Siamo delusi dal comportamento del centro di coordinamento del soccorso marittimo di Brema: non hanno dichiarato né verbalmente né per iscritto di condividere la nostra visione, ma si sono limitati a dirci di seguire gli ordini dei libici».

LA LETTERA DI BONI A CONTE, SALVINI E TONINELLI

Igor Boni della Direzione nazionale di Radicali italiani ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro dell'Interno Matteo Salvini e al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, chiedendo di assegnare un porto alle due navi. «Ve lo chiedo», ha scritto Boni, «non come implorazione ma come richiesta di rispetto delle leggi, dei trattati internazionali e della Carta universale dei diritti dell'uomo, quelle leggi e quei trattati che valgono innanzitutto per voi che rappresentate il governo di un Paese».

Aggiornato il 08 gennaio 2019 31 Dicembre Dic 2018 1105 31 dicembre 2018
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